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Covid-19

Pazienti dimessi con saturazione al 92% e ancora infetti: medici catanesi in rivolta

Le dimissioni, su cui il personale medico non concorda, stabilite da nuove disposizioni dell'assessorato regionale alla Salute in merito alla domiciliarizzazione dei malati

Di Giuseppe Bonaccorsi

Medici catanesi in subbuglio per l’ultimo provvedimento del dirigente dell’assessorato regionale alla Salute in merito ai criteri di dimissioni di pazienti Covid. Nella nota, inviata a tutte le aziende ospedaliere e locali Mario La Rocca scrive che a causa dell’incremento dei casi di infezione è necessario «garantire la massima appropriatezza nella scelta del setting assistenziale, assicurare un corretto turnover dei soggetti ricoverati per non sovraccaricare le strutture di degenza e garantendo nel contempo la massima sicurezza per i pazienti». E prosegue: «L’assessorato ha trasmesso il documento del Cts  regionale sul tema  della domiciliarizzazione delle cure dei pazienti. Tra le indicazioni contenute venivano riportati specifici criteri, definiti in un recente documento dell’agenzia nazionale, da applicare per le dimissioni di pazienti ricoverati Covid anche in caso di persistenza di positività, ma in condizioni cliniche sufficientemente stabili per essere dimessi a domicilio». Tra i criteri per le dimissioni il dirigente riporta apiressie da almeno 48 ore, saturazione  a partire dal 92%, non in ossigenoterapia, emodicamicamente stabile. La Rocca fa presente che queste persone che vengono rimandate a casa possono essere prese in carico dalle Usca con adeguato monitoraggio dei parametri vitali, garantendo una pronta reperibilità ai pazienti...».

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Insomma malati che in passato sarebbero rimasti ricoverati adesso vengono rimandati a casa sotto monitoraggio dei medici di continuità assistenziale. Ma non è così semplice come dispone l’assessorato. E difatti nei reparti Covid c’è un certo subbuglio e una parte de medici sostiene che una saturazione di ossigeno al 92% equivale a una pressione di ossigeno nel sangue arterioso di circa 60 millimetri di mercurio. Ciò significa che il paziente è in insufficienza respiratoria e meritevole di somministrazione di ossigeno. Inoltre il paziente dimesso è ancora altamente infettivo e quindi non si sa se rimandato a casa può essere veicolo di contagio per tutta la famiglia. Nonostante la protesta dei medici sembra che l’assessorato abbia inviato i primi ispettori negli ospedali per verificare l’applicazione dei criteri di dimissione che sarebbero stati finora disattesi dai medici sia a salvaguardia dei pazienti che per evitare eventuali contenziosi giudiziari.

Mentre l’assessorato le tenta tutte per dimostrare di riuscire a contenere un contagio che cresce sempre più - grazie al fatto che molti cittadini continuano a non volersi vaccinare - negli ospedali cresce l’emergenza. Ieri dalla Pneumologia Covid del Cannizzaro è stato trasferito alla rianimazione del Garibaldi un altro paziente del 1972, a soli 49 anni. Il primario Sandro Distefano ha detto che è in condizioni molto gravi. Ovviamente non è vaccinato.

 Dal suo collega delle Malattie infettive, Carmelo Iacobello arriva un’altra notizia, quella che stanno aumentando anche i soggetti positivi tra i vaccinati solo con una prima dose: «E’ quello che stiamo notando da un po’ di giorni. Si contagiano e mostrano sintomi anche i vaccinati parzialmente, quelli con una sola dose. Ovviamente non sviluppano sintomi gravi, ma alcuni di loro devono essere ospedalizzati». «Al momento - continua Iacobello - tutti i pazienti gravi che abbiamo in reparto sono non vaccinati. Quanto alla capienza dei reparti ci stiamo difendendo dosando nuovi ricoveri e dimissioni. Ma è chiaro che se la situazione dovesse continuare così, allora dovremo rivedere tutta i parametri dell’assistenza e aumentare i letti, cosa che stiamo per fare. A brener entrerà in funzione per i Covid anche il reparto di Medicina del prof. Malatino che proprio adesso sta cercando di trasferire i malati ordinari che ha ancora in reparto. E’ chiaro che il perdurare della pandemia su questi numeri renderà più difficile l’assistenza ai malati non Covid».

Sul fronte dei numeri dei cittadini non vaccinati si continua a marciare al ritmo di poco più di duemila prime dosi al giorno, che hanno permesso in poco pià di una settimana  di abbassare il numero dei cittadini ancora da vaccinare da 344mila a 330mila circa. Certo se il trend di immunizzazioni dovesse rimanere questo ci vorranno non meno di sei mesi per vaccinare tutte le persone e raggiungere l’immunità di gregge.  Insomma c’è poco da stare allegri. Un capitolo a parte riguarda i provvedimenti delle autorità sanitarie nei confronti di medici e infermieri che per scelta non si vogliono vaccinare. L’Ordine attende ancora di conoscere i nominativi dei medici che non hanno risposto alla lettera bonaria inviata dall’Asp per vaccinarsi. Lo stesso si starebbe facendo per gli infermieri. Sarebbe utile conosce che tempi ha  l’Asp per comunicare gli elenchi e provvedere alla sospensione che avrà una durata sino al 31 dicembre  secondo quanto prevede la disposizione del governo.

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