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Fondi neri, appalti, video hard e ricatti: tutte le nuove accuse al “sistema Montante”

Di Mario Barresi |

CALTANISSETTA – Non era ancora finita, ma non finisce qui.

Che l’inchiesta sul “sistema Montante” avrebbe riservato sviluppi s’era già capito lunedì, il giorno dell’arresto, assieme ad altri cinque, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Non si immaginava che gli sviluppi sarebbero stati così rapidi. E così clamorosi. La Procura di Caltanissetta ha notificato ieri gli inviti a comparire, firmati dal procuratore aggiunto Gabriele Paci e del sostituto Maurizio Bonaccorso, a nove persone ritenute componenti di un’associazione a delinquere «per commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione, di abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti». Oltre allo stesso Antonello Montante (a cui si contesta l’aggravante di «aver diretto, promosso ed organizzato l’associazione»), in questo nuovo filone sono indagati: l’ex governatore Rosario Crocetta; gli ex assessori regionali alle Attività produttive. Linda Vancheri e Mariella Lo Bello; l’ex commissario Irsap, Maria Grazia Brandara; gli imprenditori Giuseppe Catanzaro (presidente di Sicindustria), Rosario Amarù (presidente di Sicindustria Centro Sicilia), Carmelo Turco (delegato ai rapporti con le industrie petrolchimiche di Sicindustria) e Totò Navarra.

Questi i «modelli organizzativi criminosi» e i relativi «ruoli»: Montante, Turco, Amarù, Navarra e Catanzaro «finanziavano illecitamente la campagna elettorale del 2012 di Crocetta, versando 200.000 euro circa ciascuno». Il governatore eletto, «su richiesta di Montante» nominava prima Vancheri e poi Lo Bello assessori alle Attività produttive, nonché Brandara commissario dell’Irsap. Le due componenti del governo consentivano a Montante «di ottenere contributi, finanziamenti per imprese riconducibili quest’ultimo o a soggetti al medesimo vicini, nonché altre utilità». Catanzaro, socio della “Catanzaro Costruzioni Srl” di Favara, «otteneva illecitamente appalti nel settore dei rifiuti tramite Crocetta»; Turco e Amarù, soci rispettivamente di “Turco Costruzioni Srl” e “Amarù Giovanni Srl”, entrambe nella zona industriale di Gela, ottenevano «illecitamente tramite Montante e Crocetta appalti presso gli stabilimenti Eni»; per Navarra, vicepresidente di “Pfe Spa” «illecitamente appalti nel settore delle pulizie presso enti pubblici» sempre grazie a Crocetta. Il tandem Lo Bello-Brandara, inoltre, costringeva Alessandro Ferrara (dirigente generale delle Attività produttive, fra gli indagati del filone principale) «a redigere atti» contro Marco Venturi e Alfonso Cicero e «a presentare denunce contro i medesimi all’Autorità Giudiziaria».

Crocetta è indagato anche per concorso in corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In qualità di presidente della Regione, avrebbe accettato «uno scambio illecito» con i cinque imprenditori, definito «un rapporto a prestazioni plurime» con forme e cadenze di «un contratto di somministrazione a contenuto corruttivo» con «periodicità discontinua» eppure «in un rapporto saldamente unitario».

Per approfondire leggi anche: Crocetta: «Il filmino è una bufala come quella de l’Espresso»

Crocetta – nominando Vancheri, Lo Bello e Brandara, e poi favorendo l’assegnazione degli appalti a Turco, Amarù, Navarra e Catanzaro – avrebbe compiuto attii «espressione del tradimento della funzione», in una «attività discrezionale condizionata dall’unico scopo di ottenere e lucrare utilità provate». Quali utilità? Un milione per la campagna elettorale, ma anche – da Montante in particolare – «l’aiuto per impedire che venisse reso pubblico da parte dei giornalisti un video scabroso» sulla sua «vita privata». Per gli stessi fatti Montante, Turco, Amarù, Navarra e Catanzaro sono inoltre indagati come corruttori di Crocetta. Per l’ex governatore e i cinque imprenditori si ipotizza anche il reato di finanziamento illecito al Megafono.

Non era ancora finita, ma non finisce qui.

Twitter: @MarioBarresi

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