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Covid-19

In Germania il Covid rialza la testa ed è allarme

Le autorità tedesche, a cominciare dalla Merkel, non escludono limitazioni maggiori per i non vaccinati

Di Redazione

L’allarme Covid riesplode in Germania, dove il Robert Koch Institut ha segnalato nel bollettino di mercoledì 194 morti in 24 ore e oltre ventimila contagi. E Angela Merkel, preoccupata, non esclude limitazioni più severe per i non vaccinati in un Paese che, anche rispetto all’Italia, ha avuto una linea più morbida nel corso di questo autunno. 

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Berlino a questo punto guarda a Israele, Paese modello - dice il ministro della Salute Jens Spahn - per aver abbassato la curva grazie all’ampio ricorso alla terza dose di vaccino; e all’Italia, assai più ligia nei controlli, come ha personalmente sperimentato al G20. «Viviamo una pandemia dei non vaccinati e la quarta ondata si sviluppa in modo irruento», ha avvertito Spahn, mettendo in guardia anche dal sovraccarico delle strutture ospedaliere in alcuni Laender, dove i posti di terapia intensiva iniziano di nuovo a scarseggiare, spingendo a pianificare il trasferimento dei pazienti. Il ministro ha anche lanciato un appello sui controlli del Green pass tedesco: "Troppo spesso ho sentito dire 'non c'è problema mi fido...' nei ristoranti o ad eventi pubblici». Vanno invece intensificati, e andrebbero controllati anche i controllori, ha rimarcato, "facendolo in modo sistematico, magari anche con qualche multa, si può dare un segnale chiaro». Su questo punto Spahn ha citato l’Italia: «Se al G20 di Roma ho dovuto esibire il mio certificato vaccinale in un giorno solo più volte che in quattro settimane qui da noi, vuol dire che c'è margine per fare di più». «Se la situazione negli ospedali si farà più grave, allora saranno possibili ulteriori limitazioni per i non vaccinati», ha aggiunto a stretto giro il portavoce della cancelliera Steffen Seibert. L’allarme sui dati è l’occasione utilizzata per un chiarimento di fondo da parte del governo: «Il fatto che si voglia evitare di prorogare ulteriormente lo stato di emergenza, in scadenza il 25 novembre - ha spiegato il ministro della Cdu alla vigilia di un nuovo incontro con gli assessori regionali di settore - non significa affatto che la pandemia sia finita». Anzi, la Germania vede con angoscia la diffusione del contagio, dovuto, secondo le analisi dei virologi, a una quota di non vaccinati ancora troppo alta (sono 3,2 milioni sopra i 60 anni, e 16,2 milioni sopra i 12, a fronte del 66,8% della popolazione completamente immunizzata). 

Ma la cavalcata del virus solleva nuova attenzione in tutta Europa, con l’Oms che ha segnalato un aumento del 6% dei contagi nel continente negli ultimi sette giorni, il dato più alto a livello globale. Ed è di queste ore l’annuncio del premier olandese, Mark Rutte, della reintroduzione delle restrizioni: mascherine obbligatore nei luoghi pubblici, controlli più severi e distanziamento, alla luce di un aumento del 30 per cento dei contagi in sette giorni. 
 Tornando ai dati tedeschi, il Robert Koch Institut ha ripreso a far pressione, come non accadeva da mesi: «Registriamo di nuovo oltre 100 morti di Covid al giorno. Sono dati spaventosi», ha messo in guardia il presidente Lothar Wieler in conferenza stampa a Berlino con Spahn. Il contagio settimanale su 100 mila abitanti è arrivato a 146,6 positivi, mentre il tasso di occupazione delle terapie intensive, dato federale di riferimento in questa fase della pandemia, resta per ora ampiamente sotto controllo: 3,29 su 100 mila abitanti (il record tedesco fu toccato a dicembre con 15,5 pazienti). Spahn ha ribadito la necessità di accelerare sulle terze dosi per tutti i pazienti che lo vogliano. La protezione dal virus si indebolisce dopo sei mesi dalla seconda iniezione, secondo gli esperti dello Charité di Berlino. 
 

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