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Covid-19

Variante Omicron, Sicilia vicina al "modello Johnson": si blinda e mascherine pure all'aperto

In arrivo un’ordinanza di Musumeci. Vincolo di quarantena e tampone molecolare per chi arriva dai Paesi più coinvolti ma anche per i migranti sbarcati. L’ipotesi sulle mascherine: a dicembre torna l’obbligo d'indossarle (sempre) all’aperto
 

Di Mario Barresi

La tentazione, non del tutto sopita, è il “modello Johnson”: blindare la Sicilia rispetto a chi arriva dai Paesi con maggiore diffusione della variante sudafricana. Ma è più probabile che, «in attesa di linee chiare dal governo nazionale e di una mappa più dettagliata dalle autorità sanitarie nazionali ed europee», Nello Musumeci attui una stretta anti-Omicron senza chiudere del tutto l’Isola in stile Gran Bretagna. Eppure con alcune misure urgenti di contenimento e di prevenzione. In un’ordinanza che sarà firmata fra oggi e mercoledì.

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L’allerta del ministero

L’allerta sulla «diffusione nuova variane Voc B.1.1.529» è già arrivata alla Regione con una nota del ministero della Salute del 26 novembre. «Si teme che l’elevato numero di mutazioni della proteina spike possa portare a un cambiamento significativo delle proprietà antigeniche del virus», scrive il direttore generale della Protezione, Giovanni Rezza, specificando però che «finora non sono state effettuate caratterizzazioni virologiche e non ci sono prove di modificazioni nella trasmissibilità, nella gravità dell’infezione o nella potenziale evasione della risposta immunitarie».
In attesa di capirne di più, «in via precauzionale» il ministero «raccomanda» alle Regioni di «rafforzare e monitorare le attività di tracciamento e sequenziamento» in caso di «viaggiatori provenienti da Paesi con diffusione di tale variante e loro contatti» e di «focolai caratterizzati da rapido ed anomalo incremento di casi».

 

 

Regione, le nuove misure

E la Regione sta preparando la risposta alla sollecitazione di Roma. La bozza con un’ipotesi di testo della nuova ordinanza (che dovrebbe arrivare fra oggi e domani) è sul tavolo del governatore da un paio di giorni. E ieri pomeriggio un vertice con Ruggero Razza è servito a definire alcuni aspetti.
Il primo punto riguarda i controlli. E in particolare il filtro (soprattutto negli aeroporti) su chi arriva in Sicilia dai Paesi più esposti. Già, ma quali? Il dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, incrociando i dati con il ministero, sta predisponendo un elenco preciso. Un’ipotesi iniziale era indirizzare le misure a tutti gli arrivi extra Ue, ma in prima battuta dovrebbero essere circoscritte a una lista rossa: Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Namibia, Eswatini e forse Mozambico. Per chi arriva da queste nazioni scatterà l’obbligo di quarantena per 10 giorni e il tampone molecolare. I siciliani di rientro dall’Africa del Sud (o che hanno avuto contatti stretti con questo target) dovranno comunicarlo all’Asp o al proprio medico di famiglia; autoisolamento e molecolare (gratuito) anche in questo caso.

 


L’insistenza sul tipo di test da utilizzare non è un eccesso di zelo. Sui potenziali casi di Omicron, nell’ordinanza di Musumeci diventerà obbligatorio il molecolare proprio per consentire il sequenziamento per la ricerca della variante. Saranno potenziati i cinque centri pubblici di riferimento: nei Policlinici di Palermo, Catania e Messina, al Villa Sofia-Cervello di Palermo e all’Istituto zooprofilattico, coordinati dal Centro regionale Qualità laboratori diretto da Francesca Di Gaudio. Finora il ministero ha chiesto il sequenziamento su un campione di almeno il 5% dei tamponi molecolari effettuati, ma la Sicilia intende alzare l’asticella. Già a Palermo, dopo il “caso di scuola” della scoperta della variante britannica grazie all’intuizione del commissario Covid Renato Costa, la ricerca delle varianti è sul 100% dei molecolari effettuati. Ora, al di là del sequenziamento su tutti i tamponi di chi arriva dal Sudafrica, si punta a una media regionale di almeno il 20-30%.
Lo stesso schema si ripropone sui migranti. La linea di Palazzo d’Orléans, in attesa di alcuni chiarimenti chiesti al Viminale, è che «non si può non alzare la barriera protettiva anche su chi arriva negli sbarchi». E dunque Musumeci pensa di estendere ai migranti gli stessi obblighi: sorveglianza sanitaria (per chi non la fa già nelle navi-quarantena) e tampone molecolare. Oggi chi sbarca è sottoposto soltanto a un doppio test rapido; nel nuovo provvedimento dovrebbe essere previsto, almeno in seconda battuta, il molecolare, con sequenziamento di tutti i risultati.
Un’ulteriore misura a cui il governatore sta pensando riguarda le mascherine. Nell’ultima ordinanza è stato ripristinato l’uso all’esterno, ma soltanto in luoghi affollati. Da dicembre potrebbe tornare l’obbligo d'indossarla sempre e comunque anche all’aria aperta.

 

 

Razza: «Più protezione»

«La priorità è ovviamente alzare al massimo il livello di protezione in Sicilia rispetto alla nuova variante - spiega l’assessore alla Salute - partendo da due considerazioni». E cioè che «molte delle misure che il governo nazionale sta consigliando sono già attivate da mesi in Sicilia» e che, di conseguenza, «oltre al rafforzamento del contact tracing, possiamo concentrarci con più efficacia sul passaggio precedente, ovvero l’isolamento del target a rischio di esposizione alla nuova variante sudafricana».

Per Razza, «soddisfatto per il passo rapido delle terze dosi» (30mila soltanto nella giornata di sabato), «al momento non si può chiudere l’Isola», eppure «il tema degli ingressi dai Paesi extra Ue va affrontato con urgenza, di concerto con il governo nazionale e le autorità sanitarie». Sullo scivoloso tema dei migranti l’assessore ritiene che «stringere sui controlli con l’obbligo di molecolare anche per chi sbarca non sarebbe una manifestazione di razzismo, ma una necessaria misura di sicurezza, la stessa adottata per chiunque arrivi da Paesi più esposti».

Twitter: @MarioBarresi

 

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