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Covid-19

Indennità da 90 mln per medici e infermieri dei Pronto soccorso: è fuga da reparti emergenza

Il ministro della Salute Roberto Speranza, attraverso Fb, annuncia la misura che scattarà dal 2022

Di Redazione

Un’indennità specifica da 90 milioni di euro complessivi per i medici e gli infermieri che lavorano nei Pronto soccorso (Ps), finalizzata a rafforzare la "prima linea" del Servizio sanitario nazionale e frenare la fuga in atto dai reparti di Emergenza gravati da una carenza ormai cronica di personale e turni sempre più serrati, complice anche la pandemia. 

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Il ministro della Salute Roberto Speranza, attraverso Fb, annuncia la misura che scattarà dal 2022. Nel dettaglio, si legge nella bozza della norma da inserire in manovra, «ai fini del riconoscimento delle particolari condizioni del lavoro svolto dal personale della dirigenza medica e del comparto sanità, dipendente dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale ed operante nei Ps, nell’ambito dei rispettivi contratti nazionali di lavoro è definita. nei limiti degli importi annui lordi di 27 mln di euro per la dirigenza medica e di 63 mln per il personale del comparto sanità, una specifica indennità accessoria da riconoscere, in ragione della effettiva presenza in servizio, con decorrenza dal 1/o gennaio 2022». La misura raccoglie la soddisfazione dei sindacati di categoria che, tuttavia, la definiscono un «piccolo passo» e ricordano come le questioni sul tavolo siano anche altre, mentre la Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu) conferma la manifestazione di protesta indetta da medici di Ps e 118 per il 17 novembre. 

«Medici, infermieri e professionisti sanitari dei Pronto Soccorso affrontano quotidianamente l’emergenza e lavorano sovente in condizioni di stress. Per questo - ha annunciato Speranza - ho proposto che dal prossimo anno venga aggiunta alle loro retribuzioni un’indennità accessoria. Servirà a rendere più forte la prima linea del nostro Ssn a cui dobbiamo tutti dire Grazie». Si tratta di una decisione che va nella «direzione giusta di rendere attrattivo il Servizio Sanitario pubblico, arginando l’emorragia di professionisti da questi presidi così cruciali», sottolinea il presidente della Federazione degli ordini dei medici Filippo Anelli. Parla di «giusto riconoscimento a chi è in prima linea» anche la Federazione delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), ma i sindacati medici rimarcano come l’incentivo economico, ormai, non possa bastare a risolvere la crisi in atto nel settore. Così il maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l’Anaao-Assomed, definisce la misura un «piccolo passo, insufficiente a risolvere la crisi che investe un settore architrave dell’intero Ssn, sia per la sua irrisorietà, sia perchè da sola non incide su condizioni di lavoro al limite della sopportabilità».

Insomma, non basterà un incentivo per spingere medici e specializzandi a scegliere di rimanere nei Ps, commenta la Simeu. I problemi da risolvere sono anche altri, a partire da un «riconoscimento vero della professionalità dei 10mila medici di Ps in Italia», spiega il presidente Simeu Salvatore Manca. Finora, chiarisce «non è stato così: si pensa che il ruolo del medico di Pronto soccorso possa essere coperto da chiunque, anche da medici senza una specifica formazione. Così, in molte Regioni i turni di Ps, gravati da carenze strutturali, vengono coperti da cooperative che inviano a rotazione medici non forniti di una specializzazione in emergenza-urgenza ma che hanno solo frequentato corsi brevi in materia». Il 17, conclude Manca, "scenderemo dunque in piazza a Roma, mentre i nostri medici e infermieri nelle Regioni aderiranno alla protesta continuando a lavorare per non interrompere l’assistenza ai cittadini, per chiedere risposte su molteplici fronti, perchè le problematiche da affrontare sono varie e legate innanzitutto alla nostra professionalità. Non è solo una questione economica». 
 

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