Il “Centro siciliano di fisica nucleare” e di struttura della materia rischia di chiudere perché senza fondi

Di Carmen Greco / 13 Luglio 2017

Un’eccellenza tutta catanese che rischia di scomparire. Il “Centro siciliano di fisica nucleare” e di struttura della materia è a secco di fondi e rischia di chiudere per sempre la sua sessantennale attività di ente scientifico che, negli anni, ha lavorato per il territorio, evitando la dispersione di quei talenti formati faticosamente, inanellando collaborazioni con le più prestigiose Università del mondo, contribuendo a diffondere la cultura tecnico-scientifica.
L’Sos lo lancia la direttrice del Centro, la prof. Alessia Tricomi, un altro di quei “genietti” della Fisica che vent’anni fa ha scelto di restare a Catania nonostante le allettanti sirene del Cern in Svizzera. «Perché credevo nel progetto di un Centro di eccellenza della Fisica e in quello che poteva significare per lo sviluppo del territorio, per la Sicilia».
E invece?
«Dal 2013 siamo a zero con i soldi per le borse di studio dell’asserorato regionale; avevamo come fonte di sostentamento la Provincia regionale che aveva erogato circa 80mila euro ma, da quando è scomparsa la Provincia, questi fondi non ci sono più. Avevamo anche i contributi del Comune di Catania che si sono azzerati già dal 2005 nonostante queste cifre fossero già in bilancio. Dal 2005 al 2010 avremmo dovuto ricevere circa 200mila euro. E, questo, nonostante varie richieste, sia a Stancanelli che a Bianco. A Bianco chiediamo un incontro dal 2013. Lui si è sempre dichiarato sensibile ai temi della ricerca scientifica, ma nei fatti non succede niente».
Come sopravvivete?
«Grazie ai fondi universitari che ci servono per pagare il personale. Non possiamo fare più ricerca, né istituire borse di studio con le quali siamo riusciti a trattenere in Sicilia i famosi “cervelli in fuga”. L’anno scorso tanto per citare un esempio, Emanuela Cavallaro (la fisica nucleare catanese che si è aggiudicata l’ambitissimo premio di un milione e mezzo di euro dall’Erc, European Research Council ndr) ha avuto una borsa del Centro. Il 90% delle persone che sono strutturate qui, prof., o ricercatori, me compresa e il precedente direttore, il prof. Sebastiano Albergo, sono passati da una borsa di studio del Csfnsm».


Cosa potete fare?
«Partecipare ai bandi europei, ma non è facile perché ci chiedono di mettere a co-finanziamento delle cifre molto grosse che noi non abbiamo, quindi siamo praticamente tagliati fuori».
Quante persone lavorano al Csfnsm?
«In amministrazione ci sono due persone e le paghiamo, per ora, grazie all’Università che ci sta sostenendo, ma sono a costante rischio di perdere il lavoro. Possiamo coprire solo i loro stipendi, ma se queste cifre dovessero venire meno, finirebbero sulla strada e comunque un centro di ricerca non può vivere solo per pagare due stipendi, deve poter fare ricerca e istituire borse di studio. La nostra missione sono i giovani, la ricerca e la divulgazione scientifica».
A quali ricerche avete dovuto rinunciare?
«Ormai vanno a rallentatore, da anni non possiamo più comprare strumenti e, nella ricerca, se vuoi stare al passo, devi aggiornarti, comprare nuove apparecchiature… Ma, alla fine, la ricerca la riusciamo a fare attraverso gli altri Enti nazionali, Infs, Cnr, Inaf, quello che è critico sono le borse di studio per i ragazzi, e i ragazzi “sono” la ricerca. La ricerca la possono sì fare i 50enni, ma non hanno la stessa carica dei giovani o, perlomeno, per quanto tempo ancora la potranno fare? Dieci anni? Se vogliamo tenere i giovani a Catania abbiamo bisogno di risorse per le borse di studio e per la divulgazione scientifica. Per questo vorremmo anche andare nelle scuole dei quartieri difficili a spiegare ai bambini la scienza e che un altro futuro è possibile. Catania ha bisogno di crescere come città, e la crescita passa per la cultura. Le applicazioni vengono, ma su tempi lunghi, è la conoscenza la base della nostra crescita, se non capiamo questo, abbiamo perso».
Se dovesse riassumere la situazione in una formula di fisica?
«Se “F” sono i fondi, il limite per X che tende al 2018 dei fondi, è zero».

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Redazione
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