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L'intervista

Catania, Natale alle porte: “è allarme usura”

Molti piccoli imprenditori per far quadrare i conti potrebbero rivolgersi agli strozzini dopo aver visto le porte chiuse delle banche.

Di Laura Distefano |

Non sono tempi facili per i piccoli imprenditori che a fine anno devono fare quadrare i conti. E poi ci sono le spese per i doni da mettere sotto l’albero. Insomma il Natale rischia di trasformarsi in un incubo soprattutto per i commercianti che hanno dovuto affrontare le stangate dopo la pandemia e i rincari su materie prime e risorse energetiche. E il rischio di cadere nella trappola degli strozzini è dietro l’angolo. Gli usurai in questi momenti appaiono come gli angeli custodi che mettono mano al portafogli e fanno prestiti, ma è al momento della restituzione che quello che sembrava come una ventata di ossigeno è in verità un cappio che porta al soffocamento.

L’analisi di Libera Impresa

Il presidente dell’associazione Libera Impresa Rosario Cunsolo non ci gira certo intorno: «Non ci nascondiamo dietro un dito, il fenomeno è più diffuso di quello che può sembrare. È bastato un sondaggio tra noi soci per capire quanto l’usura rischia di diventare l’istituto di credito illegale». Per Cunsolo l’unica soluzione è intervenire sulle regole dell’accesso al credito. «Oggi le banche non ti concedono prestiti se non davanti a garanzie che purtroppo non tutti possono possiedono». E purtroppo l’usura appare l’unico sistema per poter tappare il buco ed evitare il fallimento. Si pensa di potercela fare ma poi si finisce in un circolo vizioso. «Io ho assistito vittime che si sono rivolti agli usurai addirittura per pagare le rate di altri prestiti usurai. Si diventa schiavi».

Le ombre della mafia e non solo

L’usura è un ramo di attività illecita della criminalità organizzata, ma ci sono anche personaggi fuori dai contesti prettamente mafiosi – come dimostrano diverse inchieste – che sono dediti a questa forma criminale di arricchimento. Il problema è che poi se il debitore non è preciso nei pagamenti si ricorre a minacce e violenze. «Il nome mafioso fa ancora paura, ma non è solo questo che molte volte – spiega Cunsolo – non fa trovare il coraggio di denunciare. Anche la vergogna è un ostacolo. Molte volte si ricorre all’usura senza nemmeno che i familiari lo sappiano. Ammetterlo significa ammettere un fallimento. E un’altra cosa: se denuncio poi chi mi farà un altro prestito?».

La proposta alle banche

Per Cunsolo l’unica arma per sconfiggere questo insidioso e pericoloso sistema criminale che fa tanto male al tessuto economico ed imprenditoriale è quello di cambiare il sistema di accesso al credito. «Le banche potrebbero concedere a questi imprenditori, che magari non hanno i requisiti richiesti, dei crediti a tassi più alti affiancandogli un tutor che potrebbe anche supportarli nel lavoro di impresa e su come investire il denaro ottenuto». Un recente report di Confcommercio parla della percezione dell’usura di un imprenditore su quattro. «Secondo me a Catania sfioriamo quasi il 2 su 4. La politica deve fare la sua parte e chiedere interventi sulle politiche bancarie. Le forze dell’ordine fanno già la loro parte in modo eccellente. A ogni denuncia arriva sempre l’arresto. Ma alla repressione va affiancato un nuovo sistema di accesso al credito», conclude.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA