Intervista a Rosario Crocetta: «Contro di me un accanimento omofobo»

Di Mario Barresi / 06 Aprile 2021

Crocetta, il suo avvocato annuncia querela contro Musumeci. Quel passaggio sullo sbianc…

«Nooo, quelle due parole non le voglio sentire nemmeno pronunciare. La Pfizer si sta arricchendo: non per i vaccini, ma per tutti i farmaci che sto prendendo. Ci sto male, non ho manco voglia di uscire, anche se sento il calore della gente che mi vuole bene».

La querela, comunque, la presenta.

«Non ho mai querelato un politico, ma ora stanco e stufo. Lo faccio, e lo farò, d’ora in poi, con chi offende la mia dignità. Dal mio ingresso in politica sono stato massacrato: un omosessuale condannato a subire l’omofobia. Ma quando nell’aula di un parlamento si arriva a usare un pettegolezzo, è tutto finito. Un pettegolezzo, su quel trattamento di cui parla Musumeci, che mi perseguitava dal mio insediamento. Dissero che l’avevo fatto in un ospedale pubblico, ma questa cosa è smentita dalla magistratura: negli ultimi 30 anni in ospedale ci sono stato due volte, una per un dito rotto e una per un blocco intestinale, a Niscemi».

Quando dice «magistratura» si riferisce al caso Tutino?

«Sì, al processo sulla bufala dell’Espresso una teste ha raccontato che dei giornalisti andarono in Tunisia per cercare cose squallide contro di me. Ma trovarono solo persone che mi difendevano, come i vecchietti in piazza a Gela che cacciarono i cronisti a caccia di scoop erotici. Mi sono stancato: mi hanno appioppato le peggiori infamie, ma se c’è una cosa su cui non sono ricattabile è la mia sessualità».

Nelle carte del sistema Montante si legge che la ricattavano per un video «a contenuto sessuale» che la ritrarrebbe «in atteggiamenti intimi con soggetti minori» tunisini. Cronaca giudiziaria, non omofobia gratuita…

«Ma dov’è questo video? Nel fascicolo non c’è, io ho pure messo una taglia per chi lo trova perché non esiste. Io ho vissuto la mia omosessualità in modo sobrio e ineccepibile, in Italia, in Tunisia ma anche in Arabia Saudita, Bahrein o Marocco, posti dove non sono certo di larghe vedute».

Il video non c’è, ma lo danno tutti per scontato. Come se ci fosse davvero.

«Tutti si scaricano le responsabilità a vicenda, compreso qualche millantatore per specularci. Il video non c’è. Io sono additato per la mia omosessualità, come nel processo Morace dove mi si accusa di aver messo un traghetto a Filicudi perché mi ero innamorato di uno dell’isola. Io, alla fine dei processi, non escludo di rivolgermi alla Corte dei diritti dell’uomo per l’accanimento contro il mio status sessuale».

Nell’inchiesta di Caltanissetta, però, si parla anche di fondi neri per la sua campagna elettorale del 2012.

«Pure questa parte è fumosa. Ho chiesto nel 2018 di essere sentito, nessuno mi ha sentito. Quando e come li ho presi? Un “patto scellerato” noto solo a Cicero e Venturi, senza riscontri».

Musumeci, sentito da testimone, dice che Montante gli confessò di avere finanziato la candidatura di Crocetta…

«Beh, certo, Musumeci. Le faccio una domanda impertinente: perché lui e Montante parlavano di soldi incontrandosi in campagna elettorale?».

Comunque è lei a essere accusato: soldi in cambio di affari e nomine.

«Ma quali affari e nomine. La discarica di Catanzaro col mio governo ha perso tre milioni e mezzo. La Laneri e la Baglieri a Fontanarossa erano un’idea mia, nessuno me le impose. Nominai donne competenti, volevo scongiurare la svendita della Sac ai privati».

Per i pm lei era «asservito» agli interessi di Montante e compagni.

«Io feci un’alleanza, alla luce del sole, con la Confindustria dell’antimafia e con l’Udc dei ceti medi moderati, senza di ciò la sinistra non avrebbe mai eletto un presidente e chissà quando succederà di nuovo. Le cose sottobanco le ho sempre rifiutate. Le posso raccontare un aneddoto?»

Prego, ci mancherebbe…

«Ero ad Acireale, nella campagna del 2012, e uno mi chiese se volessi incontrare i “muratori”. Io acconsentii e mi portarono in una stanza con luci soffuse, tutti vestiti di nero… Erano massoni, ma io credevo di incontrare manovali dell’edilizia. E così scappai…».

Che giudizio dà, alla luce di processi e inchieste, di Montante?

«Questa è una domanda cattiva. Perché devo dare giudizi? A me non ha mai chiesto nulla di illecito. E da lui non ho mai avuto nulla, perché altrimenti oggi farei la vita da nababbo».

E Lumia? Governava la Regione da una stanza accanto alla sua?

«Quando mi candidai ero il povero ex sindaco di Gela, braccato dalla mafia. Gli unici che mi difendevano erano Lumia e Confindustria: una volta lo disse pure la ministra Cancellieri. Lumia mi consigliava, ma le decisioni le prendevo io. E tutti sapevano che se c’era un modo per non farmi fare una nomina era propormela…».

Prima ancora che dalla giustizia sembra esserci una condanna politica. Nessuno, neppure il Pd, l’ha difesa.

«Mi difenderò da solo, per ora non ho voluto nemmeno leggere le 1.500 pagine del fascicolo, ci sto male. Sono certo della mia innocenza: dopo aver fatto arrestare centinaia di mafiosi e stiddari e denunciato le manciugghie alla Regione, un bel giorno impazzisco e mi faccio comandare da Confindustria per prendere dei soldi che non ci sono e per non far diffondere un video che non c’è? È fantascienza».

Che idea s’è fatto dell’inchiesta sui dati Covid falsati che ha colpito il governo Musumeci?

«Contrariamente a loro con me, io non condanno per un avviso di garanzia. Come non mi sono mai accanito su Cuffaro e Lombardo, che hanno avuto ben altri guai. Se fosse vero quello che emerge, sarebbe grave. Dopo di che conosco la Di Liberti, una dei migliori dirigenti, e non ho la fortuna di conoscere Razza. E non esprimo giudizi…».

Twitter: @MarioBarresi

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