La morte di Giulia Cecchettin riaccende le piazze e anche Catania: da via Etnea la "passeggiata rumorosa" per le donne
Diverse le realtà sociali della città e i centri antiviolenza che hanno aderito all'iniziativa
La morte di Giulia riaccende le piazze e le strade di tutta Italia. «Oggi siamo qua, ancora una volta, perché non possiamo accettare in silenzio il femminicidio di un’altra di noi» con questo e con tanti altri slogan anche a Catania ha preso il via, da via Etnea, la "passeggiata rumorosa" in difesa dei diritti delle donne, contro il femminicidio e la violenza di genere.
“Non una di Meno Catania” “Consultorio Mi Cuerpo es Mio” “Spine nel Fianco” e ancora il centro antiviolenza “Thamaia”, “Open associazione queer” e varie realtà sociali della città, chiedono un cambiamento politico, sociale e culturale al grido collettivo «Se domani sono io, se domani non torno, sorella, brucia tutto».
Durante la passeggiata si evidenziano, con sgomento, anche le accuse mosse contro Elena Cecchettin, sorella di Giulia, per la felpa da lei indossata durante il suo discorso il mondo visione. Felpa che richiamerebbe un simbolo di magia nera, di occultismo, sembrano pura follia, come a voler depistare il messaggio mandato da Elena alla società intera. Eppure non ci si dovrebbe soffermare al suo look, ma ci si dovrebbe concentrare sulla morte di Giulia l’ennesima ragazza ammazzata per mano di colui che diceva di amarla. Elena, sorella, disperatamente lucida, decide di trasformare il suo profondo dolore, in una lotta non silenziosa, alzando la sua di voce e non solo.
La scia di violenze
A sole 72 ore dopo la morte di Giulia Cecchetin l’eco di altre violenze rimbomba nella società: a Fano una donna viene strozzata dal marito, a Milano un uomo cerca di recuperare dell’acido (individuo già noto alla sua ex per i suoi atteggiamenti ossessivi anche sui social), a Erba un uomo getta dell’acido muriatico sul viso dell’ex fidanzata.
La lotta una guerra tra i sessi
Ancora una volta le donne devono difendere la propria vita, dall’orco, dal mostro, dall’uomo nero. Cioè dal proprio, marito, fratello, compagno. La lotta sta diventando una guerra tra i sessi, ma il problema non dovrebbe riguardare solo le donne o gli uomini bensì l’intera società, bisognerebbe rieducarla, cambiare i malcostumi, eliminare quelle dinamiche di abusi psicologici radicati e perpetrati nel tempo, per cultura, per inconscia tradizione tra i legami più cari, carnali. Nelle famiglie apparentemente sane, quelle definite “Le famiglie del Mulino Bianco”, dove si è tutti felici, senza problemi ed in perfetta armonia. Cioè quei nuclei familiari che indossano la maschera del perbenismo, per apparire idonee, consone a quei canoni richiesti dalla società. Tragedie, violenze, comportamenti tossici e pericolosi che rivestono l’abito più bello, il sorriso più smagliante, la gentilezza della brava persona.
Il disegno di legge al Senato
Al Senato si discute il disegno di legge contenente nuove norme contro la violenza sulle donne, ma l’aula è semivuota, così come denuncia la senatrice del Pd Susanna Camusso, ci si domanda come è possibile che dinnanzi a 106 donne uccise in Italia, ( solo nel 2023 ), l’argomento pare interessare così poco ai senatori non presenti in aula? «La sua morte non sarà inutile. Lo Stato è complice perché non aiuta le donne» questa è la denuncia di Elena Cecchettin che affronta il suo infinito dolore con dignità.