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Agenti al “servizio” dei detenuti: due condanne e due assoluzioni

La sentenza del Tribunale nove anni dopo l'inchiesta dei carabinieri. Sarebbe stato permesso di entrare merce vietata nelle carceri di Bicocca e Piazza Lanza.

Di Laura Distefano |

Un sistema di filtraggio dal carcere all’esterno. A fare da cerniera sarebbero stati dal 2008 al 2013 alcuni agenti di polizia penitenziaria che sarebbero riusciti a far passare cellulari e altri prodotti vietati e anche a organizzare summit. Alcuni addirittura sarebbero stati a bustapaga del clan mafioso. Una fotografia inquietante che emerse nel 2014 quando scattò l’operazione dei carabinieri che portò all’arresto di un assistente capo e a quattro avvisi di garanzia. Molti input arrivarono dai pentiti.

Le carceri girevoli

Oggi quell’immagine è stata cristallizzata nel verdetto emesso ieri dalla prima sezione del Tribunale penale. La presidente Grazia Anna Caserta ha condannato due imputati e assolto due. Nel frattempo uno dei cinque coinvolti è scomparso. Gerardo Giuliano Cardamone, ex comandante della penitenziaria di Bicocca è stato condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno e corruzione, Antonio Raineri, ex assistente capo a Piazza Lanza, a 6 anni per corruzione (anche se per una delle contestazioni è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione). Cardamone per gli inquirenti sarebbe stato al ‘servizio’ della cosca Laudani. Raineri è al secondo processo simile: era già finito nei guai nel 2012 quando fu trovato o in possesso di un pacco con cocaina, marijuana, profumi e alcuni pizzini da consegnare a un detenuto dietro il pagamento di una “parcella”.  I due sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. Il Tribunale ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dei Vito Limonelli per morte del reo. Assolti Mario Musumeci e Giuseppe Seminara perché il fatto non sussiste.

La soddisfazione della disaccordò di Musumeci

«Siamo evidentemente soddisfatti della pronuncia del Collegio, abbiamo profuso un grande impegno professionale per provare l’assoluta estraneità di Mario Musumeci ad accuse così gravi (corruzione e droga, aggravate dall’agevolazione mafiosa). Il rigore metodologico e valutativo del Tribunale ha consentito di giungere ad una pronuncia pienamente assolutoria che rende giustizia al nostro assistito», commentano i difensori di Musumeci, gli avvocati Luca Mirone, Giuseppe Grasso e Mario Brancato.

Pronto al ricorso il legale di Cardamone

Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 60 giorni. «Il dispositivo mi lascia al momento un po’ perplesso – dichiara l’avvocato Dario Fina, che assiste Cardamone – certamente non riesco a individuare le ragioni della condanna a fronte dell’assoluzione di due altri coimputati. Anche l’esclusione delle aggravanti del 416bis mi lasciano perplesso a fronte della contestazione di concorso esterno e un’ipotesi di corruzione aggravata dall’articolo 7. Ritengo che a naso ci possa essere lo spazio per proporre dei motivi di impugnazione».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA