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Gela e il suo triste primato: in 7 mesi tre volte zona rossa tra feste, no mask e no vax

Per la città ancora un'ordinanza di chiusura con effetti gravi sull'economia in particolare in questo periodo estivo

Di Laura Mendola |

Gli effetti del Covid-19 con una zona rossa nel cuore dell’estate sono devastanti sia sulle persone che sull’economia locale. I mesi trincerati in casa con la paura di contrarre il virus a giugno sono sembrati  un vecchio e brutto ricordo: così, è bastato l’ok agli spostamenti, a feste e festini per innescare la miccia del contagio che sta viaggiando velocemente facendo registrare anche qualche vittima. Nella sola giornata di ieri sei ragazzi, non vaccinati, per diverse ragioni si sono recati al pronto soccorso scoprendo di essere positivi al coronavirus. Da qui l’avvio di tutta la procedura di tracciamento.

La sesta città dell’Isola per la terza volta in sette mesi si trova nella fascia di alto pericolo anche se i dati delle ospedalizzazioni sono confortanti: sette persone ricoverate in Malattie infettive all’ospedale “Vittorio Emanuele” ed altre due trasferite alla Rianimazione dell’ospedale di Ribera.  Attualmente, secondo i dati forniti dall’Azienda sanitaria provinciale, a Gela ci sono 338 positivi su una popolazione residente di 72mila persone.

Qualche “peccatuccio” è stato commesso dai gelesi domenica scorsa in occasione della vittoria dell’Italia agli Europei 2020 ma nel tracciamento dei nuovi casi di positività, cioè i nuovi cluster, spuntano nuclei familiari che hanno preso parte ad un matrimonio e giovani presenti a  diverse feste organizzate dopo il “libera tutti”. Feste in cui non è stato osservato il divieto di ballo. In una città di mare, dopo la giornata trascorsa in spiaggia, fino a notte fonda si balla. Rari invece i casi di virus arrivati dall’esterno, di ritorno da un viaggio.  L’uso della mascherina, anche in ambienti chiusi, è ormai svanito. L’Asp di Caltanissetta ha  provato a tracciare le fonti di contagio   ma non sempre è facile riuscire a risalire ai veri contatti. Molti soggetti positivi  si trincerano dietro a contatti limitati per evitare la quarantena. Con il trascorrere dei giorni, poi, ecco la verità che giunge attraverso il tampone rapido effettuato prevalentemente nei laboratori analisi privati.

Ecco, in sostanza,  i motivi per cui  c’è stata  l’impennata di casi in una città che ancora non si è scrollata di dosso i 21 giorni di zona rossa tra i mesi di aprile e maggio. A complicare il dato epidemiologico anche la scarsa adesione alla vaccinazione. Nonostante al PalaCossiga sia stato realizzato l’hub vaccinale con personale che potrebbe vaccinare fino a 1.300 persone al giorno, attualmente gli accessi tra prima e seconda dose sono circa 800. La percentuale della popolazione che ancora deve essere sottoposta a vaccino è pari al 55%; solo il 26% della popolazione (cioè poco più di 18mila gelesi) hanno completato il ciclo con le due dosi. Andando avanti di questo passo, uscire da questa pandemia sarà veramente difficile. Ma c’è anche da considerare che in tutta l’Isola ci sono altri tre Comuni nella stessa situazione, che hanno connessioni economiche con la città del Golfo: Riesi, Mazzarino e Piazza Armerina. Con la “zona rossa”, ad essere pesantemente penalizzati sono i commercianti del food e dell’abbigliamento. Alcuni di loro si sono ritrovati ieri mattina in piazza Umberto I perché sono stanchi delle continue chiusure. Sono loro a pagare pesantemente gli effetti di una crisi senza precedenti.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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