Notizie Locali


SEZIONI
Catania 22°

Contenuto riservato ai membri

Il blitz di Milano

La “Santa alleanza” e il summit vicino al covo del latitante

I retroscena dell'inchiesta della Dda meneghina Hidra e i collegamenti con la Sicilia

Di Laura Distefano |

La strategia criminale della “Santa alleanza” mafiosa sarebbe stata pianificata anche in Sicilia. Nelle oltre duemila pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip e nelle oltre quattromila di richiesta dei pm sono documentati molti summit a queste latitudini. L’inchiesta milanese Hydra, al di là delle decisioni sulle misure cautelari e sulla prova di un accordo confederale criminale, ha registrato dialoghi e connessioni tra uomini che rappresentano (o hanno rappresentato) le mafie più potenti d’Europa. E solo per questo motivo queste carte giudiziarie possono diventare una bussola per capire come il crimine organizzato si stia muovendo e su quali piani intende piazzarsi.

La componente mafiosa siciliana

Secondo la procura milanese, che è pronta a presentare un poderoso ricorso al Tribunale del Riesame, la componente siciliana del sistema mafioso lombardo sarebbe la più sostanziosa. E alcuni nomi sono imparentati con personaggi condannati nel maxi processo di Palermo istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Come Stefano Fidanzati, con sentenze definitive per mafia nel suo curriculum criminale, fratello di Gaetano morto a Milano nel 2013. A rappresentare la famiglia mafiosa di cosa nostra ci sarebbero anche Giusepe Fidanzati, Antonio Galioto, Serafino Seidita, Aurelio D’Alia e Pietro Mannino. Quest’ultimo sarebbe «la persona incaricata di gestire le società per le attività legate al. superbonus per la ristrutturazione e riqualificazione energetic». E ci sono anche i “colleghi” di mandamento dello scomparso Matteo Messina Denaro. E la cellula sarebbe composta da quello che è stato definito un po’ la cerniera con l’ex super latitante Paolo Aurelio Errante Parrino, Dino Pace, Michele Pace, Domenico Pace, Rosario Abilone e Diego Cislaghi. Infine catanesi e gelesi, i primi rappresentanti dal volto finanziario dei Mazzei William Cerbo (conosciuto per la sua fissa con il film Scarface) e i secondi con gli esponenti dei Rinzivillo Dario Nicastro, Fabio Nicastro e Rosario Bonvissuto. Cosa nostra avrebbe avuto dunque un peso specifico negli equilibri di questo potere orizzontale, senza un capo supremo, che avrebbe avuto l’obiettivo di conquistare Milano e Varese senza i vecchi metodi intimidatori della mafia ma con la diplomazia tipica di Cosa nostra prima dell’ascesa dei “viddani” corleonesi. Ed è stato proprio il carattere non intimidatorio dell’agire dei membri del super patto mafioso a portare il gip di Milano a bocciare il teorema investigativo portato dai pm. Una decisione che ha portato a una guerra fredda al Palazzo di Giustizia meneghino tra magistrati requirenti e giudicanti.

I summit

Il 2 febbraio 2021 a Terrasini Galioto e Seidita parlano con una persona che partecipa a diversi incontri anche in Lombardia ma che non tra i 150 indagati. Ma c’è un altro summit che è ritenuto “cruciale”. È quello che avviene qualche giorno dopo e cioè il 20 febbraio 2021 con Messina, Galioto e Seidita. Si incontrano in un bar a Campobello di Mazara in provincia di Trapani. Siamo a pochi metri da quello che è stato scoperto essere il covo di Messina Denaro. Un caso? Cosa nostra, solitamente, non lascia niente al caso.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti:

Articoli correlati