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Covid-19

In aumento i vaccinati ricoverati. L'infettivologo: «Adeguare i sieri alle varianti»

I duibbi del primario di Malattie infettive dell'ospedale Cannizzaro di Catania: «Forse abbiamo dato troppa fiducia ai vaccini che erano molto affidabili ma per il primo ceppo virale»

Di Giuseppe Bonaccorsi 

Negli ospedali si continua a registrare un equilibrio precario tra nuovi ricoveri e dimessi. Ma quello che preoccupa maggiormente i medici infettivologi è l’andamento della pandemia nelle altre regioni. Com’è possibile che in una area come la Lombardia dove la percentuale di vaccinati è oltre il 90% ci si avvicini vertiginosamente al giallo per aumento dei ricoveri? E un fenomeno che non si spiega visto e considerato che per fare un esempio nel Catanese siamo abbondantemente al di sotto del 90% di vaccinati, ma gli ospedali continuano a reggere. «Probabilmente - spiega il primario di Malattie infettive del Cannizzaro, Carmelo Iacobello - da noi ci sono alcuni fattori che incidono. In primis l’alto numero di contagi di questa estate e quindi di guariti. Secondo ancora qui in Sicilia non è arrivata l’onda lunga dei vaccinati ricoverati».

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In che senso dottore?

«Nei nostri reparti stiamo riscontrando un 25% di vaccinati e un 75% di non. Certo la terza dose è molto importante, ma io insisto ancora nel dire che questi vaccini cominciano a far registrare un calo di copertura rispetto alle varianti. Per questo insisto ancora nel dire che le case farmaceutiche  dovrebbero cominciare a cambiare i vaccini adeguandoli alle nuove varianti. Forse noi abbiamo dato troppa fiducia ai vaccini che erano molto affidabili per il primo ceppo virale, ma forse hanno perso efficacia con le nuove varianti. Certo, il vaccinato si difende meglio dal virus e raramente finisce in intensiva. Ma si sta ammalando di più».

 

 

Quindi noi potremmo ritrovarci in una situazione simile a quella delle regioni del nord?

«Non possiamo escluderlo».

E’ possibile che questo freddo intenso possa incrementare i ricoveri?

«Tenderei ad escluderlo per lo stesso motivo in cui con 42 gradi questa estate avevamo molti contagi. Insomma i contagi ci sono sia col caldo che col freddo».

Cosa bisognerebbe fare?

«Continuare a vaccinare. senza dubbio. Faccio solo un esempio: prima del programma vaccinale avevamo 500 morti al giorno, oggi ne abbiamo 50. E continuare a rispettare le norme di tutela e sicurezza».

Il primario della rianimazione  del Policlinico, al padiglione 8, Ettore Panascia ritiene, invece, che proprio la naturale tendenza dei siciliani a trascorrere molte ore all’aperto abbia al momento frenato i contagi e i ricoveri. «Noi abbiamo l’usanza di trascorrere parte della nostra giornata all’esterno. Inoltre , al contrario di quello che avviene a Milano, la nostra metropolitana è poco frequentata, ci si sposta in auto singolarmente e non in mezzi pubblici affollati. Penso che questi dati possano far capire perché finora ci siamo salvati dalla nuova ondata».

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