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Lago Biviere di Gela si sta prosciugando: morìa di pesci e allarme rosso per l'agricoltura

Il direttore della Riserva: colture a secco

Maria Concetta Goldini

29 Luglio 2024, 14:52

Il Biviere di Gela, il più grande lago costiero interno della Sicilia, è in agonia e rischia di scomparire. Una morte lenta, con i primi pesanti segnali che risalgono al 2003, anno in cui si verificò una moria di circa 30 tonnellate di pesci. Da allora il lago non si è più ripreso e la siccità che sta interessando la Sicilia ha aggravato la situazione. Non è ai livelli del lago di Pergusa (vedi articolo accanto) ma il solco è quello di un ecosistema compromesso e di un lago che va prosciugandosi.

L'allarme del direttore della riserva

Da una settimana Emilio Giudice, il direttore della riserva naturale del Biviere l’ha chiusa al pubblico in concomitanza con una nuova moria di pesci riscontrata lungo le anse del lago. Circa una tonnellata di carcasse di pesci non ancora rimossi mentre Arpa ed Asp hanno già effettuato i prelievi di acqua e di carcasse di pesci per le analisi di rito.

Nelle stesse sponde di un lago le cui acque hanno un colore verde torbido, due immagini che solo apparentemente sono in contraddizione tra loro: da un lato la desolante presenza di carcasse dei pesci in putrefazione, dall’altro la bellezza e l’eleganza di stormi di fenicotteri, che per essere uccelli filtratori, vivono bene anche nelle acque sporche. La loro presenza indica che l’acqua può essere inquinata. E lo è.

Livello delle acque ai minimi storici

Il livello delle acque del Biviere è sceso in maniera vertiginosa negli ultimi 4 anni e con l’innalzarsi delle temperature proliferano le microalghe che morendo non producono ossigeno e questo causa la moria dei pesci. «Il lago è alimentato dalla diga Dirillo - ricorda il direttore della riserva del Biviere Emilio Giudice - ma sono 4 anni che non entra più acqua e quella delle falde va alle serre a ridosso della riserva. C’è un accordo ministeriale del 2009 che prevede che una parte dell’acqua della diga Ragoleto gestita dall’Eni per i suoi usi industriale sia usata, oltre che ai fini civili per Gela, anche per il Biviere. Ma non è stato mai rispettato. La condotta dal Ragoleto arriva a 20 metri dal lago ma l’acqua va al potabilizzatore per usi civili. Oggi la crisi idrica la si sta affrontando sotto il profilo delle esigenze delle popolazioni e delle attività agricole e zootecniche. È giusto ma non dimentichiamo che la salvaguardia dell’ambiente è un valore primario».

Lago chiuso al pubblico

Nel chiudere al pubblico le viste al lago e alla riserva il direttore ha informato della situazione la Regione e tutte le autorità preposte. Un primo incontro lo ha avuto con l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Elena Pagana.
L’Sos Biviere di Gela è stato lanciato in tutte le sedi istituzionali: con un livello idrico sempre più basso, il Biviere rischia di scomparire. «Le conseguenze sono già gravi oggi - conclude Giudice - servirebbe mezzo milione di metri cubi d’acqua subito per ridurre i danni e servono interventi strutturali sulle condotte per fare arrivare acqua al Biviere. Ma alla politica non importa. Se si prosciuga il Biviere i danni li subiranno pure tutte le attività agricole della zona che saranno destinate a scomparire».