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L'inchiesta

Il compleanno degli orrori, il suocero: «Non volevo uccidere…»

La gip ha convalidato l'arresto dei carabinieri. Giovanni Nicolosi (nella foto) resta in carcere.

Di Laura Distefano |

«Non volevo uccidere ma solo difendere mia figlia e mia nipote». Giovanni Nicolosi resta in carcere. La gip Carla Aurora Valenti ha convalidato l’arresto in flagranza del 60enne che sabato scorso, durante una festa di compleanno a Mascalucia, ha ferito mortalmente con un coltello da sub da il genero Enzo Rizzotto. Il gip di Catania però ha ritenuto di far cadere l’aggravante dei motivi abbietti e futili. L’accusa è omicidio volontario.

L’udienza di convalida

Da quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della Tenenza di Mascalucia e della compagnia di Gravina di Catania, coordinate dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dalla pm Anna Maria Ciancio, l’indagato al culmine di una discussione ha colpito all’addome il 43enne che è poi deceduto durante il trasporto in ambulanza verso il pronto soccorso del Policlinico di Catania. Ieri mattina, il 60enne – difeso dall’avvocato Salvatore Pappalardo – ha risposto alle domande della giudice raccontando la sua versione di quanto accaduto quel pomeriggio in via Pablo Picasso, nella cittadina ai piedi dell’Etna.Intanto Nicolosi ha voluto spiegare le tensioni che c’erano con Rizzotto. Evidenziando che la figlia aveva convissuto con la vittima «solo negli ultimi mesi». La coppia viveva nella depandance attigua alla villetta teatro della tragedia. La nipote invece, visti i difficili rapporti con il padre, aveva scelto di vivere con il nonno materno.

«Ho sentito urlare…»

Ma arriviamo al party di compleanno della nipote. L’indagato ha raccontato che più volte avrebbe invitato Rizzotto durante i festeggiamenti ad andarsene per alcuni suoi atteggiamenti «aggressivi». A un certo punto il 60enne avrebbe sentito delle urla provenire dal cortile della palazzina su tre piani e dalla serranda avrebbe visto il genero assumere atteggiamenti violenti nei confronti di figlia e nipote. A quel punto Nicolosi, che portava il busto a seguito di un incidente avuto recentemente, avrebbe preso il coltello da sub, lungo 27 centimetri, dalla camera del figlio. «Volevo solo farlo spaventare». Ma quando è arrivato fuori cercando di farlo andare via, Rizzotto lo avrebbe schiaffeggiato. A quel punto «ho preso il coltello che avevo nascosto nella manica». Poi il ferimento rivelatosi fatale. «Non avevo intenzione di colpirlo», ha ripetuto l’indagato davanti al gip. Ma il tipo di arma usata dal Nicolsi ha avuto un peso non indifferente nella decisione della giudice, che ha deciso di confermare la misura cautelare della detenzione in carcere.Intanto oggi pomeriggio la pm Ciancio conferirà l’incarico al medico legale per l’esame autoptico. Gli esiti potranno dare risposte importanti sulla dinamica del delitto.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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