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Covid-19

Nino De Cristofaro: "Io, prof, difendo scuola e libertà. Mi faccio sospendere e mi vaccino"

Il docente del liceo Boggio Lera di Catania, membro dell’esecutivo nazionale Cobas Scuola, insieme ad altri tre colleghi, Ferdinando Alliata di Palermo, Flavio Coppola di Firenze e Serena Tusini di Massa, non presenterà il green pass  per contestare l’uso di questo strumento nelle aule 

Di Pinella Leocata

Nino De Cristofaro, docente al liceo Boggio Lera di Catania e membro dell’esecutivo nazionale Cobas Scuola, insieme ad altri tre colleghi, Ferdinando Alliata di Palermo, Flavio Coppola di Firenze e Serena Tusini di Massa, non presenterà il green pass e si farà sospendere dall’insegnamento per contestare l’uso di questo strumento a scuola. Una scelta collettiva che è un atto politico volto a contestare le scelte del governo nel campo dell’istruzione, così come in quello della sanità e dei trasporti, settori di cui la pandemia ha evidenziato gravissime carenze frutto degli enormi tagli di risorse effettuati negli anni passati, 8 miliardi nella sola scuola. Un atto politico e “una battaglia a difesa dei diritti costituzionali al lavoro, alla salute e all’istruzione”. 

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“E’ il terzo anno consecutivo che la scuola vive nella pandemia e c’è stato tutto il tempo di intervenire e di modificare le situazioni critiche. E invece non si è fatto nulla”, ha sostenuto il prof. De Cristoforo nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri a Roma nella sede nazionale dei Cobas Scuola. Non ci sono stati interventi strutturali, non sono stati acquistati impianti e dispositivi per l’aerazione degli ambienti, il numero dei docenti e del personale Ata è rimasto invariato, i precari immessi in ruolo non coprono quanti sono andati in pensione e l’organico aggiuntivo Covid è garantito solo fino a fine dicembre. Invariato anche il numero dei ragazzi che, dunque, studiano in aule pollaio con l’aggravante che è stato abolito l’obbligo di garantire un metro di distanza l’uno dall’altro. “Eppure l’anno scorso, grazie alle misure di sicurezza e ai comportamenti garantiti da allievi e docenti, nelle scuole non ci sono stati focolai importanti. Non solo. Il 90% dei docenti e del personale Ata è vaccinato”. 

Per tutti questi motivi i Cobas ritengono che “imporre l’uso del green pass nella scuola è una forma di accanimento, un’inutile vessazione, così come imporre di fare un tampone ogni 48 ore e di farlo pagare a docenti e personale Ata”. Nessun attacco alla vaccinazione, ci tiene a precisare il prof. De Cristoforo, che, dopo avere sollevato il caso davanti al giudice del lavoro, si farà vaccinare. “Il nostro slogan è: sì alla vaccinazione volontaria, no al green pass. Siamo convinti che la contrapposizione tra chi è vaccinato e chi no, non ha motivo di essere se si mette al centro il tema della sicurezza, cosa che non si può fare con il green pass che a nostro avviso è uno strumento per coprire le carenze della politica”. Di qui le richieste: che i test per entrare a scuola siano gratuiti, “perché non è possibile chiedere di pagare per lavorare”, e che siano test salivari, dunque meno invasivi.

Dunque il prof. Nino De Cristoforo, come i suoi tre colleghi, a partire da venerdì 15 ottobre si presenterà a scuola senza green pass e dopo 5 giorni sarà sospeso dall’insegnamento e dallo stipendio. Un atto - sostiene l’avv. Giuseppe Nobile del Foro di Roma che patrocinerà il ricorso - che ha le caratteristiche della sanzione disciplinare perché è adottato dal datore di lavoro e nasce come reazione al comportamento del lavoratore che si sottrae ad un obbligo. E qui nascono i problemi perché questo atto sottrae al docente il diritto di insegnamento - e agli studenti quello alla continuità didattica - e sospende la retribuzione senza che sia specificato un tempo definito. “Ma ogni sanzione deve rispettare i criteri di legge, primo tra i quali il principio costituzionale all’uguaglianza, e deve essere una sanzione proporzionata, invece in questo caso il meccanismo è automatico e non salvaguardia il diritto alla difesa da questa sanzione che si configura come un impedimento al lavoro, mentre la Costituzione s’impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono al lavoro e sancisce il diritto ad una giusta retribuzione. Per tutti questi motivi crediamo che con il green pass, che non è una misura strettamente sanitaria, violi la Costituzione. Presenteremo ricorso davanti al giudice del lavoro e solleveremo l’eccezione di costituzionalità, sarà lui a revocare l’atto del dirigente scolastico o a dire se la questione di incostituzionalità è manifestamente infondata o meno”.

La battaglia contro il green pass sui luoghi di lavoro è cominciata.
 

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