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Il delitto di Sara resta senza un perchè: "commesso per futili motivi e con crudeltà"

Lo scrive il gip di Messina che ha convalidato il fermo di Stefano Argentino che ha ammesso di aver ucciso la collega di cui si era invaghito continuando a tacere su altri aspetti

Redazione La Sicilia

02 Aprile 2025, 20:51

Sara Campanella, Stefano Argentino

Sara Campanella, Stefano Argentino

«Argentino ha agito con crudeltà e le modalità della sua condotta palesano la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive rispetto al normale processo di causazione della morte». Lo scrive il gip di Messina che ha convalidato il fermo di Stefano Argentino, lo studente che ha ucciso la collega di università Sara Campanella. Il giudice parla anche di premeditazione e risoluzione criminosa. Il giovane si era portato dietro il coltello per uccidere. Ad Argentino la Procura di Messina contesta anche l’aggravante di aver agito per motivi abietti e futili. Per il giudice, vista la natura violenta dell’indagato e la sua incapacità di frenare i propri istinti, c'è il rischio che possa compiere altri gesti simili.

Ai pm che lo hanno interrogato Argentino ha detto di aver avvicinato la vittima, il giorno del delitto, per avere notizie su un’operazione a cui si era sottoposta e per capire perchè non avesse riposto a un messaggio che lui le aveva mandato a gennaio. L'indagato ha aggiunto che la ragazza, come era capitato in passato, si era mostrata fredda e indifferente. Dell’aggressione non ha voluto parlare limitandosi a dire di essere fuggito perchè non sapeva cosa fare.

La mamma di Sara

E chiede giustizia la mamma di Sara. Distrutta dal dolore, Cetty Zaccaria, che stamattina è andata a dare l’ultimo saluto alla figlia al Policlinico, invita tutte le donne vittime di molestie a denunciare. «Sara voleva chiedere la tesi di laurea in oncologia, una ricerca sperimentale mi diceva, per poi specializzarsi e poi fare anatomia patologica per fare le autopsie. E invece adesso l’autopsia la faranno a te, amore della mia vita! Bisogna sempre parlare per denunciare! Aiutatemi a dare voce a Sara», ha scritto stamattina su Facebook. «Non sapevamo che fosse perseguitata da quel ragazzo, ma di certo lei non l’ha mai ricambiato», racconta.

L'ammissione

L'assassino a difendersi non ha nemmeno provato. Ha ammesso di aver ucciso Sara, ma sul perchè del gesto, sull'arma - il coltello mai ritrovato - e su chi l’abbia aiutato a fuggire non ha voluto rispondere. «Confuso, prostrato» - così lo definisce il suo legale, Stefano nelle due ore in cui si è trovato davanti al gip che ne ha convalidato il fermo ha accettato di rispondere solo ad alcune domande. E ossessivamente ha parlato di Sara, anche quando gli inquirenti gli chiedevano altro.
«Ha confessato il delitto, ha risposto in parte, ma non ha spiegato cosa lo ha spinto ad aggredire la ragazza. Si è certo reso conto della gravità dei fatti e sta male», ha detto l'avvocato Raffaele Leone, legale di Argentino per meno di 24 ore. Il difensore, uscito dal carcere in cui il ragazzo è detenuto, ha rimesso il mandato. «Io sono un civilista - ha spiegato ai giornalisti - e a lui serve un penalista. Resterò a disposizione solo fino a nuova nomina». Lo studente non avrebbe accennato ad alcun pentimento.

Il silenzio sul perchè del delitto

«Non so dire se nutra rimorso - ha aggiunto Leone -. E’ molto chiuso e d’altronde nessuno glielo ha chiesto». Perchè dopo averla seguita abbia tagliato la gola a Sara davanti a decine di persone Stefano non l’ha detto. «E' continuamente tornato sul suo rapporto con la vittima anche quando non era attinente alle domande. Era convinto che la ragazza ricambiasse in qualche modo il suo sentimento anche se ha ammesso che non erano mai stati fidanzati. Non ha parlato delle motivazioni del suo gesto però, né ha risposto sull'arma usata, ha proseguito il legale. Dei drammatici minuti che hanno preceduto l’omicidio, ripresi dalle videocamere di sorveglianza della zona che, passo passo hanno «seguito» tutti i movimenti dell’assassino, il ragazzo ha preferito non parlare. «Ha lasciato capire che a scatenare la sua ira è stata l’ultima discussione avuta con la vittima ma non ha dato particolari - ha detto Leone -. Era lucido ma molto frastornato dalla vicenda».

Indagini su eventuali aiuti per la fuga

Stefano non avrebbe risposto nemmeno alle domande sull'eventuale aiuto avuto nella fuga dopo l’omicidio. Ma da quanto scrive sempre il gip di Messina è emerso che la madre voleva aiutare il figlio a fuggire probabilmente dopo che questi aveva raggiunto Noto. «E' stato acquisito un biglietto, - spiega - scritto dalla madre dell’indagato, nel quale la donna faceva riferimento alla necessità di allontanarsi per un po', con la scusa di curarsi, nonostante dai successivi accertamenti non risultassero suoi particolari problemi di salute. Dietro l’allontanamento si nascondeva la volontà della donna di aiutare il figlio a non farsi trovare».