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Ergastolo per il nipote di Nitto Santapaola: “Fu il mandante dell’omicidio di Vito Bonanno”

Vincenzo “il grande”, figlio di Salvatore, è stato condannato per un omicidio risalente al 1995

Di Redazione |

Vincenzo Santapaola “il grande” – per distinguerlo dal cugino omonimo figlio di Benedetto – colleziona un altro ergastolo nel suo curriculum criminale. Ieri, intorno alle 13, è arrivata la sentenza della Corte d’Assise, presieduta da Maria Pia Urso, che ha condannato il boss di Cosa nostra per l’omicidio di Vito Bonanno, avvenuto davanti all’Etna Bar nel 1995. Il figlio di Salvatore Santapaola (a sua volta deceduto da tempo) sarebbe stato secondo il teorema della Procura etnea il mandante dell’assassinio dell’uomo che avrebbe avuto la colpa di essere un fedelissimo di Giuseppe Pulvirenti, ‘u malpassotu. Quando i santapaoliani seppero della decisione di Pulvirenti di collaborare con la giustizia ci sarebbe stato l’ordine di “sterminarli”. E così fu. Per questo delitto è stato già condannato in passato Maurizio Zuccaro, cognato di Enzo Santapaola, che fu inchiodato dal super pentito Santo La Causa, che è stato il reggente di Cosa nostra.

La Corte d’Assise dunque ha accolto la richiesta formulata dal pm Rocco Liguori al termine della requisitoria in cui ha citato le dichiarazioni di Francesco Squillaci “martiddina”, che puntò il dito contro il rampollo di Cosa nostra.

Questo processo è frutto della maxi inchiesta del Ros denominata “Thor”, che poco prima della proclamazione della pandemia Covid da parte dell’Oms fece luce su decine e decine di omicidi commessi nel Catanese fra la fine degli anni Ottanta e il 2007.

Nel troncone ordinario è anche imputato Alfio Adornetto, ritenuto l’uomo che diede le indicazioni ai killer per rintracciare il giovanissimo Giuseppe Torre. Il diciottenne di Misterbianco fu sequestrato, interrogato, torturato e poi bruciato vivo. L’unica colpa del ragazzo fu quella di essere il figlio di una donna che aveva contatti con Gaetano Nicotra, il nemico giurato del capomafia Pulvirenti. Il pentito Filippo Malvagna ha raccontato i retroscena più inquietanti di quel delitto: come il particolare delle gambe di Torre che ancora si muovevano mentre lo bruciavano.

La Corte d’Assise ha condannato Adornetto a 14 anni di reclusione. E pensare che l’imputato, difeso da Vincenzo Bellino, per lo stesso delitto era stato assolto. A questo punto i difensori attendono di leggere le motivazioni della sentenza che saranno depositate tra 60 giorni. I legali di Enzo Santapaola, gli avvocati Salvatore Centorbi e Salvatore Pietro Paolo Puglisi, annunciano già il ricorso in appello.

Quattordici anni sono stati inflitti ad Alfio Adornetto: fu lui a indicare ai killer inviati dal “malpassotu” dove si trovava Giuseppe TorreCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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