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Covid-19

L'Italia teme la "quarta ondata" e il Governo ordina un giro di vite sui cortei nelle piazze

Nel Paese picco di contagi e morti. Stop alle manifestazioni nei centri storici che provocano assembramenti e danni ai commercianti 

Di Massimo Nesticò

Natale si avvicina, c'è da tutelare la salute - con i contagi che continuano a salire - ma anche il Pil. Non sono più tollerabili - è la convinzione diffusa nel Governo - i cortei dei no green pass che ogni sabato occupano i centri storici di tante città, bloccando le vie dello shopping.

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«Ci fanno perdere il 30% del fatturato, inaccettabile», è il grido d’allarme del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. Il Viminale sta così lavorando ad una circolare: stop alle manifestazioni nei luoghi più sensibili per le attività commerciali ed in quelli a rischio disordini. Una stretta che ha il pieno sostegno del capo dello Stato. «In queste ultime settimane - ha detto Sergio Mattarella - manifestazioni non sempre autorizzate hanno tentato di far passare come libera manifestazione del pensiero l’attacco recato al libero svolgersi delle attività. Accanto alle criticità per l'ordine pubblico, sovente con l’ostentata rinuncia a dispositivi di protezione personale e alle norme di cautela anticovid, hanno provocato un pericoloso incremento del contagio». 

 Nelle ultime 24 ore si sono registrati 6.032 nuovi positivi al Covid e ben 68 vittime, dati che confermano una progressione nelle ultime settimane con i contagiati nuovamente sopra la soglia dei 100mila dopo un mese e mezzo. Continuano a crescere i pazienti in terapia intensiva: sono 421 (6 in più rispetto a ieri) ed i ricoverati nei reparti ordinari: 3.536 (+74). L'Agenas segnala la risalita - dopo settimane di stabilità - della percentuale di posti in terapia intensiva occupato (dal 4 al 5%). Friuli Venezia Giulia e Marche superano la soglia di allerta del 10% (sono all’11%), che rappresenta uno dei parametri per il passaggio di una regione in zona gialla. In sette regioni, poi, sale l’occupazione dei posti letto ordinari, restando comunque ovunque sotto la soglia di allerta del 15% (è al 6%). 

Sul fronte vaccini, si cerca di accelerare sulle terze dosi. Ieri ne sono state fatte 112.527, il terzo miglior risultato da quando è iniziata la nuova fase della campagna vaccinale. Bene anche le prime dosi (18.110) che hanno realizzato il miglior livello di somministrazione dall’inizio del mese di novembre. Le persone immunizzate sono salite a 45.225.703, pari al 76,3% della popolazione. 

 La curva in salita dell’infezione, così come il grido d’allarme dei commercianti, ha imposto una stretta del Viminale contro le manifestazioni. Le direttive sono state illustrate dal sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia: saranno concessi - ha spiegato - solo sit-in e fuori dai centri storici; nelle manifestazioni statiche si dovrà indossare la mascherina e saranno intensificati i controlli sui green pass. A fare da apripista è stata nei giorni scorsi la prefettura di Trieste che ha vietato fino al 31 dicembre la concessione ai manifestanti di piazza Unità d’Italia, ormai diventata il teatro delle proteste in città. Allo stesso modo gli altri prefetti individueranno zone off limits da salvaguardare dalle proteste: centri storici, aree con attività commerciali, palazzi istituzionali ed edifici 'sensibilì. Le indicazioni del Viminale lasceranno comunque agli stessi prefetti margini per adattarle alle varie città, che presentano problematiche differenti. 

 Sul piede di guerra la galassia No green pass. Per Stefano Puzzer, portuale a capo della protesta a Trieste, «tutte le limitazioni alle libertà delle persone sono sbagliate. Ci informeremo se queste direttive sono lecite». Se lo saranno, aggiunge, «le rispetteremo, altrimenti ci opporremo per vie legali». Marco Liccione, portavoce del movimento Variante Torinese che da settimane organizza le proteste a piazza Castello, sostiene che «non possono vietarci di manifestare. Leggeremo la circolare e, per il bene delle persone che aderiscono alla manifestazione e per rispetto dei commercianti, valutiamo per sabato di cambiare luogo di ritrovo».

A Milano il Comitato che promuove i cortei del sabato ha annunciato lo scioglimento e il conseguente stop delle trattative con la questura perché «dopo questo sabato, per noi è diventato impossibile sederci al tavolo con chi ha rinchiuso centinaia di manifestanti pacifici in una via e li ha trattati peggio dei criminali».

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