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Covid-19

Debutta il Green Pass nei trasporti tra minacce e tensioni, blindate stazioni e aeroporti

Clima sempre più avvelenato da  polemiche, aggressioni fisiche e insulti. Annunciate manifestazioni. Il Viminale: «Tolleranza zero»

Di Marco Maffettone

Un conto alla rovescia che si consuma in un clima avvelenato, fatto di polemiche, minacce e vere e proprie aggressioni fisiche. Il Green pass diventa oggi obbligatorio per scuole, treni, aerei e bus a lunga percorrenza e la tensione è altissima per possibili blitz del popolo del «no», pronto a bloccare stazioni e aeroporti, blindati dalle forze dell’ordine. Un tam tam partito da alcuni giorni via social ma che sembra ormai avere assunto le caratteristiche di una vera e propria strategia organizzata. Il mezzo per diffondere odio e minacce è Telegram, un servizio di messaggistica dove, in diversi canali, vengono pubblicati numeri di telefono privati, centralini delle istituzioni (compreso quello di palazzo Chigi), fino agli indirizzi di casa di medici e virologi, nemici giurati dei no vax. Il Garante della privacy è intervenuto ricordando che «diffondere senza consenso dati personali» è «un atto illecito che può determinare anche l'applicazione di pesanti sanzioni». 

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Ad essere preso di mira anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. «Un altro infame da giustiziare», «è necessario il piombo», «devi crepare», il tenore delle frasi comparse nelle ultime ore nelle chat. Non si scompone il titolare della Farnesina, al quale è arrivata solidarietà bipartisan: «il clima d’odio e le minacce di questi vigliacchi non fermeranno la campagna vaccinale», ha detto. Ma le persone minacciate aumentano ogni giorno: ieri è stata la volta anche del governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e dell’ex premier Romano Prodi, mentre sono otto le persone identificate e denunciate finora dalla Digos di Genova per le intimidazioni via social all’infettivologo Matteo Bassetti. Indagini anche a Palermo per gki insulti al virologo siciliano Antonio Cascio.

 

 

 Altissima, come detto, l’attenzione del Viminale. Già da ieri è stato messo in atto un giro di vite sui controlli, soprattutto delle stazioni, con centinaia di agenti a presidio, dopo che il popolo del «No pass» ha annunciato di volere bloccare la circolazione dei treni. I manifestanti si sono dati appuntamento in almeno 53 città: dalle 14:30 le iniziative annunciate contro il certificato verde che da oggi diventa obbligatorio per salire a bordo dei treni ad Alta velocità, Intercity e Intercity notte. Il Viminale annuncia il pugno di ferro. «Non verranno tollerati minacce e inviti a commettere reati utilizzando il web», afferma il ministro Luciana Lamorgese condannando le minacce contro esponenti di Governo, politici, medici e giornalisti, che «sono oggetto di indagini». «Non saranno ammesse illegalità in occasione delle iniziative di protesta nei pressi delle stazioni ferroviarie pubblicizzate sulla rete per domani», aggiunge. 

 

 

C'è chi assimila queste iniziative al terrorismo, come il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. «Quando vengono bloccati i treni, quando vengono malmenate le persone, per me è terrorismo», afferma mentre i sindacati sono compatti nel condannare qualsiasi iniziativa violenta. «Auspichiamo un doveroso ripensamento da parte dei promotori della protesta. Serve un piano di sicurezza per tutelare lavoratori e utenti» e "sostenere la campagna vaccinale», affermano unitariamente Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti. 

 

 

Quello di oggi è, quindi, un «crash test» per il Pass, che allarga il suo utilizzo anche alla scuola. Una seconda fase che potrebbe essere il preludio ad un utilizzo ancora più ampio, come ad esempio negli uffici pubblici. Proprio oggi il sindaco di Imperia, Claudio Scajola, ha annunciato che per accedere alle sedi comunali sarà necessario avere il Green pass o un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. La Federazione italiana pubblici esercizi chiede una «estensione progressiva» del certificato in caso di aumento dei contagi ma parte dei sindacati si dice contrario. Una posizione criticata dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi per il quale le organizzazioni di categoria preferiscono «gettare la palla nel campo del governo, e dire 'se volete e ve la sentite imponete con una legge l’obbligo vaccinale. È una fuga dalla responsabilità». 

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