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Covid-19

Estensione del green pass e introduzione dell'obbligo vaccinale, a che punto siamo: è la settimana decisiva

Probabilmente a breve la certificazione verde sarà estesa tutti i lavoratori, del pubblico e del privato

Di Redazione

L'estensione del Green pass e persino la possibilità di introdurre l'obbligo vaccinale: il governo Draghi affila le armi nella lotta alla pandemia nella speranza di tornare a una normalità - sul fronte sociale e sanitario - che regalerebbe al Paese anche stabilità e crescita sul fronte economico. 

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Non è escluso che già la prossima settimana l’obbligo di Green pass venga esteso a tutti i lavoratori, del pubblico e del privato, ma il sottosegretario Roberto Garofoli sta guidando a Palazzo Chigi il lavoro di approfondimento anche giuridico sul tema, raccogliendo le osservazioni di sindacati e imprese, perché l’imposizione di un obbligo generalizzato presenta diversi aspetti problematici. A inizio settimana si farà un punto, poi a metà della settimana potrebbe riunirsi la cabina di regia per assumere le decisioni. Ma è probabile ad oggi che si procederà per step e giovedì in Cdm vada l’obbligo di Green pass per i dipendenti pubblici e per i settori, dalla ristorazione alle palestre, nei quali c'è obbligo di pass per i clienti.

Contro queste misure l’ala più critica della Lega potrebbe tornare a farsi sentire in Parlamento, nei voti sul primo decreto Green pass al Senato e sul secondo dl, quello che riguarda le scuole e i trasporti, alla Camera. Ma dalla sua il governo ha il "partito del Nord" e l’ala più governista, come testimonia un’intervista di Luca Zaia al Corriere della Sera. «Salvini pensi quello che vuole ma la via è tracciata», dice il ministro della Salute Roberto Speranza, tornando a evocare l'obbligo vaccinale. 

«Il punto di equilibrio è Draghi e a lui spetta l’ultima parola», dichiara Giancarlo Giorgetti. Ma aggiunge, difendendo con pragmatismo la linea d’attacco del segretario, che «facendo pressing si vincono le partite». 

 

 

Il pressing sull'importanza della vaccinazione non ha però ancora fatto breccia su tutti gli italiani. Quando mancano 20 giorni alla fine di settembre, data entro la quale secondo il governo dovrebbe essere immunizzato l’80% della popolazione con più di 12 anni, ci sono ancora oltre dieci milioni di italiani che non hanno fatto neanche una dose di vaccino e non hanno alcuna protezione contro il Covid. Le prossime due settimane saranno dunque cruciali per il governo per cercare di recuperarne il più possibile ed intaccare quello "zoccolo duro" che a nove mesi dall’inizio della campagna si tiene ancora lontano dai vaccini.

Senza escludere l’ultima mossa, l’introduzione dell’obbligo vaccinale, seguendo lo stesso percorso che si è fatto con il green pass: procedere per step e dare la priorità a quelle categorie che hanno più contatti con il pubblico. 

Non è un caso dunque che il commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo, nell’ultima visita due giorni fa a Piacenza, abbia rinnovato l’invito a presentarsi negli hub, dai medici di famiglia o in farmacia per fare la prima dose: «Ci sono ancora troppe persone esitanti rispetto al vaccino - ha detto -. Ad esse va il mio appello accorato, andate subito nei centri vaccinali, si può fare anche senza prenotazione».

 

 

Dei dieci milioni che ancora mancano all’appello, però, non tutti sono non vax irrecuperabili; la maggior parte è gente che ha paura o che è ancora indecisa. Ci sono, ad esempio, 1,7 milioni di ragazzi tra i 12 e i 19 anni che non hanno fatto la prima dose ma in questa fascia d’età le somministrazioni procedono senza intoppi, visto che nell’ultima settimana sono quasi 200mila quelli che si sono presentati negli hub, oltre 125mila tra i 12 e i 15 anni e oltre 73mila tra i 16 e i 19. E' probabile dunque che nelle prossime settimane il numero si assottigli in maniera considerevole.

E anche nella fascia tra 20 e 49 anni, dove sono più di 5 milioni coloro che non hanno alcuna protezione contro il Covid, il numero dovrebbe ridursi sensibilmente, se non altro come conseguenza dell’ulteriore estensione del green pass già annunciata dal governo a tutta una serie di attività lavorative, dal pubblico a ristoranti, palestre, piscine, treni, aerei e navi a lunga percorrenza.

Discorso diverso, invece, per gli over 50, i soggetti più a rischio e quelli per i quali le vaccinazioni sono partite prima: sono 3,5 milioni gli italiani che non hanno fatto alcuna dose. E se i numeri sono ridotti tra gli over 80 (poco più di 250mila) e tra i 70 e i 79 anni (quasi 550mila), ci sono quasi un milione di 60enni e poco meno di 1,8 milioni di 50enni scoperti. Soggetti che difficilmente saranno recuperati come dimostra l'andamento delle somministrazioni: negli ultimi 7 giorni si sono vaccinati con la prima dose 82mila persone tra i 50 e i 59 anni e altre 40mila tra i 60 e i 69, meno di 18mila al giorno. 

Che la campagna stia attraversando un momento di stallo, con la soglia dei 40 milioni di italiani immunizzati che verrà superata nelle prossime ore, lo dice anche il rapporto tra vaccini distribuiti e dosi somministrate nell’ultima settimana: a fronte di consegne per 3.706.808 dosi, che portano il totale a 91.848.799, ne sono state inoculate 1.796.423, che fanno salire il totale a 80.568.881. Dunque nei frigoriferi delle regioni ci sono oltre 11 milioni di dosi a disposizione. 

 

 

Ecco perché l’obiettivo del governo è quello di assottigliare più possibile questo zoccolo duro, estendendo l’obbligo del green pass e rinnovando gli appelli. L’obiettivo dell’80% della popolazione vaccinata entro il 30 settembre, annunciato più volte da Figliuolo, dovrebbe essere raggiunto, visto che si è già al 74%. Ma tra gli esperti si è già fatta strada l’idea che non basti più e dunque si punta ad andare oltre quella cifra, per avvicinarsi al 90%. Lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza sottolinea che «non c'è un numero magico» da raggiungere ma allo stesso tempo ribadisce che il governo valuterà una serie di fattori - la percentuale dei vaccinati, l'effetto della riapertura delle scuole e della ripresa delle attività, il quadro delle varianti - e sulla base di quelli prenderà le sue decisioni «nell’interesse esclusivo del paese». Con l’obbligo del vaccino per tutti che rimane sul tavolo. 

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