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Da Palermo a Catania, Sicilia sempre invasa da rifiuti. E sui termovalorizzatori la Regione un giorno accelera e l'altro frena

L'Isola da più di vent'anni è in emergenza tra le cattive abitudini degli utenti e la schizofrenia di chi dovrebbe cercare di risolvere il problema

Redazione La Sicilia

04 Agosto 2023, 11:40

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L'emergenza rifiuti in Sicilia è emergenza da sempre. E dai tanti governatori che si sono succeduti negli ultimi 20 anni sono arrivate solo promesse in campagna elettorale. Da Cuffaro a Lombardo, da Crocetta a Musumeci fino all'attuale presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, non c'è stato uno che abbia davvero affrontato questo problema che assilla buona parte dei siciliani onesti che pagano la Tari e vorrebbero vedere città più pulite e maggior decoro a fronte di tasse sempre più elevate.

Nell'ultimo anno anno l'Isola ha certamente migliorato sensibilmente le sue performance di raccolta differenziata (pur essendo ancora lontanissima da quel 65% che sarebbe l'obiettivo), ma appare chiaro a tutti che comunque la parte che non si riesce a differenziare in qualche maniera deve essere smaltita.

Impianti inevitabili

Anche se l'Italia arrivasse al 65% di raccolta differenziata (l'obiettivo Ue al 2030), avrebbe comunque bisogno di nuovi termovalorizzatori al Centro e al Sud, in particolare in Sicilia. Secondo il rapporto Was, lo studio annuale sul settore rifiuti della società di consulenza Althesys, la Sicilia avrebbe bisogno di bruciare almeno 1 milione di tonnellate di rifiuti all'anno. Per dare un termine di paragone, il termovalorizzatore di Acerra, l'unico di grandi dimensioni nel Sud, ha una capacità di 600.000 tonnellate all'anno.

Che ci sia ancora una buona frazione di rifiuti da mandare in discarica (o si spera in un futuro incenerire) è comunque sotto gli occhi di tutti. La crisi della discarica palermitana di Bellolampo per esempio ha ricreato il prbolema dei roghi notturni di rifiuti in diversi quartieri del capoluogo. La raccolta dei rifiuti bloccata in questi ultimi giorni ha provocato decine di piccole discariche a cielo aperto a Palermo. E come spesso accade si ripetono gli incendi di rifiuti. I roghi sono divampati in via Brunelleschi, in via Tiepolo, in viale Lazio angolo via Empedocle Restivo, in vicolo Giordano e via Decollati. I vigili del fuoco sono stati impegnati per ore a spegnere i roghi. Un incendio rifiuti anche in provincia di Palermo a Misilmeri in contrada Marraffa. La Rap, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti nel capoluogo, ha reso noto che per eliminare la spazzatura accumulata per strada dopo i problemi sorti nella discarica di Bellolampo per l’incendio che ha coinvolto l’impianto, ci vorrà almeno una settimana.

Cattive abitudini

Non va tanto meglio a Catania, dove sebbene sia in atto un regime di raccolta differenziata porta a porta in tutta la città sono ancora tante, troppe, le discariche a cielo aperto in mezzo alla strada (da Cibali a Librino fino a Picanello ma anche a San Cristoforo), create da cittadini che non vogliono piegarsi al riciclo. «C’è una crescita evidente della differenziata - hanno detto a La Sicilia i rappresentanti aziendali della Ecocar che gestisca il Lotto Sud- ma è un percorso che spesso viene rallentato dalle cattive abitudini dei cittadini. I cumuli abusivi di rifiuti rappresentano un vero freno. Crediamo che molto si possa fare, ma chiediamo aiuto agli abitanti della nostra città. Se la differenziazione viene effettuata già all’interno delle abitazioni, il nostro servizio avviene con più rapidità e efficacia. Ma se il 40% dei rifiuti li troviamo per strada tutto si complica, a discapito del raggiungimento dell’obiettivo comune: rendere Catania più pulita».

Oggi come è noto le discariche esistenti sono tutte al limite, il termovalorizzatore per la Sicilia sembra una necessità ineludibile. Tanto che Schifani proprio l'altro ieri in una dichiarazione a La Sicilia ha sottolineato che in regione c'è bisogno addirittura di due impianti di termovalorizzazione, uno a Palermo e uno a Catania spiegando di voler accelerare su questo fronte che crea problemi sanitari e restituisce l'immagine di un'Isola sempre più sporca.

E i poteri speciali?

Schifani aveva anche annunciato che c'era la disponibilità di Roma a concedere poteri speciali - così come già avvenuto per la Capitale con il cosiddetto 'modello Gualtieri' - alla Sicilia per «programmare la "chiusura del ciclo dei rifiuti"» grazie a «uno snellimento delle procedure autorizzative». Ma ancora niente.

E ieri l'assessore all'Energia Roberto Di Mauro ha precisato: «L'obiettivo del governo regionale è di affrontare il tema dei rifiuti con un piano complessivo che sarà pronto ai primi di ottobre». Di Mauro ha sottolineato che i «termovalorizzatori sono previsti» ma al momento non è possibile quantificarne il numero e dove verranno realizzati: «Prima dobbiamo conoscere adeguatamente la quantità di produzione di rifiuti e quanto di questi possono essere destinati al recupero energetico. Solo dopo questo passaggio, saremo in grado di stabilire il numero in quale località installarli».

Tradotto: potrebbe finire anche questa legislatura senza che la Sicilia abbia un impianto che permetta di chiudere il ciclo dei rifiuti