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“Avvelenò” la prozia per avere l’eredità: arrestata a Catania la nipote che aveva portato in Sicilia l’anziana parente

La donna è stata posta ai domiciliari, con l’uso del braccialetto elettronico, accusata di circonvenzione di incapace e omicidio aggravato

Di Redazione |

Avrebbe provocato la morte di una prozia di 80 anni, facendole ingerire del cibo che la donna non avrebbe dovuto mangiare dovendosi alimentare solo di omogeneizzati, facendo ricondurre il decesso a cause naturali per potere beneficiare dell’eredità. E’ l’accusa contestata dalla Procura di Catania a una pronipote della vittima, Paola Pepe, che è stata arrestata da carabinieri della stazione di Aci Castello, dipendente dalla compagnia di Acireale, con il supporto dei militari di Asiago (Vicenza). Il caso è quello di Maria Basso, 80 anni, che era “sparita” a dicembre del 2022 da una casa di riposo di Asiago e successivamente morta ad Aci Castello.

La donna arrestata – che aveva portato in Sicilia l’anziana e ricca parente e l’aveva messa in una Rsa – è stata posta ai domiciliari, con l’uso del braccialetto elettronico, accusata di circonvenzione di incapace e omicidio aggravato.

I sospetti

L’anziana disponeva da quanto emerso di un ingente patrimonio fra conti correnti, gioielli e immobili: secondo indiscrezioni, si tratta complessivamente di oltre mezzo milione di euro. Sono stati altri parenti della donna a presentare denuncia ai carabinieri di Bassano del Grappa per l’ipotesi di circonvenzione di incapace. Il loro sospetto era che l’anziana fosse stata convinta con l’inganno a trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza, ovvero a Catania, e sia stata indotta, sfruttando le sue condizioni di salute, a cambiare il suo testamento. Un sospetto avvalorato dal fatto che l’80enne aveva revocato poco prima di morire la nomina di una procuratrice speciale che la seguiva da anni indicando al suo posto la nipote..

La morte

La vittima, che non era autosufficiente, è morta, il 16 dicembre 2022, in una casa di cura di Aci Castello, in provincia di Catania, dove l’anziana risiedeva da circa quindici giorni. Il decesso, ricostruisce la Procura di Catania, sarebbe da collegare «all’ingestione avvenuta cinque giorni prima di cibi solidi, per lei fortemente dannosi a causa delle patologie da cui era affetta, che le consentivano di nutrirsi solo attraverso cibi omogeneizzati».

Le indagini dei carabinieri, secondo l’accusa, avrebbero permesso di «fare luce sull’articolato disegno criminoso tessuto dall’indagata, che avrebbe causato la morte dell’anziana, ritenuta in un primo momento riconducibile a cause naturali, al fine di potere beneficiare della relativa eredità».

Il nuovo testamento

Il progetto criminale della pronipote, ricostruisce la Procura di Catania, sarebbe stato «portato avanti facendo dapprima sottoscrivere all’anziana una procura generale anche per il compimento di atti di straordinaria amministrazione in proprio favore». E proseguito, poi, il 9 dicembre del 2022, «facendo sottoscrivere un testamento pubblico con cui, revocata ogni precedente disposizione, la istituiva quale unica erede universale».

Un atto, contesta la Procura, firmato due giorni prima del «triste epilogo, allorquando, contravvenendo alle prescrizioni mediche, avrebbe portato fuori a pranzo l’anziana, facendole mangiare cibi solidi, a seguito della cui ingestione l’anziana sarebbe poi deceduta dopo giorni di sofferenze». Secondo quanto è stato ricostruito, al ristorante la donna avrebbe ordinato per la prozia un piatto di pasta e più precisamente di spaghetti.

L’inchiesta

L’inchiesta della Procura di Catania ha preso le mosse da Vicenza. A denunciare la “scomparsa” della donna erano stati suoi eredi diretti che avevano presentato una denuncia ai Carabinieri di Bassano del Grappa ipotizzando come detto la circonvenzione di incapace. La Procura di Vicenza aveva aperto un’inchiesta disponendo, come atto urgente, la riesumazione della salma e l’autopsia e poi ha trasmesso tutti gli atti alla Procura distrettuale di Catania, competente per territorio.

La “strana” improvvisata

La vicenda prende corpo dalla “strana e improvvisa” presenza della pronipote e del suo compagno alla festa per l’ottantesimo compleanno della vittima, il 4 settembre del 2022. A organizzare la festa con alcuni parenti era stata un’amica di vecchia data, nominata anni prima sua procuratrice per il compimento di atti di ordinaria amministrazione, una festa con alcuni parenti, alla quale era stata invitata la madre dell’indagata arrestata ieri.

«In quell’occasione, sin da subito – ricostruisce la Procura di Catania – i congiunti dell’anziana si sarebbero insospettiti per la presenza della pronipote, che, sebbene non fosse stata invitata alla festa e nonostante non avesse mai avuto rapporti frequenti con la prozia, avrebbe mostrato nei suoi confronti un attaccamento quasi morboso».

Le “visite” in banca

Da quel momento, «con il suo atteggiamento ostentatamente disponibile e affettuoso», nell’arco di soli due mesi, «l’indagata avrebbe approfittato dell’affetto e dello stato di forte vulnerabilità della vittima, mostrando sin da subito un fortissimo interesse per il suo patrimonio, recandosi in diverse occasioni nella banca dove l’anziana era titolare di conti correnti». Circostanze che «avevano insospettito il direttore e i funzionari» dell’istituto di credito «inducendoli a presentare un esposto alla locale Procura».

L’indagata, è la ricostruzione della Procura di Catania su indagini dei Carabinieri, «sarebbe riuscita, quindi, a convincere l’anziana a revocare la procura generale anni prima rilasciata in favore dell’amica di vecchia data» e, il «2 dicembre del 2022, dopo averle fatto trascorrere la notte presso una struttura ricettiva in Asiago, avrebbe costretto l’anziana ad affrontare senza soste il gravoso viaggio in auto fino ad Aci Castello, trasferendola, nottetempo, in una residenza per anziani».

All’80enne non sarebbe stata data nemmeno la possibilità di portare con sé i suoi effetti personali, né di salutare le persone care, che non erano state informate del trasferimento. Per la lunga trasferta, inoltre, l’indagata non avrebbe neanche recuperato i farmaci che la prozia giornalmente assumeva.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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