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Covid-19

Vaccini Covid, nella provincia etnea immunizzato solo il 72,5% della popolazione: all'origine del caso Catania

Le percentuali di vaccinati sono lontane di circa 13 punti percentuali dalla media italiana. E la malattia avanza

Di Giuseppe Bonaccorsi 

C’è un andamento lineare dei ricoveri negli ospedali e l’arrivo delle prime temperature un po’ più basse non fa dormire sonni tranquilli ai medici dei reparti Covid che guardano l’andamento dell’epidemia soprattutto nei Paesi dell’est e temono che anche da noi possa registrarsi una recrudescenza. Certo in quelle latitudini la percentuale dei positivi è altissima, per via della scarsa vaccinazione, ma le percentuali di vaccinati della nostra provincia sono ben lontane di circa 13 punti percentuale rispetto alla media italiana. Un dato che potrebbe essere all'origine del caso Catania, da giorni prima citta italiana per contagi e che ieri ha registrato addirittura più casi di tutta la Lombardia.

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 Cerchiamo di dare uno sguardo all’ultimo report del 27 ottobre per farci una idea. Attualmente l’unico centro che registra una percentuale molto al di sopra dell’80% è Caltagirone che ha vaccinato l’84,23% di persone, seguita da Maletto con l’82,34% e da Catania con l’80,20%. Tutti gli altri paesi della provincia oscillano tra il 61% e cocci di Misterbianco e Castel di Iudica e il 79% di Scordia. La percentuale complessiva di vaccinati in provincia è del 72,51%, molto lontana dal target di tutta la penisola che viaggia al di sopra dell’85%. Ciò significa che ancora oggi, a distanza di quasi un anno dall’avvio della vaccinazione, c’è una moltitudine di persone over 12 che non intende minimamente vaccinarsi e che rischia, se dovesse ammalarsi, di incidere negativamente sulla sostenibilità dei reparti Covid e sulla tenuta dell’altra assistenza sanitaria per malattie non pandemiche che ha sofferto la diminuzione dei posti letto. 

In fatto di vaccinazioni poi un grosso problema nell’ultima settimana è stato causato dal maltempo che ha fatto crollare le prime dosi che sembrano non voler riprendere a marciare.
A nulla è valso finora anche l’apporto dei medici di famiglia che un mese fa hanno firmato l’integrativo con l’Asp. La percentuale naviga nelle parti basse ormai da mesi.

C’è inoltre da tenere in considerazione il dato della percentuale non vaccinata degli over 60, quella fascia di età a rischio se dovesse contrarre il Covid che peraltro oggi è aggravato sia dalla variante Delta, ormai predominate dalle nostre latitudini, ma adesso anche dal rischio che tra non molto arrivi anche la Delta plus, ancora più infettiva della Delta del 20%.

Qualche giorno fa, in una dichiarazione al nostro giornale, «il primario di Malattie infettive del Cannizzaro, Carmelo Iacobello «ha detto chiaramente di «essere preoccupato per la Delta plus, a causa dei tanti non vaccinati della nostra provincia». Gli over 60 senza copertura sono il 13%, i vaccinati l’83,23%, con un picco del 95% a Maletto e il 70% di Ragalna e Pedara, che hanno ancora un 30% di non immunizzati.
In totale gli immunizzati over 12 sono 687.346mila su una popolazione totale di oltre un milione. Ora sottraendo i minori di 12 anni appare evidente che ancora ci sono in circolazione nei nostri centri non meno di 150mila non immunizzati. Una città intera come Messina ancora pronta ad infettarsi e poi ricorrere alle cure dei medici. Secondo gli esperti se tutta questa popolazione scoperta dovesse ammalarsi poi all’incirca il 5% di loro busserebbe alle porte dei pronto soccorso. Stiamo parlando di non meno di 7500 persone. 

E’ una fortuna, comunque, che una buona percentuale di persone fragili e anziane si sia vaccinata, ma ancora oggi abbiamo reparti interi votati al Covid con cittadini anche giovani che presentano polmoniti non certo semplici. E alcuni di loro poi devono cominciare una terapia di recupero che prevede tempi lunghi.

Tornando ai numeri spicca anche il 61% di immunizzati di Camporotondo, il 63% di San Pietro Clarenza, il 68% di Aci S. Antonio, il 69% di Acireale, il 67% di Belpasso, poi il 71,10% di San Giovanni la Punta, il 71,53% di Ramacca, il 68,19% di Trecastagni, il 69,37% di Valverde, il 68,79% di Zafferana, il 65,32% di Santa Venerina. Tutte percentuali che fanno chiaramente capire che siamo ancora lontani da quella immunità di gregge, fissata al di sopra dell’85%, che secondo il primario di Malattie infettive del Garibaldi, Bruno Cacopardo, ci darebbe una certa tranquillità. 

 

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