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Grave infortunio durante la cattura di Bernardo Provenzano, poliziotto risarcito

Il suo ricorso accolto dal Tribunale di Aosta

Redazione La Sicilia

12 Maggio 2025, 14:45

Mafia: morto il boss Bernardo Provenzano

Il boss mafioso corleonese Bernardo Provenzano viene portato in questura a Palermo da agenti con il volto coperto da passamontagna, dopo l'arresto in un casolare di campagna nei pressi di Corleone l'11 aprile 2006. LANNINO-NACCARI / ANSA / LI

Il tribunale del lavoro di Aosta ha accolto il ricorso presentato da un funzionario di polizia gravemente infortunato durante una missione nelle operazioni per la cattura del superlatitante Bernardo Provenzano. I giudici gli hanno riconosciuto lo status di vittima del dovere e hanno obbligato il ministero a erogare al ricorrente circa 150mila euro oltre a tutti i benefici previsti dalla legge.

Nonostante l’evidente connessione tra l’incidente e l'attività investigativa ad alto rischio, il ministero dell’Interno aveva inizialmente rigettato la richiesta di riconoscimento come «vittima del dovere», classificando l’evento come un «semplice incidente in itinere».

Una tesi che, con determinazione e prove concrete, i legali Francesco Leone, Simona Fell, Raimonda Riolo e Flavia Maria Caradonna sono riusciti a smontare. Il giudice del lavoro ha così riconosciuto che la missione era parte integrante di un’attività investigativa di alto profilo e che l’infortunio subito dall’ufficiale - causa di un’invalidità permanente del 49% - rientra pienamente nella definizione di «evento lesivo occorso per causa di servizio in attività connessa alla tutela dello Stato». Il Tribunale ha quindi ordinato al Ministero di riconoscere lo status di vittima del dovere, disporre l'inserimento negli elenchi ufficiali ed erogare tutti i benefici economici e assistenziali previsti tra cui esenzione ticket, speciale assegno vitalizio, speciale elargizione e rivalutazione ai sensi di legge. «È una vittoria importante non solo per il nostro assistito - spiegano i legali - ma per tutti coloro che, nell’ombra, lavorano ogni giorno per la sicurezza dello Stato, spesso esposti a rischi enormi e senza tutele adeguate».