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Covid-19

Niente tamponi gratis e avanti col green pass, il Governo conferme le sue scelte

Previste detrazioni per le aziende che vogliono "aiutare" i lavoratori restii al vaccino. L'Italia davanti a Francia e Germania per dosi somministrate

Di Serenella Mattera

Niente tamponi gratuiti, nessun rinvio dell’obbligo di Green pass. Con questi no Mario Draghi difende la scelta di introdurre il Green pass nei luoghi di lavoro. Lo fa alla vigilia di un venerdì che si annuncia di disagi e proteste, con minacce di blocchi e manifestazioni.

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I dati gli dicono che l’effetto di spinta ai vaccini c'è e che imprese e lavoratori si sono preparati al «black Friday» dell’obbligo. E così il premier dice no a quella gratuità dei tamponi che vanificherebbe l’effetto di spinta alle vaccinazioni. Ma concede in extremis un’apertura concreta, ai datori di lavoro che decidano di sostenere le spese dei tamponi per gli "irriducibili": di fronte alla richiesta dei sindacati, risponde che valuterà ulteriori detrazioni rispetto al credito d’imposta al 30% ora a disposizione delle aziende.

La misura, che non dovrebbe arrivare in Cdm domani, non potrà però coprire l'intero costo del tampone, perché il governo non intende farsi carico di questa spesa per chi sceglie il no al vaccino. 

 

 

 L’attenzione del governo è alta, sia sul fronte del lavoro che su quello delle proteste No-Pass. L’allerta si è alzato dopo gli scontri di sabato scorso a Roma ma i prossimi giorni serviranno a capire se gli animi si sono esacerbati al punto da alimentare sempre nuove proteste o se le manifestazioni rientreranno in un alveo più contenuto. Quanto ai rischi di rallentamento o blocco del lavoro, si osserveranno con grande attenzione dati e nodi particolari, pronti a intervenire, ma senza temere un caos incontrollato, con problemi di scorte o supermercati vuoti.

La convinzione del governo è che le proteste e le minacce di blocco vengano da una minoranza e che si sia fatto tutto quanto necessario perché i lavoratori, le amministrazioni e le imprese affrontino l’entrata in vigore dell’obbligo in maniera ordinata. Anzi, i segnali mostrerebbero la spinta delle imprese è intervenire per prevenire i problemi ed evitare rallentamenti della produzione. 
 

Il messaggio è dunque di tranquillità nell’affrontare un passaggio impegnativo: Draghi neanche affronta il tema con i ministri convocati nella cabina di regia sul decreto fiscale. Quanto ai dati, sul tavolo di Palazzo Chigi arriva un report della struttura commissariale secondo cui le prime dosi sono cresciute del 46%, rispetto al trend atteso in assenza di obbligo: 559.954 prime dosi in più dall’introduzione della misura il 16 settembre.

L’Italia è sopra la media di Francia e Germania, con l’85,11% di vaccinati con una dose, circa 46 milioni di over 12. L’effetto, notano dal governo, è una spinta ulteriore a svuotare le terapie intensive e a evitare che un’economia in ripresa sia costretta di nuovo a rallentare. Vengono anche osservati sondaggi come quello di Swg per la7 secondo cui il 65% sarebbe favorevole al Green pass, contro il 25% di contrari. Se fallisse questa misura, nel portare le vaccinazioni oltre la soglia di tranquillità del 90%, non resterebbe che valutare l’obbligo di vaccino, un tema che però non è oggi all’ordine del giorno. 
 Di sicuro in favore dell’obbligo di vaccino sarebbe non solo il Partito democratico, ma anche Silvio Berlusconi, che pone Forza Italia su una linea di grande sostegno all’obbligo di pass ma anche - se servirà - a scelte più incisive. Una posizione, questa, che spacca il centrodestra e che Matteo Salvini accoglie con grande freddezza: «Siamo tra i più vaccinati al mondo, il tema dell’obbligo non è attuale. Ognuno dica quello che vuole, non è oggetto di attenzione né mia né del Governo». Di più. Il leghista continua a chiedere «tamponi rapidi e gratuiti» per i non vaccinati, perché «nessuno resti senza stipendio», restando fuori dal lavoro perchè senza Green pass. «Non è possibile lasciare a casa migliaia di insegnanti, medici, infermieri, poliziotti, pompieri», dichiara il leghista. Ma, ribatte da sinistra Enrico Letta, «concedere il tampone gratis sarebbe come aprire a un condono per gli evasori fiscali». «L'avvio sarà complicato, ma la strada è giusta: con la buona volontà di tutti i disagi saranno ridotti al minimo», dice il ministro Andrea Orlando. 

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