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Covid-19

La variante Delta arriva anche in Sicilia: 10 casi tra i migranti sbarcati a Lampedusa

 La mutazione sul territorio nazionale è ancora molto contenuta (sotto l’1%), ma a preoccupare è la sua alta trasmissibilità

Di Redazione

La variante Delta arriva in Sicilia. Dieci migranti, provenienti dal Bangladesh e sbarcati a Lampedusa, infatti, sono risultati positivi all’incrocio tra l’indiana e l'inglese.

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I profughi sono tutti asintomatici e in isolamento su una nave quarantena. I casi di positività - secondo quanto scrive il Giornale di Sicilia - sarebbero stati individuati a fine maggio, grazie al sequenziamento effettuato dal laboratorio regionale del Policlinico di Palermo, e comunicati al ministero della Salute, all’Istituto superiore di sanità e alla Regione. Tutti i migranti che sbarcano sulla più grande delle Pelagie, dove negli ultimi giorni sono ripresi a pieno ritmo gli approdi, vengono sottoposti a tamponi, prima di essere trasferiti sulle navi quarantena e sulla terraferma. 
 

In Italia la circolazione della variante Delta (precedentemente denominata variante indiana) è al momento molto limitata. Nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) la sua diffusione è stimata sotto l'1%, tuttavia cresce l’allerta e nuovi casi si stanno registrando in varie Regioni. L’attenzione è dunque massima ma una buona notizia arriva dal fronte scientifico: i vaccini funzionano e dopo due dosi dell’immunizzante AstraZeneca o Pfizer si riducono notevolmente i rischi legati a tale mutazione. 

 La variante Delta sul territorio nazionale è dunque contenuta sotto l’1%, cosi come la cosiddetta nigeriana, tuttavia, si legge nell’ultimo rapporto Iss dell’11 giugno, «si segnala un recente aumento nella frequenza e diffusione di queste segnalazioni sul territorio nazionale. La maggior parte appartengono alla variante delta». 

Non c'è dubbio, ha avvertito il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, che «sulla variante indiana è necessario avere la giusta attenzione e precauzioni: i primi studi dalla Gran Bretagna dimostrano che i vaccini, sulle ospedalizzazioni e quindi sull'aggravamento della malattia, sono molto efficaci ma allo stesso tempo è vero che i vaccini sono un poco meno efficaci per quanto riguarda la possibilità di contagiare altre persone». L’invito generale, mentre si punta ad aumentare il tracciamento per l’identificazione precoce dei casi, resta pertanto quello alla prudenza.

A preoccupare, infatti, è l’alta trasmissibilità della mutazione Delta, sei volte più della media, ed il rischio quasi doppio di ospedalizzazione rispetto alla variante Alfa (ex inglese).Tanto che è già presente in 74 Paesi ed è divenuta la variante dominante in Scozia, oltre ad essere responsabile del nuovo aumento di casi in Gran Bretagna, mentre in Francia è segnalata dal 2-4% dei tamponi esaminati, l’equivalente di 50-150 nuovi casi al giorno. 

Insomma, l’allerta è alta ma rassicurano le notizie relative all’efficacia dei vaccini. Uno studio dell’Università di Edimburgo e del Public Health Scotland, recentemente pubblicato sulla rivista Lancet, dimostra infatti che due dosi del vaccino Pfizer o di quello AstraZeneca riducono il rischio di infezione e ricovero a causa di questa variante, ma in percentuali diverse: due settimane dopo la seconda dose, il vaccino Pfizer offriva una protezione del 79% contro il ceppo Delta (e del 92% contro la variante Alfa). Per le due dosi del vaccino AstraZeneca, invece, c'era una protezione del 60% contro la variante Delta (e del 73% per la variante Alfa). Inoltre, ulteriori nuovi dati di 'real world’(ovvero del mondo reale sulla popolazione dei vaccinati) dell’autorità sanitaria britannica Public Health England, pubblicati in pre-print, hanno dimostrato che 2 dosi di vaccino AstraZeneca sono efficaci fino al 92% contro il ricovero in ospedale a causa della variante Delta e non hanno mostrato decessi tra i vaccinati. 
 

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