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Le discoteche siciliane riaprono ma ballare sarà un'impresa

Covid-19

Discoteche ancora chiuse e i gestori insorgono: «Altrove però si balla»

Non c'è ancora una data per la riapertura anche se ovunque si organizzano serate danzanti. Inferociti i gestori dei locali di intrattenimento di tutta la Sicilia e non solo

Di Redazione

Tutta l’Italia sta ballando. Vediamo centinaia di video – storie e dirette di Instagram soprattutto – in cui è chiaro che dappertutto si sta ballando. Istituzioni, sindaci, prefetti, questori si girano dall’altra parte. Ma abbiamo prove che ci sono strutture balneari, nella zona di Catania, che fanno addirittura pagare il biglietto di ingresso per ballare, in barba a qualunque legge». Sono inferociti i gestori dei locali di intrattenimento di tutta la Sicilia e non solo. Come spiega Gabriele D’Ambra, vice presidente nazionale di Assointrattenimento – Federturismo: «Questo non fa altro che massacrare e distruggere tutte le attività che stanno cercando di sopravvivere. Basti pensare che più del 30%, solo in Sicilia, non riaprirà più a causa dei danni della pandemia e di com’è stato gestito il lockdown dell’anno scorso, visto che siamo stati completamente esentati da ogni forma di ristoro». 

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Dopo gli annunci dei vari schieramenti politici, di governo e di opposizione, in cui si parlava della riapertura delle discoteche e dei locali di intrattenimento tra fine giugno e inizio luglio, i rappresentati dei locali di intrattenimento hanno avuto un incontro con il sottosegretario Costa, che si diceva dalla loro parte e che erano arrivati i tempi per poter aprire. Così Assointrattenimento ha presentato un protocollo sanitario da sottoporre al Comitato Tecnico Scientifico che prevede green pass e tracciamento attraverso registro, ma chiede di non toccare la capienza in quanto i clienti avrebbero già più di 2 mq a disposizione. In pista, invece, la responsabilità di verificare che tutti indossassero la mascherina, l’anno scorso, è stata data ai singoli gestori. «Si è visto che l’utilizzo della mascherina, con il caldo e sotto sforzo, può diventare difficoltoso. Ma se è necessario utilizzarla, chiediamo almeno che la responsabilità sia dell’avventore. Come avviene, per esempio, nei ristoranti, negli stabilimenti balneari, nei teatri», continua D’Ambra, che aggiunge: «Non è chiaro se il CTS abbia visto e valutato la nostra proposta. Si sa, invece, che ha deciso di rimandare ancora. Nessuno ha visto il loro protocollo, per sentito dire sappiamo che chiedono di ridurre la capienza del 50% e di concedere l’accesso solo con il green pass. Abbiamo chiesto un incontro, ma ancora non abbiamo avuto risposta». 

Ecco perché da ieri Assointrattenimento, insieme a varie sigle autonome che si sono formate in diverse regioni d’Italia, ha fatto richiesta presso la Questura di Roma per individuare una zona – possibilmente di fronte il Ministero della Salute - per organizzare un presidio permanente. Finché non avranno delle risposte. È necessario capire, spiegare ancora e ancora, che riaprire le discoteche non significa “aprire le gabbie”. In questo settore ci sono persone che vivono di questo e che rischiano di perdere il lavoro, se non è già successo. «Le aziende del settore sono inevitabilmente condotte al fallimento con conseguente perdita di lavoro di 100.000 addetti. Noi, come la Puglia, siamo le uniche regioni in controtendenza. Nel senso che abbiamo più del 60% delle attività di intrattenimento stagionali estive. E sono completamente morte in questo momento». 

La soluzione per gli addetti ai lavori c’è ed è molto semplice. «Se apri le discoteche sai per certo dove andare a controllare, hai la possibilità di avere un registro, i presidi sanitari, puoi controllare un eventuale focolaio. Già i contagi si stanno nuovamente alzando, la variante Delta ha superato il 22% dei nuovi contagiati. La responsabilità, se la situazione dovesse precipitare, di chi sarà? Sicuramente non nostra, ma di chi non ha vigilato».  È sotto gli occhi di tutti, infatti, che nonostante il divieto di “ballo” su tutto il territorio nazionale si assiste all’organizzazione di manifestazioni abusive in luoghi anche non convenzionali come circoli privati, ristoranti, bar, spiagge, pubbliche piazze, fabbriche abbandonate e altro ancora. Il tutto consentito dalla completa assenza di controlli da parte delle autorità preposte. «Tale situazione è alimentata dall’attuale legislazione, che consente lo svolgimento di attività di socializzazione e di ballo in luoghi non autorizzati, a scapito della sicurezza, dell’igiene e della prevenzione».

In assenza di una immediata convocazione da parte del governo, Assointrattenimento aderirà ad un’iniziativa legale in merito alla tutela dei diritti economico/patrimoniali delle aziende italiane del settore pubblico spettacolo che, a seguito dell’emergenza sanitaria, sono state inibite all’esercizio della propria attività. Divieto ancora oggi perdurante, con conseguente depauperamento del valore della propria azienda in assenza di idonei ristori e/o indennizzi da parte dello Stato italiano, subendo inoltre discriminazioni rispetto al trattamento riservato ad altre categorie imprenditoriali e, nei fatti, patendo danni gravi e irreparabili. «Ci auguriamo che il governo abbia la consapevolezza del proprio incerto, inerte e ambiguo contegno che sta creando ulteriori e irreparabili danni al settore dell’intrattenimento, oltre all’evidente “danno sociale” che si sta producendo per la mancanza di luoghi sicuri e controllati ove recepire l’enorme esigenza di socializzazione che i cittadini legittimamente richiedono dopo mesi di contenimento. Auspichiamo di poter interloquire con il governo per salvaguardare le aziende superstiti del settore che non devono in alcun modo essere discriminate e che hanno subito danni non paragonabili a quelli di nessun altro settore economico».

«La situazione è tragica – dice dal canto suo Tony Messina, presidente SILV Confcommercio – questo governo non riesce completamente a fermare l’abusivismo che c’è in tutte le città d’Italia. Perché è un fenomeno diffuso in tutto il Paese, la gente non ce la fa più a stare chiusa per ragioni di vita e quindi alcuni aprono e ne approfittano. Mentre gli autorizzati sono tutti fermi per paura di compromettere la propria attività. La situazione è abnorme, insensata e ingiusta. Dopo 17 mesi chiusi stanno compromettendo un’altra stagione. La pandemia non si può attribuire solo e unicamente al settore dell’intrattenimento. Le scuole, i mezzi pubblici, i ristoranti sono veicoli del virus tanto quanto i locali. I ragazzi fanno assembramenti enormi nelle spiagge, nelle piazze e nelle ville private senza alcun controllo. Lo dico da genitore, non sarebbe meglio sapere che i nostri ragazzi sono controllati adeguatamente?». Si stanno facendo molte ipotesi su come muoversi, tra manifestazioni e azioni legali. «Stanno causando un danno enorme all’industria della notte, che in Italia è uno di quelli che dà un contributo notevole al PIL della nazione. Il turista che viene in vacanza non vuole solo mangiare e dormire. Vuole anche svagarsi, socializzare, ascoltare musica e ballare. Che sia tango, cubano, latino americano o rock». 
 

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