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Inceneritori, il primo passo è fatto. Ecco la gara "super-vigilata" da 22 milioni: si dovranno potere bruciare 38 tonnellate di rifiuti l'ora

La procedura è stata pubblicata da Invitalia. Per le offerte c'è tempo fino al 9 giugno. Chi se l'aggiudicherà si impegna anche a denunciare ogni tentativo di corruzione, estorsione o intimidazione

Luisa Santangelo

08 Maggio 2025, 18:28

renato schifani e termovalorizzatore

Un capitolo che si apre e anche, potenzialmente, l'inizio di un'altra serie lunghissima di ricorsi amministrativi. Il fatto è che adesso si fa sul serio: la pubblicazione della gara per la progettazione di fattibilità tecnico-economica dei termovalorizzatori di Catania e Palermo non è certo la posa della prima pietra ma, da quando si è cominciato a discutere di bruciare l'immondizia siciliana per smettere di portarla in giro per l'Europa, è un passo in avanti non da poco. Degli 800 milioni di euro totali per costruire i due inceneritori isolani, al momento ne vanno a gara 21.718.518. Quelli, cioè, per la progettazione. Che possono diventare 44.114.592 euro nel caso in cui ci si aggiunga la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza per i due impianti.

«Un altro passo avanti verso un obiettivo epocale che permetterà alla Sicilia di dire addio alle discariche ed evitare la costosa spedizione di rifiuti all’estero. Procediamo spediti secondo il cronoprogramma che ci siamo dati», ha detto il presidente della Regione Renato Schifani, annunciando la pubblicazione del bando da parte di Invitalia, l'agenzia nazionale per gli investimenti individuata come centrale di committenza per gli appalti monstre sull'incenerimento. Del resto, quanto sarà complicato districarsi nel settore dell'immondizia Schifani lo sa bene: tant'è che, in qualità di commissario straordinario nominato dal governo nazionale, una delle prime cose che ha fatto è stato mettere in mezzo l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, perché sulla vigilanza contro le infiltrazioni - anche mafiose - qualche occhio in più fa sempre comodo.

Per presentare le offerte c'è tempo fino al 9 giugno 2025. Un mese esatto al termine del quale potranno cominciare le valutazioni di Invitalia. Che non avranno a che fare solo col prezzo. Sarà possibile, infatti, non aggiudicare la gara a chi avrà proposto il massimo ribasso. Si potrà invece valutare il «miglior rapporto qualità-prezzo», si legge nel corposo disciplinare di gara. Poi, dall'aggiudicazione in poi, comincia la maratona: 150 giorni per la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica (con un «premio di accelerazione» nel caso in cui i progettisti impieghino 30 giorni in meno); cento giorni per l'acquisizione della Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale); un altro mese per l'approvazione del piano. E già così siamo a oltre nove mesi.

Poi ci sono gli espropri. Perché i terreni a Bellolampo, a Palermo, dove dovrà nascere l'inceneritore della Sicilia occidentale, sono per lo più di proprietà privata (a differenza dei terreni alla zona industriale di Catania che, invece, sono tutti pubblici). Per chiudere la partita con i proprietari, dice il cronoprogramma firmato dal responsabile unico del procedimento, l'ingegnere Salvatore Cocina, ci vogliono 70 giorni. Come passa il tempo quando c'è tanto da fare, siamo già nell'estate del 2026.

Mentre si lavora alle espropriazioni, partono le procedure per l'esecuzione dei lavori. Perché la gara che è appena stata pubblicata riguarda solo la progettazione e, al massimo, la direzione dei lavori. Poi c'è la costruzione, e quindi un altro appalto da affidare. Forse prudenzialmente, nel cronoprogramma la stima dei giorni necessari per questa fase non è inserita. Nell'elaborazione grafica, però (una lunga tabella con riquadri di colori diversi in base al tipo di procedura), l'affidamento dei lavori occupa circa 150 giorni. Cinque mesi. E poi due mesi per la realizzazione del progetto esecutivo e un altro mese per validarlo. Otto mesi sono andati. Nei primi mesi del 2027, quindi, dovrebbe iniziare la lunga fase di «esecuzione lavori»: 540 giorni, 18 mesi. Nella seconda metà del 2028, quindi, la costruzione dovrebbe essere conclusa. E lasciare spazio, al collaudo: altri 50 giorni e gli inceneritori, prima dell'inizio del 2029, dovrebbero essere pronti a partire.

Una marcia forsennata verso la soluzione del problema della spazzatura, che - per rispettare tempi e annunci - non dovrà subire né inciampi né trattenimenti. Né, peraltro, deve verificarsi nessuna delle situazioni previste dai vari protocolli di legalità che l'aggiudicatario (da solo o con altre imprese) dovrà avere firmato. Certo, nessuna imposizione stratosferica. Giusto l'impegno, per esempio, «a dare comunicazione tempestiva dei tentativi di concussione o di induzione indebita a dare o promettere denaro o altra utilità che siano, in qualsiasi modo, manifestati nei confronti dell'imprenditore, degli organi sociali o dei dirigenti dell'impresa». Vale anche per tentativi di estorsione, «pressioni per assumere personale o affidare lavorazioni, forniture o servizi, ogni atto intimidatorio e ogni altra forma di condizionamento criminale». Omettere la denuncia costa la risoluzione immediata del contratto.

Per il resto, i requisiti tecnici dei due impianti sono quelli già noti, poiché contenuti nello stralcio sui rifiuti urbani del Piano regionale voluto dal presidente Schifani (oggetto di ricorsi plurimi il cui destino non è ancora stato deciso). Gli inceneritori dovranno trattare 300mila tonnellate di immondizia urbana indifferenziata l'anno (una capacità di circa 38 tonnellate l'ora) e avere una potenza di 25 megawatt elettrici. Nel caso di Catania, i progettisti saranno chiamati a valutare le possibilità che il termovalorizzatore non generi soltanto elettricità, ma che possa anche vendere calore alle aziende della zona industriale, in modo da «aumentare l'efficienza complessiva del sistema».

Nel capoluogo di Regione arriveranno gli scarti di Palermo, Caltanissetta, Agrigento e Trapani; in quello etneo invece Catania, Enna, Messina, Siracusa e Ragusa. Per la maggior parte, ad alimentare i bruciatori saranno gli scarti degli impianti di trattamento intermedi (i Tmb, per esempio), che fanno una selezione meccanica della monnezza e tentano di recuperarne frazioni utili. Quello che resta dei termovalorizzatori verrà conferito «in esistenti discariche in corso di ampliamento aventi una capacità, una volta realizzati gli ampliamenti volumetrici, idonea ad accettare questi residui del ciclo dei rifiuti fino al 2049».