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Covid-19

Vaccini, Catania accelera: «Immunizzato quasi il 70% della popolazione»

Il commissario dell'Asp per l'emergenza Covid Pino Liberti: «Il fatto di avere molti punti vaccinali, come quello del Comune, sta dando i suoi frutti»

Di Giuseppe Bonaccorsi

Commissario Liberti, in procinto di avere il green pass obbligatorio anche per accedere  negli uffici, state riscontrando un aumento delle prime dosi?

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«Devo dire che qualcosa la stiamo registrando soprattutto nei centri vaccinali di prossimità e nel volgere di qualche settimana da 326mila cittadini senza vaccini siamo scesi a circa 280mila in tutta la provincia».

La ripresa delle prime vaccinazioni potrà colmare il gap in percentuale accumulato col resto d’Italia?

«Una ripresa c’è e questo è un dato. Il fatto di avere molti punti vaccinali come quello del Comune di Catania, sta dando i suoi frutti e complessivamente siamo all’incirca per prime dosi al 60% delle cinquemila dosi al giorno, all’incirca 3mila prime dosi».

L’apporto di una  buona parte dei medici di famiglia, che solo dopo 9 mesi dall’inizio della campagna,  hanno sottoscritto l’integrativo, sta dando i suoi frutti?

«Qualcosa, ma  nei piccoli comuni più di 15, 20 vaccini al giorno non si fanno».

La Sicilia resta sempre ultima in percentali di vaccini...

«Oggi noi in provincia di  Catania abbiamo invertito la tendenza. Siamo al 71% come prime dosi e al 64% per seconde dosi. Addirittura mi sorprende il dato di Catania città che è al 77,47% come prime dosi  e al 69,47%  per seconde dosi ed è una delle percentuali più alte di tutta l’isola. Insomma la città è a un passo dal 70% di immunizzazione che era sino a poco tempo fa la soglia per l’immunità di gregge».

Le sacche più resistenti di no vax in quali paesi li state riscontrando?

«Nei 15  individuati nell’ultimo report della Regione. ma ad esempio a Viagrande siamo al 68,26% e a Mazzarrone siamo arrivati al 75% mentre Motta ì al 63%». 

L’identikit di chi ancora non intende vaccinarsi è sempre l’over 50?

«E’ la fascia più restia a vaccinarsi. Più ci sono gli under 18, ma questa fascia è influenzata dai genitori. Purtroppo le fasce over 50 e 70 sono quelle  che più frequentemente finiscono in pronto soccorso».

Gli esperti registrano un leggero calo di ricoveri e alcuni reparti stanno respirando. Il timore è però l’autunno. Avete un piano nell’eventualità che la situazione dovesse diventare insostenibile per il sistema sanitario?

«Attualmente non abbiamo né previsto un aumento dei posti né una loro diminuzione e questo nonostante i direttori generali delle aziende ospedaliere spingano, da qualche giorno, per riconvertire all’assistenza tradizionale un tot numero di posti letto. Io sinceramente, e lo stesso pensano il governatore Musumeci che l’assessore Razza, se non trascorrono almeno 15 giorni dalla riapertura delle scuole non intendo cambiare nulla negli assetti di assistenza Covid».

Teme un possibile impatto negativo dal ritorno in classe?

«Preferiamo mantenerci cauti per non dover correre».

Soddisfato dei risultati raggiunti?

«Sì. Comincio ad essere moderatamente  ottimista».
 

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