Il fratello del boss che ha fatto la spesa per i poveri: «È stata solo carità»

Di Redazione / 08 Aprile 2020

PALERMO – «La mia è stata un’azione caritatevole con l’associazione padre Pio dello Zen e con altre di diversi quartiere: raccogliere la spesa per persone che hanno bisogno. Non ho imposto nulla, non volevo dimostrare nulla se non fare un gesto buono in questo momento in cui alcune persone non hanno neanche un euro per mangiare». Lo dice Giuseppe Cusimano, 36 anni, sposato con tre figli, fratello di Nicolò con condanne per droga e mafia, l’ultima a 8 anni per associazione mafiosa, riferendosi a un articolo apparso sull’edizione locale di Repubblica in cui si parla di un’indagine dopo che sabato scorso in via Luigi Einaudi, allo Zen, sono stati distribuiti sacchetti colmi di generi alimentari per sua iniziativa.

Nell’articolo è scritto che Cusimano «due anni fa faceva incontri riservati con il capomafia di Tommaso Natale, Calogero Lo Piccolo e in un caso aveva incontrato anche il boss Giuseppe Serio». «Ho un precedente penale per lesioni a un poliziotto – dice Cusimano – Ero giovane e ho pagato. Non ho mai visto questo Lo Piccolo e con Serio è possibile che ci siamo visti: nel quartiere ci conosciamo tutti. Poi io vendo bombole di gas potrei avergliene portata una a casa».

«Sono stato contattato da un mio amico dell’esercito – racconta – che mi ha chiesto una mano per chiedere ai negozianti se potevano donare qualche aiuto alimentare. Noi vendevamo bombole allo Zen portavamo gas in tutte le case. L’ho chiesto anche sulla mia pagina Facebook che è pubblica. Ho chiesto anche 5 euro agli amici sempre pubblicamente. Nessuna imposizione e nessuna prova di potere. Io ho un deposito di bombole e un distributore di benzina. E già ho qualche problema col lavoro dopo l’uscita dell’articolo. Sarebbe giusto quando si scrive che vengano sentite tutte le campane».

Sulla pagina Facebook di Cusimano alcune persone insultano e calunniano il giornalista che ha scritto l’articolo. L’imprenditore ha anche scritto: «Ok x aiutare la gente e sfamare la gente sn orgoglioso di essere mafioso..».

«Sì sono arrabbiato perchè mi accusano di aiutare la gente per mafia. Io non insulto nessuno – dice – Non c’entro con quello che pensa la gente. Mia nipote ha scritto che “a noi la mafia fa schifo”. Non mi pare sia calunnia. Ho già contattato il mio avvocato. Ora dovevamo raccogliere le uova di Pasqua per i bambini ma non farò più nulla, sono stato diffamato e devo cautelare me e la mia azienda».

Intanto il Gruppo siciliano dell’Unci esprime solidarietà al cronista di Repubblica Salvo Palazzolo, minacciato e insultato sui social dopo l’articolo. L’Unci ricorda «che le intimidazioni e le minacce attraverso il web rappresentano la nuova emergenza dell’informazione cui occorre fare fronte velocizzando le procedure di identificazione degli autori e, se è il caso, predisponendo ulteriori modifiche normative».

Solidarietà anche dal presidente dell’Antimafia regionale Claudio Fava: «Peggio del coronavirus c’è solo la mafia – ha detto Fava -. Se il signor Giuseppe Cusimano vuole il bene dello Zen e della sua città, se lo metta in testa. Le sue minacce al giornalista Palazzolo, a cui va l’abbraccio mio e di tutta la Commissione Antimafia dell’Ars, sono ridicole ed offensive».

Anche l’Assostampa siciliana ha stigmatizzato le espressioni usate da Cusimano su Facebbok: «”Infame, bastardo, buffone, pagliaccio”, sono solo alcune delle offese rivolte, attraverso i social, al cronista dell’edizione palermitana del giornale ‘La Repubblica’ Salvo Palazzolo, reo di aver svolto il suo lavoro: narrato fatti e formulato domande». «Con il collega Palazzolo – scrive l’Associazione della stampa siciliana – ci chiediamo anche se quella di Cusimano  è solo generosità oppure una forma di controllo del territorio e di acquisizione del consenso sociale da parte di frange malavitose. Chi crede con le offese di poter impaurire o fermare l’informazione fa male i suoi conti perchè la comunità dei giornalisti palermitani continuerà a raccontare quel che accade in città e a porre domande. Non si può permettere che la mafia si insinui nella società approfittando del momento di debolezza causato dal diffondersi dell’epidemia di Covid-19». L’Assostampa Siciliana e la sezione di Palermo del sindacato dei giornalisti, nell’esprimere la solidarietà al collega, chiede alle autorità competenti che sia fatta piena luce su questa vicenda e s’impegna a vigilare. 

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