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Accoltellata a morte dal figlio, la sorella della vittima: «Valentina avrà giustizia quando lui si pentirà»

L'amaro sfogo di Antonella che da quando è morta la sorella, madre di due figli, non ha pace

Laura Distefano

26 Novembre 2023, 14:50

Valentina Giunta

Valentina Giunta, accoltellata a morte dal figlio a Catania

Valentina ha visto gli occhi di sua sorella prima di chiudere i suoi per sempre. Antonella non ha pace. «Non ci sono arrivata», ripete mentre ricorda quella sera d’estate dell’anno scorso che avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una nuova vita. Il 25 luglio 2022 Valentina Giunta è morta dopo essere stata accoltellata dal figlio quindicenne. Ha telefonato ad Antonella chiedendo aiuto. «Lei aveva me come punto di riferimento. Infatti quella sera invece di digitare il 118 ha fatto il mio numero. E io ho chiamato i soccorsi», dice Antonella con le mani tremanti. Le stesse mani che hanno accompagnato Valentina, appena 32enne, nel viaggio finale. La giovane mamma stava preparando i pacchi per traslocare e lasciare via Di Giacomo a San Cristoforo. E invece quella strada di Catania è diventata la sua tomba. Con la scusa di prendere “una macchina telecomandata” - che forse non è mai stata ritrovata - il figlio maggiore si è presentato nel cortile della casa dove ha vissuto per anni con mamma e papà. Ed è accaduto quello che Valentina non avrebbe mai potuto immaginare. Il figlio l’ha colpita. Una volta. Due volte. Tre volte. La donna ha cercato riparo correndo dalle scale verso l’interno. Ma la furia del figlio non si è placata. Il quindicenne ha confessato e nel giro di un anno è arrivata la condanna definitiva a 16 anni. Antonella però è convinta che un bambino non si può trasformare in un mostro. «Non capiamo chi gli abbia trasposto questo odio», si chiede.

Antonella trattiene il dolore: «Finché non ci sarà il pentimento di mio nipote non ci sarà giustizia per mia sorella. Pentimento e rimorso per aver reso orfano suo fratello. Per avergli strappato la madre a suo fratello. Quello sarà il giorno della giustizia».

Valentina era mamma di due bimbi. Il più piccolo è stato affidato a una comunità protetta. Il padre dei due figli lo ha conosciuto giovanissima. Era appena tredicenne. Piano piano quel rapporto è diventato una prigione. Non è accaduto immediatamente, ma col tempo. In modo subdolo. Le era negato anche di prendere un caffè con la sorella. Un girone infernale - fondato da una cultura patriarcale - da cui è riuscita a destarsi quando il compagno è finito dietro le sbarre. Da detenuto, che non poteva averne il diretto controllo, la situazione è davvero precipitata. In un colloquio la donna è presa a morsi. Valentina, sfinita e soprattutto consapevole che un’altra strada esiste per lei e i suoi figli, ha deciso di lasciarlo. Ma il maggiore dei figli, il suo assassino, non ha accettato questa scelta. E quindi è andato a vivere dai nonni paterni. Un altro precipizio. Valentina più volte ha denunciato. Poi un messaggio del figlio l’ha convinta a ritirarle. L’amore di una madre è troppo grande e immenso. A seguito della separazione è ripreso il rapporto stretto con la sorella Antonella.

«Ha avuto il coraggio di mollare il suo ex, ma parallelamente voleva proteggere i suoi figli. Aveva sempre questa nube sopra di lei che alla fine l’ha soffocata», dice Antonella. Ma questa tragedia forse poteva essere evitata se le istituzioni si fossero mosse più celermente. «Valentina si è sentita abbandonata dopo che più volte aveva tentato di sensibilizzare le assistenti sociali. C’è stata anche la chiamata della scuola dopo settimane e settimane di assenze del figlio. Mia sorella ha detto alla dirigente scolastica di chiamare i servizi sociali perché lo studente abitava con i nonni», racconta la sorella. A fine luglio avrebbe dovuto esserci un incontro con gli assistenti sociali per capire se inviare il ragazzo in una struttura. «Valentina però non ha avuto il tempo», mormora Antonella.

La battaglia adesso è che non ci siano altre Valentine. «La società è marcia. L’uomo deve smetterla di considerare la donna una sua proprietà, l’amore non è possesso. Noi donne non possiamo vivere - aggiunge Antonella - con la paura e l’agonia di dire un “no” al genere umano maschile. Serve educare i giovani, ma già dalle elementari, a trattare le donne come un fiore. Se non interveniamo non ci sarà mai una fine alla violenza e alle morti. E poi serve certezza della pena. Ma se non ci saranno pene esemplari non si potrà fermare questa malvagità». E infatti la famiglia della giovane mamma uccisa ha cominciato una battaglia culturale per abbattere abusi e soprusi. Con l’associazione Thamaia e la rete Ragnatela «lottiamo insieme alle donne per le donne». Facendo così sono convinta che «l’urlo di Valentina sarà sempre più forte».