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Catania: la trattativa per il debito di droga, il boss detenuto chiede la mediazione di un cappelloto

Lorenzo Saitta, due anni fa, chiedeva di parlare con Orazio Finocchiaro da poco a piede libero.

Laura Distefano

25 Gennaio 2024, 13:19

Saitta e Finocchiaro

Un boss che discute con un altro boss. Nelle carte del blitz Sottosopra ci sono i dialoghi intercettati di Lorenzo Saitta, anzi “Salvuccio” u scheletru (come lui stesso precisava nelle telefonate) con Orazio Finocchiaro iattaredda. Fin qui nulla di strano. Ma sta di fatto che il santapaoliano è detenuto da un po’ di anni. I carabinieri hanno scoperto, captando le conversazioni di Federico Livoti, che l’ergastolano, mentre era recluso a Napoli, aveva a disposizione un cellulare. Per la Procura, Saitta avrebbe addirittura fornito le direttive per il traffico di droga al viale Nitta 12.

Il giorno di San Valentino di due anni fa ‘u scheletru” avrebbe chiesto a Livoti di portare il telefono a una terza persona, poi identificata in Orazio Finocchiaro, tornato libero dopo diversi anni di carcere. Fu ritenuto un cappelloto della frangia dei carateddi.

Saitta: «Ti sto dicendo, ti ricordi quando c'è stato quello che ha fatto quella telefonata è ha detto tutte quelle parole sceme … incomprensibile … te lo ricordi?»

Livoti: «Si… quello del 127?»

Saitta: «Bravo! Portagli questo telefono…»

L’ergastolano e il boss a piede libero avrebbero dovuto discutere di un debito ingente di droga che si sarebbe accumulato nel corso della latitanza del genero Tony Trentuno, all’epoca ricercato per il blitz Quadrilatero. È stato catturato qualche giorno dopo dai carabinieri.

Saitta:«Te la posso dire una parola, invece ma sta cosa vedi che c'è una incomprensione enorme, vita (si accavallano le voci, incomprensibile) aspetta vi … io mi voglio impegnare, stiamo parlando per questa storia qua, giusto?»

Finocchiaro: «Ma la storia che sappiamo noi con quelli che sei li tu!»

Saitta: «Eh … ma li c'è un incomprensione enorme (si accavallano le voci incomprensibile) ascoltami io sono con te, non contro di te, se io ho l'impegno la volontà di aiutarlo e cercare di evitarla questa situazione e di chiuderla nel più breve tempo possibile (incomprensibile) ma vedi che questi qua sono scemi lo sai perchè? allora io potrei dirti… incomprensibile … anche di più, perché non devo pagare!»

Saitta chiedeva a Finocchiaro di aprire una trattativa. I creditori pretendevano 517.000 euro, ma il boss di San Cocimo - parente di Maurizio Zuccaro - avrebbe riconosciuto solo la somma di 270.000 euro dei quali 50.000 già pagati.

L'incomprensione

La cifra sarebbe cresciuta a causa di un'incomprensione e il carateddu avrebbe preso tempo («aspetta forse non mi stai capendo, io ho preso tempo … incomprensibile … per la somma tu mi devi far sapere a me sicuro tramite la nostra famiglia com'è … incomprensibile!») e raccontava quanto stabilito durante una sorta di summit («ti volevo spiegare quello che si è detto ieri»). Alla riunione era dovuto andare Finocchiaro per l’assenza di un familiare di Saitta («…il parente che hai, quello che cammina con me!»), che è stato bollato come incapace («quello è un mongoloide, quello là, ora ora l' hai visto come l'ho rimproverato?!») in quanto avrebbe stabilito un tariffario troppo basso per il clan. Per Saitta infatti avrebbe fatto «passare i guai».

Finocchiaro cercava di spiegare al boss come stava andando la mediazione («aspetta fermo, io te lo devo spiegare com'è, almeno sei preparato!»). Si doveva trovare un accordo sia sul prezzo che sulla qualità della droga. Ma Finocchiaro voleva prendere tempo sulle scadenze di pagamento («A posto io ora mi devo mettere d'accordo solo, che mi fa sapere alla nostra famiglia il prezzo preciso e io gli dico sono questi se vuoi te li prendi (si accavallano le voci incomprensibile) … altrimenti non ci sono nemmeno questi.!»).

Il cappelloto, però, minaccia ritorsioni nei confronti dei creditori se avessero avanzato pretese («ed io glielo infilo nel culo … perché? I soldi della rimanenza! Io di quelli che gli devo mandare a lui non gli mando niente! Forse non l’hai capito! Questo ti voglio dire!»).

Saitta però raccomandava a Finocchiaro il massimo della diplomazia in quanto con i rifornitori aveva affari a cui non poteva rinunciare. Saitta: «…Soverchierie questi qua a te e a me interessano!».

Finocchiaro: «Lo so, ti ho capito quello che vuoi dire: se si comportano regolari andiamo avanti!»
Saitta: «Bravo, perché…»

Finocchiaro: «Oh!»

Saitta: «La sotto c'è la spazzatura! qua noi per dire qualche cento euro li vediamo siamo tranquilli, siamo sereni, siamo lontani dai guai mi capisci!?»

Finocchiaro: «Ti ho capito … (accavallamento di voci) … io devo vedere che lui mi usa la regolarità perché se non usa la regolarità che vuole fare il furbacchione io me lo inchiappetto diversamente mi segui?».

I due parlavano di “famiglia”. Ma c’è stato un cambio di casacca mafiosa?