L'ex pm del pool antimafia Gioacchino Natoli indagato per favoreggiamento di Cosa nostra
La vicenda riguarda un filone dell’inchiesta mafia-appalti, svolta nel capoluogo siciliano agli inizi degli anni '90
Il presidente della Corte d'Appello di Palermo, Gioacchino Natoli, durante la commemorazione, organizzata al Palazzo di Giustizia di Palermo dall'Anm, del 23/o anniversario dell'assassinio del giudice Paolo Borsellino, Palermo, 18 luglio 2015. ANSA/ MIKE PALAZZOTTO
L’ex pm del pool antimafia di Palermo Gioacchino Natoli è indagato dalla Procura di Caltanissetta per i reati di favoreggiamento alla mafia e calunnia e ha ricevuto un invito a comparire per essere
interrogato. La vicenda riguarda un filone dell’inchiesta mafia-appalti, svolta nel capoluogo siciliano agli inizi degli anni '90; secondo alcuni il vero movente della strage costata la vita al giudice Paolo Borsellino. A Natoli i Pm contestano di aver insabbiato l’indagine avviata dalla procura di Massa Carrara e confluita nel procedimento mafia-appalti per favorire esponenti mafiosi come l’imprenditore palermitano Antonino
Bonura.
Natoli avrebbe agito in concorso con l’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco, nel frattempo deceduto, e con l’allora capitano della Guardia di Finanza Stefano Screpanti. Nell’invito a comparire Giammanco viene definito dai pm nisseni l’«istigatore».
L'accusa
Secondo l’accusa l’ex pm avrebbe aiutato i mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l’imprenditore e politico Ernesto Di Fresco e gli imprenditori Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del Gruppo Ferruzzi) ad eludere le indagini. In particolare al magistrato viene contestato di aver svolto, nell’ambito del procedimento 3589/1991 aperto a Palermo dopo l’invio delle carte da Massa Carrara su presunte infiltrazioni mafiose nelle cave toscane, una «indagine apparente», «richiedendo, tra l’altro, l'autorizzazione a disporre attività di intercettazione telefonica per un brevissimo lasso temporale (inferiore ai 40 giorni per la quasi totalità dei target) e solo per una parte delle utenze da sottoporre necessariamente a captazione, per assicurare un sufficiente livello di efficienza delle indagini» e di aver disposto, «d’intesa con l’ufficiale della Guardia di Finanza Screpanti che provvedeva in tal senso, che non venissero trascritte conversazioni particolarmente rilevanti, da considerarsi vere e proprie autonome notizie di reato, dalle quali emergeva la "messa a disposizione" di Di Fresco in favore di Bonura, nonché una concreta ipotesi di "aggiustamento", mediante interessamento del Di Fresco stesso, del processo pendente innanzi alla Corte d’Assise di Appello di Palermo, sempre a carico di Bonura per un duplice omicidio».
Natoli inoltre non avrebbe aperto alcuna indagine nei confronti dell’imprenditore Luciano Laghi e dell’imprenditore Claudio Scarafia, «sebbene i due fossero risultati a completa disposizione di Bonura e dei suoi familiari» e avrebbe chiesto l'archiviazione del procedimento «senza curarsi di effettuare ulteriori approfondimenti e senza acquisire il materiale concernente le indagini effettuate dalla Procura della Repubblica di Massa Carrara». Infine, per Caltanissetta, " per occultare ogni traccia del rilevante esito delle intercettazioni telefoniche, avrebbe disposto la smagnetizzazione delle bobine e la distruzione dei brogliacci».
L'aggravante
I reati sarebbero stati commessi con l’aggravante di aver agito al fine di favorire l’associazione mafiosa " con riferimento agli interessi della stessa nel settore dell’aggiudicazione degli appalti (operazione gestita unitamente al mondo imprenditoriale e a quello della politica)».
Natoli, palermitano, ormai in pensione da qualche anno, è stato componente del pool antimafia insieme a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, presidente della Corte d'appello di Palermo, con una parentesi da membro togato del Consiglio superiore della magistratura. L'ultimo incarico prima di andare in quiescenza è stato quello di capo del dipartimento "Organizzazione giudiziaria".
Natoli è in magistratura dal 1978. Ha cominciato la carriera come giudice al tribunale di Trapani e quindi a quello di Palermo, prima di passare alla procura del capoluogo siciliano , dove è rimasto sinché, nel 1998, è stato eletto componente togato del Csm. Tornato in procura a Palermo, nel 2005 è stato nominato presidente di sezione del tribunale e nel 2011 presidente del tribunale di Marsala.
«Fiducia nella magistratura»
«Sono stato e sono un uomo delle istituzioni e ho piena fiducia nella giustizia. Darò senz'altro il mio contributo nell’accertamento della verità», ha detto l'ex pm in una breve dichiarazione all'Ansa sull'indagine in corso.