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Covid-19

La Danimarca è la prima in Europa a riaprire tutto: «Covid non è più una minaccia»

Sarà revocato anche il Green Pass

Di Lorenzo Amuso

Niente mascherine sui mezzi pubblici o Green Pass all’ingresso dei ristoranti, ma vigorose strette di mano a ogni incontro e addio al distanziamento interpersonale: salvo entro quei margini che restano come consuetudine sociale fra gli scandinavi, non più come frutto di precauzioni imposte. E’ una quotidianità del tutto identica ai ricordi di prima della pandemia quella che si vive in queste ore a Copenaghen, alle prese con «il giorno della libertà» danese, come lo hanno ribattezzato i media locali sulla scia dell’esempio inglese del 19 luglio scorso. Se ad aprile la Danimarca era stata la prima nazione europea ad introdurre l’obbligo del Covid-pass per aver accesso a locali, musei, teatri, eccetera, da oggi - e ancora una volta in anticipo su tutti - il certificato sanitario è diventato un ricordo. Non serve più neppure per entrare nelle discoteche o negli stadi, dopo le molte limitazioni già revocate dal primo settembre dal governo guidato dalla socialdemocratica Mette Frederiksen. 

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Nell’annunciare che il Covid non rappresenta più «una minaccia grave» nel Paese, e che la pandemia è «sotto controllo», le autorità hanno giustificato la decisione con il successo del piano vaccinale, che finora ha completamente immunizzato il 75% della popolazione sopra i 12 anni. Anche se l'allerta, come sottolinea all’ANSA Hans Jorn Jepsen Kolmos, professore di microbiologia all’Università di Copenhagen, non può dirsi del tutto superata neanche qui. «Il coronavirus è ancora con noi - le sue parole - ma abbiamo ridotto il problema a un livello gestibile, come una malattia normale, senza troppi disagi al momento per la vita di tutti i giorni». Kolmos osserva come nonostante una media settimanale di 580 nuovi casi al giorno i ricoveri siano ora molto bassi nel Paese e i decessi quasi azzerati: con una proporzione rispetto ai contagi decisamente inferiore allo stesso Regno Unito (dieci volte più popolato), che con un’analoga quota di vaccinazioni ha riaperto tutto un mese e mezzo fa. «Adesso i contagi prosperano soprattutto tra i nostri giovani - spiega l’accademico -, che però non si ammalano. Da un punto di vista clinico possiamo resistere, il sistema ospedaliero non sta più registrando particolari problemi e la sfida attuale è tenere alto il livello d’immunizzazione fra gli anziani e chi soffre malattie croniche». 

Quello danese è ad oggi il terzo tasso di copertura vaccinale d’Europa, ma le autorità sanitarie vogliono accelerare ancora in vista dell’autunno, garantendo entro ottobre la prima dose almeno al 90% della popolazione over 12 e dando il via quanto prima ad un terzo richiamo limitato in una prima fase ai più vulnerabili. «La nostra strategia è stata questa: abbiamo presto capito che avremmo dovuto convivere con il Covid, così si è cercato di vaccinare rapidamente più persone possibile. Sono stati aperti enormi centri in tutto il Paese; e da ieri si può ricevere la dose anche nei supermercati: fai la spesa, poi ti vaccini», racconta Thomas Enghausen, vicepresidente del FIA, il principale sindacato nazionale degli operatori sanitari. 

La Danimarca del resto - in netta controtendenza rispetto alla vicina e socialmente simile Svezia, sempre contraria alla chiusura totale - era stata tra le primissime nazioni a serrarsi nel lockdown a inizio pandemia, quando i vaccini erano solo una speranza. Una misura estrema, oggi superata, e che tuttavia il governo si rifiuta di escludere a priori per il futuro, se dovesse tornare necessaria; evidenziando come la cautela abbia prodotto in fin dei conti dati sul bilancio totale di morti per Covid ben più bassi di quelli svedesi. Intanto però ci si gode la libertà. «Oggi è una giornata importante, che ci dà fiducia e conferma la correttezza della linea che abbiamo adottato - chiosa Flemming Konradsen, consulente dell’ente sanitario che affianca il governo nella gestione pandemica -; ma che ci lascia preparati, politicamente e a livello di opinione pubblica, ad accettare lo scenario di nuove restrizioni, se mai ce ne sarà bisogno». 
 

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