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L'accusa di due testimoni a pentito: «Sanfilippo riferì di avere ucciso “Enzo negativa”»

Laura Distefano

12 Marzo 2023, 21:00

Sparatoria a Librino

Il dibattimento del processo sulla sparatoria dell’8 agosto 2020 a Librino riserva ancora sorprese. E il volume della dialettica tra il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e alcuni difensori, in alcuni momenti, è salito di parecchi decibel. Sam Privitera e Natalino Nizza, imputati con il ruolo di mandanti per l’omicidio di Enzo Timonieri commesso nel febbraio 2021, hanno deciso di rispondere alle domande dei giudici della Corte d’Assise presieduta da Maria Pia Urso. La loro audizione è stata disposta dal collegio, secondo l’articolo 507 sulle nuovi fonti di prova, per chiarire alcuni aspetti emersi nelle dichiarazioni del pentito Salvatore Scavone (ex reggente del gruppo santapaoliano dei Nizza) rispetto all’uccisione di Enzo Scalia, uno dei morti del conflitto armato tra Cursoti-Milanesi e Cappello.

Privitera ha raccontato che durante una giocata a carte pre-natalizia (2020) Michael Sanfilippo, imputato e collaboratore di giustizia, avrebbe confessato di aver sparato a Scalia alle spalle. «Mi ha detto che stava scendendo a piedi quando ha visto negativa (nomignolo della vittima) con la pistola su una moto che cercava qualcuno con lo sguardo e pensando volesse colpire il fratello (Carmelo, anche lui imputato e collaboratore, ndr) gli ha sparato», sono state le parole di Privitera.

L’ammissione sarebbe stata fatta davanti ad Alfonso Timonieri, fratello del 26enne che Sanfilippo si è autoaccusato di aver ucciso con tre colpi in testa. Siccome tra i Timonieri e Scalia c’era una parentala questo avrebbe portato Privitera a far cambiare discorso a Sanfilippo per non turbarlo. Anche Nizza avrebbe sentito Michael Sanfilippo addossarsi la responsabilità dell’omicidio. «Era il 12 febbraio 2021, durante i funerali del papà di Scavone. Sanfilippo si vantava di essere stato lui ad ammazzare Enzo Scalia. Io sinceramente l’ho preso per megalomane», ha detto il figlio di Giovanni Nizza.

Riccardo Pedicone, già condannato in primo grado nel processo abbreviato frutto dell’inchiesta Centauri per essere un componente del fronte dei Cappello, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Lo stesso ha fatto Luciano Guzzardi. Ha deciso, invece, di rispondere Santo Guzzardi che ha spiegato di «essere caduto in via Palermo e di non aver partecipato alla sparatoria». A domanda precisa ha negato, quindi, di aver mai fatto confidenze a Carmelo Liistro, collaboratore e teste nel processo, «sulla dinamica dello scontro armato».

Il confronto tra i due pentiti Davide Agatino Scuderi e Michael Agatino Sanfilippo non ha risolto le “differenze” in alcune parti della ricostruzione. A sparare, secondo entrambi, sarebbero stati Carmelo Di Stefano e Roberto Campisi. I due sarebbero stati a bordo della Mini Countryman che guidava Scuderi. Per quest’ultimo Di Stefano avrebbe sparato sporgendosi dal suo lato. Per Sanfilippo, invece, che sarebbe stato seduto sul sedile posteriore assieme a Campisi, il boss avrebbe fatto fuoco dal finestrino passeggero. Sanfilippo poi ha rivelato di aver rivisto Scuderi il giorno dopo - il 9 agosto 2020 - a casa sua. Incontro smentito da Scuderi che ha ribadito di aver parlato con Carmelo Sanfilippo con una videochiamata.

Di Stefano e Campisi hanno voluto prendere la parola e ancora una volta hanno accusato i fratelli Sanfilippo di raccontare bugie e di essersi messi d’accordo. La difesa ha chiesto di sentire i protagonisti di alcune intercettazioni post-sparatoria finite in una recente ordinanza. La Corte si è riservata di decidere. Rispetto alle considerazioni di un avvocato sull’integrità delle dichiarazioni dei collaboratori, il procuratore aggiunto Fonzo ha replicato: «Respingo e rispedisco al mittente queste insinuazioni».