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Covid-19

La Sicilia va a grandi passi verso la zona gialla (da lunedì) con gli ultimi 997 casi

L'allarme di Coldiretti: «Danni ai 23mila esercizi siciliani e ricadute su altri settori».  Confesercenti Ragusa: «Comportamenti criminali» 

Di Redazione

Con il passaggio della Sicilia in zona gialla saltano le tradizionali tavolate estive nei 23 mila ristoranti, trattorie pizzerie e agriturismi dell’Isola nel pieno della stagione turistica con il limite massimo dei 4 posti a sedere per tavolo tra non conviventi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti del peggioramento degli indici della pandemia Covid che potrebbe portare la Sicilia e altre regioni al cambio di colore. 
 «Un passaggio che - sottolinea la Coldiretti - oltre a rendere obbligatorio di nuovo l’uso di mascherine all’aperto ad eccezione dei bambini sotto i sei anni e di chi fa sport, prevede un massimo di 4 persone per tavolo sia al chiuso che all’aperto anche per le feste e i ricevimenti, compresi i matrimoni che tradizionalmente si moltiplicano a partire dal mese di settembre. Il limite dei posti a tavola è una misura di sicurezza che ha ripercussioni sul bisogno di convivialità degli italiani in vacanza ma pesa anche sugli incassi della ristorazione dopo le pesante perdite subite per i lockdown per la pandemia Covid». 
 «La necessità di mantenere almeno un metro di distanza tra i tavoli - precisa la Coldiretti - riduce drasticamente gli spazi disponibili per il servizio. Una misura che limita anche l'ospitalità turistica e costringe a separare le tradizionali comitive in piena estate in cui si cominciano a vedere gli effetti positivi dell’arrivo del Green pass sia per i turisti italiani che stranieri. L' impatto negativo si trasferisce a cascata sull'intera filiera con la riduzione di acquisti di prodotti alimentari e vino dalle aziende agricole ma anche di addobbi floreali con il contenimento del numero di inviatati o addirittura il rinvio delle cerimonie. Senza dimenticare che un terzo della spesa turistica per la vacanza in Italia è destinato all’alimentazione con il cibo che - conclude Coldiretti - rappresenta per molti turisti la principale motivazione del viaggio».

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Anche  Confesercenti Ragusa è intervenuta sull'aumento esponenziale dei contagiati da Covid-19 nella città di Vittoria che ormai sfiorano le mille unità. E lo ha fatto con una lettera indirizzata al Commissario straordinario del Libero Consorzio della Provincia di Ragusa, ai Sindaci dei comuni della provincia iblea, alla triade commissariale e al Prefetto di Ragusa. "Un triste primato che fa della città di Vittoria la prima in provincia di Ragusa come numero di contagiati. A renderlo noto, il presidente di Confesercenti Ragusa, Luigi Marchi e il direttore Massimo Giudice, firmatari della lettera. «Ogni giorno - si legge nella nota - apprendiamo dai media e vediamo nostro malgrado aumentare i casi di positivi non vaccinati, ogni giorno vediamo diverse attività commerciali chiudere per sanificazione dei locali e supermarket e farmacie vendere centinaia di tamponi fai da te. Una situazione che sta diventando insostenibile se non fosse che troppe aziende del territorio sono costrette a chiudere per sanificare perdendo così giorni e giorni di incassi. Ci viene facile pensare che la causa sia da addebitare a chi essendo positivo al Covid non si autodenuncia all’Asp per evitare la quarantena e andare tranquillamente in giro per la città a contagiare il prossimo».  

«Tale comportamento è un gesto che definiamo "criminale" e che va assolutamente condannato, ecco perchè la Confesercenti provinciale di Ragusa intende raccogliere i dati, in termini di perdite economiche, subite dalle attività chiuse a causa del Covid. Abbiamo, pertanto, deciso che ci costituiremo parte civile in difesa di questi esercenti commerciali danneggiati da chi positivo al Covid, circola liberamente arrecando un grave danno non solo alla salute del prossimo ma all’intera economia del territorio con il rischio imminente del ritorno in zona gialla. Chiediamo infine alle forze dell’ordine del territorio un maggiore controllo nelle zone della movida considerate più a rischio di trasmissione del contagio». 

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