Notizie locali
Pubblicità

Covid-19

Primo weekend con il green pass al ristorante, 25% in meno di presenze

Il presidente dei ristoratori Fipe per Catania e provincia Giovanni Trimboli: «Ce la caviamo perché si lavora all'esterno, ma in molti rinunciano a venire»

Di Carmen Greco

Il primo weekend con il green pass alla mano. I ristoratori catanesi, già piegati da due stagioni andate a vuoto, non lo capiscono ma si adeguano (per dirla con il mitico Ferrini di "Quelli della notte") e, seppure obtorto collo, fanno la propria parte per rispettare le nuove regole. Sul banco degli imputati la poca chiarezza delle norme e il (troppo) breve periodo di rodaggio.

Pubblicità

«È inutile nascondersi dietro un dito, non siamo felici - dice senza mezzi termini Giovanni Trimboli, presidente dei ristoratori Fipe per Catania e provincia in rappresentanza di 8.500 aziende grandi e piccole - in molti rinunciano e annullano le prenotazioni, direi un buon 25% in meno dei clienti. Noi ci stiamo attrezzando. Abbiamo i tamponi, il termometro, e l'app per verificare che i green pass siano validi. Ma, ribadiamo, non si spiega perché siamo tra le poche categorie costrette a fare da controllori. Lo Stato vuole il green pass obbligatorio? Perché non lo fa legiferando?. Non dimentichiamo inoltre, che la maggior parte di noi non è proprietario del locale, ma è solo gestore. In teoria per ragioni di privacy non potremmo chiedere i documenti e nemmeno il QR Code, visto che si tratta di salute. E poi come si fa con gli stranieri che non hanno il green pass, li mandiamo via? Siamo sempre lì. Non si capisce perché nei ristoranti nei quali ci sono i posti assegnati e la sanificazione si debba anche obbligare la gente ad esibire il green pass e noi a fare gli "sceriffi" quando nei centri commerciali c'è chi si siede a mangiare senza tutti questi controlli».

 

 

La certificazione verde ha creato un’ulteriore difficoltà – e responsabilità – ai ristoratori alle prese con disdette last-minute green pass da controllare e distanziamenti da garantire, ma "taglia le gambe" anche a quei clienti che non ne vogliono sapere di vaccinarsi (in primis) o essere controllati. «Tutte queste regole cancellano la voglia di godere del proprio tempo libero - commenta Trimboli - se la spensieratezza non fa più parte di una serata a tavola con gli amici, si perde il 50% del piacere di andare al ristorante. Al momento la nostra fortuna è che nel 97% dei casi si lavora all'esterno - fa notare - ma, finita l'estate, tutti i nodi verranno al pettine in maniera drammatica. Stiamo andando incontro ad una crisi economica molto dura». 

.

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: