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La protesta: “L’area archeologica della Purità non si tocca, è zona A vincolata”

L’Università vuole riprendere il progetto di costruzione di due aule fermato nel 2004, utilizzando i fondi del Pnrr.  Il complesso rientra nella zona A di inedificabilità assoluta e fa parte del Parco archeologico. Domani assemblea pubblica

Di Pinella Leocata |

La notizia è esplosiva. L’Università intende riprendere, utilizzando i fondi del Pnrr, la costruzione delle due aule di Giurisprudenza progettate da Giancarlo De Carlo nell’area della Purità, sulla collina di Montevergine. Progetto avviato nel 2000 e fermato nel 2004 da una strenua mobilitazione popolare: in prima fila il Comitato popolare Antico Corso, il centro Experia, Legambiente e Rifondazione comunista che, tra le tante iniziative, presentarono anche un esposto alla magistratura, che aprì un’inchiesta.

A scoprire le intenzioni dell’Università sono stati nei giorni scorsi, per caso, gli attivisti del Comitato popolare Antico Corso e Matteo Iannitti dei Siciliani giovani che si erano recati all’Experia per vederne il nuovo volto dopo la chiusura seguita allo sgombero, nel 2009, del centro sociale occupato. Di qui la scoperta, nell’area del vecchio cantiere, di alcuni tecnici e docenti dell’università – e poi di un sopralluogo della sovrintendente – da cui hanno avuto la notizia. Ed è ripartita la mobilitazione contro questo progetto con un primo incontro tenutosi martedì sera nella sede del Comitato Antico Corso che ha indetto un’assemblea pubblica – cui sono invitati cittadini e associazioni – per domani, venerdì 24, alle 10,30, davanti al portone dell’arena Experia, in via Santo Bambino. Nell’occasione sarà annunciato un esposto alla magistratura volto a fermare l’iniziativa.

La vicenda della Purità parte da lontano, dal progetto di De Carlo del 1996, poi avviato nel 2000 grazie ai fondi europei del Progetto Urban, 22 miliardi di lire destinati all’Università, 12 dei quali per la realizzazione di due aule semicircolari da 600 posti ognuna per la facoltà di Giurisprudenza. L’opposizione di cittadini ed esperti fu immediata perché l’intervento comportava lo sbancamento di un’area della quale era noto il valore archeologico, architettonico e geologico, come sostenuto anche da Sebastiano Tusa e dall’allora sovrintendente di Siracusa Giuseppe Voza. In quest’area – che i progettisti definivano “una discarica storica priva di contesto e di stratificazioni” – gli archeologi Libertini e Branciforti avevano messo in luce che dovesse esservi ubicata la fornace degli agiresi che nel II e III secondo d.C. producevano particolari lucerne. Inoltre si supponeva, come poi è stato verificato, che vi si trovassero parti delle mura normanne e una torre aragonese. In seguito, proprio nel corso degli scavi, è stata ritrovata anche una casa romano imperiale con tracce di intonaco. Non solo. L’area è di estremo interesse anche dal punto di vista geologico dal momento che vi sono tracce delle lave del 252 d.C., le cosiddette Lave di Sant’Agata, e uno strato di sabbie ceneritiche che ha richiamato l’attenzione del Cnr. Eppure gli sbancamenti vennero fatti con rapidità e fu costruito lo scheletro di una delle due aule.

La scelta di edificare in questo sito venne contestata anche per ragioni urbanistiche dal momento che in questa zona il piano regolatore vigente non prevedeva nuova costruzione, tanto meno in assenza di variante urbanistica. E vennero ritenute inappropriate anche le procedure utilizzate per le autorizzazioni, non essendo stato chiesto e ottenuto il parere del Consiglio comunale e dell’assessorato regionale ai Beni culturali, e avendo il direttore comunale dell’Urbanistica negato la propria firma. Inoltre la proposta di piano regolatore di Cervellati, del 1985, prevedeva che quella della Purità diventasse un’area verde aperta al pubblico, data la grave carenza nel quartiere di spazi di incontro, di gioco e di aggregazione soprattutto per i bambini e i giovani.

Inoltre i residenti denunciavano che la realizzazione delle nuove aule avrebbe peggiorato la mobilità della zona, già soffocata dal traffico, e avrebbe aggravato il processo di espulsione degli abitanti facendo salire ancora il prezzo degli affitti destinati agli studenti. Il progetto, dunque, finiva per negare la stessa finalità del Piano Urban che lo finanziava, cioè “ottenere un miglioramento duraturo delle condizioni di vita dei quartieri più poveri e socialmente svantaggiati”.

Per tutti questi motivi Comitato popolare Antico Corso, Arci, Wwf, Legambiente e Rifondazione comunista presentarono un esposto denuncia alla Procura della Repubblica e il deputato di Rifondazione, Luca Cangemi, un’interrogazione parlamentare. La magistratura aprì un’inchiesta contro ignoti per valutare l’esistenza di beni archeologici ed eventuali reati. Intanto si arrivò alla sospensione del cantiere da parte del Comune, in via cautelare, e di fatto anche da parte dell’Università che, però, non ritirò il progetto. Inoltre, la sezione architettonica della Sovrintendenza, diretta da Carmelo Distefano, pose un primo vincolo, chiese ulteriori ricerche e scavi nell’area e si riservò di valutare una variante al progetto posta all’Università come condizione indispensabile. Nel 2004, infine, la dirigente della sezione archeologica della Sovrintendenza, Maria Grazia Branciforti, dichiarò il sito di “eccezionale interesse archeologico” e appose il vincolo, vietando che ai resti archeologici fossero sottratti blocchi o parti di muratura, che a contatto diretto con questi venissero realizzate strutture fisse o mobili di qualsiasi genere, che al di sopra venissero messe alberature, che si potessero effettuare scavi e scassi e che transitassero veicoli di qualunque genere. Dunque l’area è vincolata.

Di più. Nel corso dell’assemblea, tenutasi martedì sera al Comitato popolare Antico Corso, è emerso che l’area della Purità rientra nel Parco archeologico di Catania, istituito qualche anno addietro, il cui regolamento è diventato legge con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale regionale del 27 agosto 2021. Dunque, l’area in questione è zona A, quella di inedificabilità assoluta. E a gestirla può essere solo il Parco cui l’Università avrebbe dovuto rivolgersi prima di formulare il progetto di ripresa dei lavori ritenuti del tutto fuori legge. Di qui lo sgomento delle associazioni e dei cittadini, che ritengono grave che ad avventurarsi in questa impresa «non sia un cavaliere del lavoro, ma la più importante istituzione di città».

Ad essere criticata è anche la scelta di continuare con la cementificazione delle aree libere in una città, e in un’area, dove gli immobili abbandonati da poter riutilizzare sono moltissimi. Inoltre, è considerato inaccettabile che per potere usufruire dei beni archeologici e culturali i cittadini debbano accettare il ricatto di vederli inglobati in strutture destinate ad altri scopi. Tanto più che l’esperienza insegna che poi la fruizione, di fatto, non avviene. 

Discorsi complessi portati avanti, tra gli altri, da Salvo Castro, Pippo Lanza, Matteo Iannitti, Giusi Milazzo, Maria Grazia Sapienza, Giulia Falco, Pierpaolo Montalto, Giolì Vindigni e Francesca Alessandro. La mobilitazione contro le nuove costruzioni alla Purità, dunque, riparte venti anni dopo con molti dei protagonisti di allora. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA