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Covid-19

Studenti bloccati a Dubai, una mamma catanese: «Sequestrati e costretti a stare accanto a chi ha il Covid»

La figlia fa parte del gruppo di 250 studenti italiani partiti lo scorso 30 giugno con un viaggio-studio organizzato con la collaborazione dell'Accademia Britannica

Di Concetto Mannisi

”Luisa” - la chiameremo così - è una delle fortunate vincitrici di una vacanza studio negli Emirati Arabi. A Dubai. Scintillante sede dell’Expo 2021. Ma “Luisa”, che si sta formando all’Accademia Britannica, forse di questa fortuna avrebbe fatto volentieri a meno. Almeno alla luce di quello che è stata costretta a vivere negli ultimi giorni di “vacanza”.

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Partita verso oriente con grandissimo entusiasmo lo scorso 30 giugno, in compagnia di circa 250 “colleghi” di età compresa fra i 14 e i 18 anni, “Luisa” ha presto dovuto fare i conti con la pandemia. Alcuni dei componenti del gruppo di studio hanno contratto il Covid-19 e per lei e per gli altri 140 ragazzi che sono riusciti ad evitare il contagio è cominciato l’inferno.
A raccontarlo è la madre di “Luisa” - Cinzia De Salvo, catanese - che ripercorre le tappe di quanto accaduto al gruppo di studenti provenienti da tutta Italia (ma con una folta pattuglia di siciliani) dell’Accademia Britannica. Situazione neanche tanto differente rispetto a quella vissuta dal gruppo di giovani palermitani rimasti bloccati a Valencia, nonché dai ragazzi della ScuolaZoo rimasti a Malta e riusciti soltanto ieri - eccetto uno - a rientrare nelle loro città di provenienza.

«Io non so - commenta la signora De Salvo - in che situazioni si trovino o siano stati costretti a vivere gli altri ragazzi. So dove sta vivendo mia figlia. E in che condizioni. Ciò dopo che lo scorso 9 luglio nel loro gruppo si sono registrate le prime positività». «Sarebbe stato logico preservare chi positivo non era - aggiunge - invece non è stato così. Tanto è vero che a oggi si contano 110 contagiati su 250». «Speravamo che l’incubo potesse finire ieri mattina, 14 luglio, quando era previsto il rientro dei “negativi” su volo della Fly Emirates - si rammarica - invece niente di tutto questo. In verità i ragazzi sono stati condotti in aeroporto, ma quando sembrava che potessero partire ecco materializzarsi un funzionario, non so bene chi, il quale ha detto loro che non sarebbero rientrati in Italia e che, invece, sarebbero stati riportati nei loro alloggi. Nella stessa struttura in cui si trovavano i positivi e dove la disorganizzazione è incredibile. Basti pensare che il pranzo di martedì è stato servito fra le 14 e le 19, la cena dopo le 23 e senza posate».
«I ragazzi - continua - non hanno assistenza di alcun tipo, eccezion fatta per quella garantita dai cinque operatori che li hanno accompagnati e che fanno, in queste condizioni, quel che possono. Sotto l’alloggio hanno un supermercato ma non possono uscire da quella struttura perché c’è il Covid. Un medico italiano da noi contattato ha provato ad entrare, per aiutare chi poteva avere bisogno di aiuto, ma è stato costretto a fare ritorno sui propri passi. Insomma, non riusciamo a venirne fuori».
«I ragazzi - conclude - sono stati sottoposti a tampone ma l’esito si avrà in quattro o cinque giorni. Soltanto a quel punto si potrà pensare a un rientro in Italia, ma dopo che i ragazzi avranno vissuto in camere sporche, con cibo di pessima qualità e tante scomodità. A cominciare dai canali televisivi per loro oscurati. Vi sembra normale tutto questo? Mi auguro che il governo italiano possa fare qualcosa». 

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