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LA STORIA

La truffa dei bitcoin: una coppia catanese perde 17mila euro ma poi l’inaspettato lieto fine

Il pm vuole archiviare poi una ricerca web riapre il caso. E arriva il risarcimento

Di Laura Distefano |

Sulla schermata del computer i grafici mostrano un’impennata dei bitcoin acquistati. Un investimento che pare crescere a dismisura. E così un’insegnante catanese decide di continuare a scommettere sulla cryptovaluta. Peccato però che a un certo punto il suo account risulta introvabile. Anzi inesistente.

Comincia da qui il racconto di una vicenda giudiziaria che ha dell’incredibile sotto tanti punti di vista.Ma come in tutte le storie, è bene partire dal principio. Non useremo il classico “c’era una volta”. Nel 2018 una coppia di coniugi, tramite un suggeritore, conosce la piattaforma “Airbitclub”, che è definita «la più grande compagnia di cryptoeconomia del mondo con la capacità di acquistare e vendere grandi quantità di bitcoin». L’operazione di investimento è avvenuta attraverso la sottoscrizione di una serie di pacchetti a cui corrispondevano altrettanti account. Il rendimento garantito era del 5% al mese e di 0,5% al giorno.

Grandi numeri. E per un certo periodo di tempo tutto è andato a gonfie vele, il capitale investito lievitava. E marito e moglie sono anche riusciti a fare dei prelievi in euro. Poche centinaia di euro, che però li hanno rassicurati che tutto funzionava bene. Quindi svanito ogni pregiudizio e paura, alla fine dei conti la somma “scommessa” diventa di 17.000 euro.

Ma a novembre 2018 le certezze hanno cominciato a vacillare. Il portale ha chiesto un aggiornamento e gli account sono spariti. E con loro i soldi. Per anni c’è stato una sorta di botta e risposta con il customer care, che a un certo punto li rassicura sul fatto che stanno provvedendo a far riavere i risparmi. Ma i due coniugi non vedono lo spillo di un quattrino. Nemmeno virtuale.

A quel punto si rivolgono all’avvocato Sandro Del Popolo e fanno una querela a carico di ignoti per truffa. Nel frattempo hanno scoperto che il portale aveva avuto dalla Consob il divieto a operare. La denuncia porta all’apertura di un’indagine, ma dopo pochi mesi arriva da parte del pm l’istanza di archiviazione perché non sono riusciti a risalire ai gestori della piattaforma. E quindi della truffa.

La cosa incredibile è che invece l’avvocato, decidendo di fare un’indagine privata, con una semplice ricerca su Google, non ha solo identificato i potenziali truffatori ma anche scoperto che erano destinatari di provvedimenti da parte delle autorità giudiziarie di New York. Il gip, dopo aver letto l’opposizione dell’avvocato, ordina al pm di iscrivere nel registro degli indagati i nomi “individuati”. La procura ha spiccato, infatti, l’avviso di conclusione indagini a carico di quattro persone, alcune introvabili.

Ma un giorno è accaduta l’altra cosa incredibile: Del Popolo ha ricevuto una telefonata. «Pronto, sono il legale del titolare della piattaforma d’investimento dei bitcoin poi oscurata. Il mio cliente è pronto a restituire i soldi». E così è stato.

«Uno degli autori del reato – racconta il penalista – pur residente in un paese dell’America Latina, per il tramite dei difensori, ha manifestato la volontà di risarcire il danno subito dai querelanti. Ed in effetti, dopo aver stabilito con i difensori dell’indagato, le modalità di restituzione del maltolto, nei giorni scorsi le persone offese hanno ricevuto l’intera somma che era stata utilizzata per l’acquisto delle cryptovalute, così recuperando integralmente le somme investite che – chiosa l’avvocato – erano stato accumulato nel tempo e con sacrificio».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA