10 gennaio 2026 - Aggiornato alle 21:10
×

Il divieto di portare indumenti caldi e la detenuta malata di tumore che non può curarsi: tutte le disfunzioni del Pagliarelli

L'ispezione dell'Associazione Antigone nella struttura carceraria palermitana

Redazione La Sicilia

03 Febbraio 2025, 16:15

images (1)

Gravi criticità strutturali e sanitarie nel carcere Pagliarelli di Palermo. È quanto emerge dall’ultima visita dell’Associazione Antigone, che monitora le condizioni del sistema penitenziario in Italia. Durante l’ispezione, effettuata lo scorso 29 gennaio dal vice presidente di Antigone Sicilia l’avv. Francesco Leone, insieme ad altri due osservatori gli avv. Valentina Russo e Salvatore Cristaldi, accompagnati dalla direttrice del carcere, Maria Luisa Malato, e dal comandante della polizia penitenziaria, Giuseppe Rizzo, gli osservatori di Antigone hanno riscontrato diverse problematiche che incidono direttamente sulle condizioni di vita dei detenuti e sul rispetto dei loro diritti fondamentali.

Tutto nasce da una circolare del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, che dal 19 novembre scorso ha imposto restrizioni sull’ingresso di generi di prima necessità, come indumenti caldi in pile, farine e molti tipi di alimenti, incluso il pesce. Il divieto di portare indumenti pesanti è particolarmente grave, considerando che molte carceri siciliane, tra cui Pagliarelli, sono prive di riscaldamento.

A seguito di questa misura, nel carcere di Pagliarelli è in corso una protesta pacifica, con battitura di pentole sulle grate e rifiuto del vitto, una sorta di sciopero della fame. Già a metà gennaio, proteste simili si erano verificate nel carcere di Siracusa. Uno dei problemi più gravi riscontrati riguarda infatti l’assenza di riscaldamento in tutto l’istituto, una situazione che costringe i detenuti a fronteggiare le basse temperature con mezzi di fortuna, vestendosi a strati e utilizzando coperte insufficienti per garantire un adeguato riparo dal freddo. A questo si aggiunge il malfunzionamento dell’impianto idrico, che impedisce un’erogazione costante di acqua calda.

Un altro problema riguarda l’assistenza sanitaria. Nonostante la presenza di un presidio medico interno, l’accesso alle cure specialistiche è fortemente limitato. Le visite e gli esami vengono prenotati attraverso il Cup (Centro Unico di Prenotazione) come per il resto della popolazione. Pertanto i detenuti devono essere trasportati dalla polizia penitenziaria nelle strutture sanitarie della provincia disponibili per l’erogazione della prestazione richiesta. La cronica carenza di personale addetto al trasporto rende però impossibile garantire la presenza simultanea di più detenuti nelle strutture mediche, con il risultato che ogni giorno vengono annullate e riprogrammate tra le 10 e le 15 visite.

Un caso emblematico è quello di una donna malata oncologica che attende da oltre quindici giorni che l’Asp prenda in carico la sua situazione.  L’incertezza sui tempi di cura, come riporta il personale medico interno, solleva serie preoccupazioni sulla possibilità che la malattia possa progredire ulteriormente e divenire fatale.

Nonostante queste problematiche, il carcere Pagliarelli presenta anche aspetti positivi: la struttura è in discrete condizioni generali e sono stati recentemente rinnovati alcuni spazi comuni, tra cui la cucina centrale. Tuttavia, persistono gravi carenze che rendono il contesto detentivo altamente problematico nonostante gli evidenti sforzi di dirigenza e personale interno.

“A seguito di questa ispezione – spiegano Leone, Russo e Cristaldi, unitamente al presidente regionale di Antigone, l’avvocato Giorgio Bisagna - chiediamo interventi urgenti per garantire il diritto alla salute e a condizioni di detenzione dignitose. Nella consapevolezza dei grandi sforzi profusi dal personale interno, non si può eludere che l’assenza di riscaldamento, la mancanza di acqua calda e i ritardi nelle cure sanitarie sono criticità gravissime che devono essere risolte al più presto. Antigone chiede inoltre un serio ripensamento sulla circolare Dap, inutilmente restrittiva e destinata ad amplificare alcune delle criticità riscontrate. Un appello infine all’assessorato regionale alla salute e l’Asp Palermo affinché intervengano immediatamente sul sistema di prenotazione e erogazione dei servizi sanitari esterni, rendendo effettivo il diritto alla salute per i detenuti».