La cattura del latitante Valenti: la parentela con il pentito e l'omicidio del figlio al Fortino
Dovrà scontare la condanna definitiva del processo Shoes per traffico di droga.
Avere in famiglia collaboratori di giustizia non è certo un buon biglietto da visita nel mondo della malavita catanese. Lo sa bene Maurizio Valenti che qualche anno fa ha dovuto subire la decisione del cognato Concetto Bonaccorsi (sposato con la sorella) e del nipote Salvuccio. La parentela che prima era un prestigio criminale - Concetto era uno dei capo bastone assieme al fratello Ignazio della cosca mafiosa dei Carateddi - è diventata un po’ scomoda e pesante da portare. Ma Valenti è riuscito a ritagliarsi uno spazio negli affari della droga, ugualmente.
Il processo Shoes
La sentenza che lo ha portato dritto in carcere è quella del processo frutto dell’inchiesta Shoes eseguita dalla guardia di finanza nel 2020. Le fiamme gialle scoperchiarono un fiorente traffico di droga in città. Uno in particolare in via Alogna, a pochi passi dalla roccaforte mafiosa di via Della Concordia chiamata dai catanesi strada Ottantapalme. L’operazione infatti coinvolse Salvatore Amato, nipote del capomafia Turi Amato e di Grazia Santapaola, cugina di Nitto. L’altro fronte dello spaccio faceva base invece a San Leone.
L'omicidio del figlio
Al nome di Valenti è legato anche un fatto di sangue accaduto nel 2017. Nella notte tra il 19 e il 20 dicembre il figlio Enzo fu ammazzato in piazza Palestro. Una fidanzatina contesa fece armare Danilo Guzzetta, un altro rampollo del clan Cappello-Bonaccorsi. Infatti quella lite, finita a colpi di revolver e visti i nomi dei coinvolti, avrebbe potuto scatenare a conseguenze molto più gravi. Il giovane assassino per alcuni giorni si rese irreperibile, ma alla fine decise di confessare e si costituì in via Ventimiglia.
Il figlio di Valenti è diventato il volto di due murales in città (uno al Villaggio Sant’Agata) e anche il protagonista di una canzone neomelodica. E nel video di quel brano, uscito due mesi dopo il delitto nel 2018, compare anche Sebastiano Miano, detto piripicchio, uno dei “cani sciolti” più pericolosi della mala catanese. Molto vicino, anche se con una certa autonomia, ai cappelloti.