Notizie locali
Pubblicità

Covid-19

Trasmissibilità, virulenza, reinfezione: le 3 cose che sappiamo finora della variante Omicron

Ma i ricercatori concordano sul fatto che che sono ancora troppo pochi i dati per tirare delle conclusioni

Di Redazione

 La variante di Omicron è altamente trasmissibile, ma ha meno dell’1% di possibilità di reinfezione e in genere si traduce in una malattia «più lieve». Lo afferma un ricercatore sudafricano alla Bbc. 
 «Finora sappiamo tre cose: la prima cosa è che il virus si sta diffondendo in modo straordinariamente veloce in Sudafrica, l'aumento dei casi è molto più forte di quanto non sia stato nelle ultime tre ondate quindi sembra che Omicron sia in grado di propagarsi molto facilmente. Praticamente tutti i casi che vediamo in Sudafrica in questo momento sono Omicron», ha detto il direttore dell’Istituto di ricerca sudafricano, il prof. Willem Hanekom. «La seconda cosa - ha proseguito - su cui abbiamo dati sono le reinfezioni: una persona che ha avuto il Covid ha circa l’1% di possibilità, o forse anche meno dell’1%, di essere nuovamente infettato». 

Pubblicità

«Infine, gli unici dati che abbiamo finora suggeriscono che la variante può manifestarsi maggiormente nelle persone più giovani e soprattutto nei giovani non vaccinati e, nel complesso, finora è apparsa più lieve. Ma, ancora una volta, voglio dire che dobbiamo essere cauti: questi sono i primi giorni».

Dall'Italia gli fa eco il virologo Fabrizio Pregliasco, membro del Cts della Lombardia e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano che ad Affaritaliani.it.  afferma che «abbiamo ancora bisogno di una settimana per ultimare le analisi e gli studi. Dalle informazioni che abbiamo oggi sembra più contagiosa ma con una casistica clinica meno importante. Ciò vuol dire che il virus si sta adattando meglio all’ospite con minori effetti in termini di possibili gravi conseguenze e di mortalità. Non ci sono conferme sul fatto che la variante Omicron schivi i vaccini e con tre dosi l’efficacia dovrebbe essere garantita». 

«Finora - afferma Pregliasco - sono state fatte analisi al computer con valutazioni eseguite confrontando le sequenze. Emerge che la variante Omicron modifica soltanto l’S1 dello spike (una sorta di uncino del virus), quindi cambia la capacità di contagiosità. Ma l’S2, che riguarda la patogenicità quindi la pericolosità, non viene modificato e questo fa ben pensare. In uno studio ancora non validato, alcuni ricercatori hanno evidenziato inserimenti di pezzi di rinovirus determinati da una coinfezione in un soggetto. Queste modifiche inserite nel genoma potrebbero portare a un miglioramento e a una riduzione di patogenicità del virus del Covid».

 

 

L’Iss ieri ha confermato che  al momento sono 9 i casi della variante Omicron in Italia. «Nella piattaforma ICoGen ci sono al momento 9 sequenze depositate per la variante Omicron: 7 del cluster relativo al paziente indice; 1 trovata in un paziente in provincia di Bolzano; 1 in un paziente in Veneto», scrive l’Istituto superiore di Sanità su Twitter. Ma sul fronte della trasmissibilità fanno preoccupare i numeri provenienti dalla Danimarca dove le autorità sanitarie locali, parlano di una diffusione «inquietante» del nuovo ceppo del virus. Fino a venerdì, i contagiati da Omicron confermati nel Paese erano 18, oggi il bilancio dei casi della nuova variante è salito a 183. 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: