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Covid-19

Scuole in Sicilia, è caos: i sindaci le chiudono. Genitori in rivolta: "Impugneremo le ordinanze"

"Rientro non sicuro, non apriamo": Le famiglie: "Provvedimeti palesemente illegittimi"

Di Redazione

Caos in Sicilia sulla riapertura delle scuole. I sindaci siciliani si sono ribellati: non hanno ricevuto dati certi sui contagi da Covid e così hanno deciso di chiudere gli istituti scolastici fino a lunedì (giorno di probabile rientro) lasciando alle scuole la decisione di fare lezione in Dad. Ma molti genitori si ribellano e annunciano ricorsi.

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Gli amministratori decideranno con proprie ordinanze. La decisione è scaturita dall’assemblea dell’Anci organizzata dopo la decisione del governo regionale di riaprire le scuole oggi in seguito alla riunione della task force. Già nel pomeriggio, in una nota polemica con l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, l’Anci Sicilia aveva evidenziato «di aver denunciato la mancanza di dati certi e di aver apertamente chiesto il rinvio dell’apertura delle scuole».

La notizia arriva in tarda serata scatenando confusione tra i genitori lavoratori. «Il numero elevatissimo di contagi, l’insufficienza di garanzie sulla sicurezza per studenti e docenti, hanno indotto i sindaci, al termine della riunione di Anci Sicilia, a emanare specifiche ordinanze per mantenere chiuse le scuole di ogni ordine e grado. Una decisione che muove esclusivamente dalla necessità fondamentale di tutelare la salute dei ragazzi e degli operatori della scuola». Così il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, su Facebook ieri sera, annunciando che «l'ordinanza sarà pronta a breve e verrà pubblicata sul sito del Comune». 

Le scuole, di ogni ordine e grado, pubbliche e privatie, di Palermo resteranno chiuse fino a domenica prossima. Lo ha disposto con un’ordinanza il sindaco Leoluca Orlando, che è anche presidente regionale dell’Anci. E lo stesso a Messina. Restano aperte invece le scuole in 22 comuni del Trapanese.

Un gruppo di genitori siciliani ha annunciato che impugnerà davanti all’autorità giudiziaria tutte le eventuali ordinanze sindacali che dovessero disporre la chiusura delle scuole dell’isola in quanto - spiegano - si tratta «di provvedimeti palesemente illegittimi visto che la legge autorizza lo stop alle lezioni solo nelle cosiddette rosse e previo parere dell’Asp». Del gruppo fanno parte numerosi avvocati, giuristi, professori universitari e magistrati che si riservano di sporgere anche denuncia perche vengano valutate eventuali responsabilità penali. 

 «Dopo avere finalmente accolto poche ore fa con soddisfazione, la notizia per la quale in Sicilia dal 13 gennaio 2022, finalmente gli studenti sarebbero tornati a scuola in presenza, in ossequio alle perentorie e chiare indicazioni del Governo e a seguito della riunione della task force regionale, apprendiamo con sgomento e nuovo stupore , che l’assemblea dell’Anci ha stabilito che i Sindaci dell’isola adottino singole ordinanze per «pericolo» con le quali si stabilisce che le scuole rimangano ancora chiuse», si legge nella nota. 


 «Non possiamo ancora subire le irragionevoli decisioni adottate a livello prima regionale ed ora anche da parte dei sindaci di Palermo e Agrigento, provvedimenti cha appaiono, inoltre, palesemente contrari alle legge, alle decisioni della Corte Costituzionale che hanno già chiarito che le misure di contenimento dei contagi dovuti a Covid 19 rientrino nella materia della profilassi internazionale e pertanto alla competenza esclusiva dello Stato, e che deroghe alla 'scuola in presenzà siano ammesse solo nel caso in cui si tratti di 'zona rossà, e sulla base di presupposti che non appaiono ricorrere nel caso in esame, sia in fatto che in diritto», spiegano. 
 «Per queste ragioni siamo decisi da genitori e da cittadini, magistrati, professionisti, dipendenti pubblici e privati, ad impugnare i provvedimenti emessi in violazione di legge, e dell’interpretazione resa dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità a tutela del diritto allo studio garantito dalla Costituzione, messo fortemente ed irragionevolmente alla prova e sacrificato, da ordinanze non sorrette da alcun supporto normativo», concludono. 
 

 

I sindaci avevano chiesto «di conoscere i dati certi relativi al numero dei contagiati comune per comune, all’incidenza degli stessi su 100.000 abitanti, al tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in aree mediche insieme al numero delle persone vaccinate».

La task force regionale aveva stabilito che da oggi, giovedì 13 gennaio, gli studenti torneranno tra i banchi.  «Non ci sono le condizioni giuridiche per sospendere ulteriormente le attività didattiche», aveva fatto sapere in mattinata l’assessore regionale alla Formazione Roberto Lagalla. La sospensione delle lezioni in presenza è possibile, infatti, solo in zona rossa, arancione e nei casi previsti dal decreto nazionale. Condizioni necessarie ma non sufficienti per andare in Dad poichè ci vuole l’avallo dell’Asp. D’accordo sulla riapertura il direttore scolastico regionale, Stefano Suraniti e l'associazione nazionale dei presidi. 

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