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Assoluzione, Mario Ciancio: «Percorso faticoso ma sempre con fiducia nella giustizia»

L'editore del quotidiano "La Sicilia" commenta la sentenza del Tribunale di Catania

Redazione La Sicilia

26 Gennaio 2024, 19:18

Mario Ciancio

Mario Ciancio

«Accolgo con gioia e soddisfazione il pronunciamento del Tribunale di Catania, giunto a esito di un lunghissimo e assai faticoso percorso nel corso del quale ho sempre serbato rispetto e fiducia nella giustizia. Desidero porgere un sentito ringraziamento ai miei avvocati, encomiabili per professionalità e dedizione, e a tutti coloro i quali, nel corso di questi anni, mai mi hanno fatto mancare stima, affetto e sostegno». Così Mario Ciancio Sanfilippo sulla sentenza del Tribunale di Catania che lo ha assolto dall’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa.

La richiesta della Procura

La Procura aveva chiesto per l'editore catanese la condanna a 12 anni e la confisca dei beni che gli erano stati dissequestrati. Il processo, iniziato nel 2017, dopo anni di indagini e decisioni contrastanti di diversi gip, verteva su presunti rapporti con esponenti di spicco di Cosa nostra etnea legati alla 'famiglià Santapaola-Ercolano. Ipotesi sempre contestata dall’imprenditore e dai suoi legali, gli avvocati Carmelo Peluso, Giulia Buongiorno, e Francesco Colotti.

La difesa

Per l’avvocato Peluso, «dopo tanti anni di processo, si può dire che la verità ha trionfato con il Tribunale che ha messo la parola fine a una brutta vicenda». «Il processo - aggiunge il penalista - è stato il frutto di un percorso particolare, attento, e di un contraddittorio sempre leale e corretto con la Procura». Commosso alla lettura della sentenza l’avvocato Colotti: «È una delle sentenze più belle dal punto di vista professionale - dice il penalista - e mi sono commosso per il risultato, ma anche al pensiero che con questo dispositivo viene restituita la dignità a Mario Ciancio Sanfilippo».

Gli avvocati della difesa, Peluso e Colotti

Le parti civili

Se la Procura non commenta la sentenza, in attesa di leggere le motivazioni che saranno depositate entro i prossimi novanta giorni, parla una delle parti civili: Dario Montana, fratello del commissario Beppe assassinato da Cosa nostra il 28 luglio del 1985, che si dice «soddisfatto perché abbiamo raggiunto un risultato storico: Mario Ciancio Sanfilippo andato a giudizio, e questa città non voleva che si celebrasse il processo, e crediamo che la verità storica sia stata affermata» e che «sul destino giudiziario» dell’editore «siamo indifferenti».
La famiglia Montana, assistita dall’avvocato Goffredo D’Antona, si era costituita per un necrologio che il quotidiano La Sicilia non pubblicò sull'uccisione da parte della mafia del capo della "Catturandi" della squadra mobile di Palermo. Le altre parti civili erano l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Libera e il Comune di Catania.

Il Cdr

Per il cdr de La Sicilia la sentenza «solleva anche il corpo redazionale da anni sottoposto ad accuse mediatiche su presunti favori alla mafia» e auspica che «in un momento di grave crisi dell’editoria, questa sentenza possa sgombrare il campo da nubi e contribuire a un rilancio del quotidiano». L’Assostampa regionale e di Catania auspicano che «l'assoluzione possa ridare serenità occupazionale a decine di giornalisti e lavoratori impegnati nelle redazioni del Gruppo editoriale».

Nell’ambito della stessa inchiesta, il 22 gennaio 2022, con decisione della Cassazione che ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura generale, è diventato definitivo il dissequestro dei beni riconducibili all’imprenditore che era stato disposto dalla Corte d’appello di Catania, dopo essere stati sequestrati il 24 settembre del 2018.
L’editore, 91 anni, è stato per decenni anche direttore del quotidiano La Sicilia, incarico da cui si è dimesso il giorno del sequestro dei beni. È stato anche presidente per due mandati della Fieg e per anni nel cda dell’ANSA, ricoprendo anche l'incarico di vicepresidente.