2 gennaio 2026 - Aggiornato alle 15:27
×

Lo scandalo dei Servizi Sociali a Catania: tutti assolti e prescritti i 14 imputati

La Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza del Tribunale del 2019. Accusati di peculato, erano coinvolti funzionari comunali e coordinatori del Distretto sociosanitario

Laura Distefano

06 Aprile 2024, 09:07

RESPONSABILITÀ TOGHE: CASSAZIONE "BLOCCA" RICUSAZIONI

Una toga appoggiata su un tavolo nell'aula bunker di Rebibbia in un'immagine d'archivio. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Quattro anni e il verdetto è stato nettamente ribaltato. La Corte d'Appello, seconda sezione penale, ha emesso una sentenza di assoluzione (anche per intervenuta prescrizione) nei confronti dei 14 imputati nel processo relativo alla gestione dei fondi pubblici destinati ai servizi sociali.

Le accuse e i funzionari coinvolti

L'accusa di peculato mossa dalla procura si riferisce al periodo che va dal 2007 al 2008. I funzionari del Comune e coordinatori del distretto sociosanitario coinvolti sarebbero stati in grado di architettare un sistema per utilizzare i fondi “per vantaggi patrimoniali e consensi elettorali”.
Le indagini, come si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado, partirono dalle denunce di un'ex funzionario di Palazzo degli Elefanti che notò alcune anomalie nella gestione degli appalti dei servizi sociali: a fronte di delibere di liquidazione per diverse migliaia di euro alcuni servizi non sarebbero stati mai attivati. All'inizio l'inchiesta si contavano oltre 50 indagati, (nel registro degli indagati finì anche un esponente della giunta regionale in carica all’epoca). Molte posizioni furono stralciate e altre prescritte.

Il processo

Il Tribunale, nel 2019, comminò pene da 4 a 9 anni. La Corte d'Appello ha ritenuto che non vi fossero prove della colpevolezza per alcune contestazioni. Da un preciso orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione i giudici, infatti, sono chiamati ad assolvere anche in presenza della prescrizione quando la non colpevolezza risulti evidente. Il verdetto infatti si divide in due: per alcune contestazioni è arrivata l’assoluzione piena, per altre il proscioglimento per la prescrizione. Ed ecco che Maria Brunetto (difesa dall'avvocato Salvatore Trombetta), Vincenza Lipani (difesa dall'avvocato Carmelo Peluso), Giuseppina Di Martino (difesa dall'avvocato Antonio Fiumefreddo), Maria Rita Labisi (assistita da Fiumefreddo), Rosario Marino (difeso da Carmelo Galati), Carmelo Reale, Giuseppina Musumeci (difesa dal professore Tommaso Rafaraci e dall'avvocato Vincenzo Albana) e Antonella Bonanno (assistita da Peluso) sono stati assolti perché “il fatto non costituisce reato”, la Corte ha anche revocato nei loro confronti le statuizioni civili. Isaia Ubaldo Camerini, Carmela Merola, Musumeci e Lucia Rosto sono stati assolti perché “il fatto non costituisce reato”. Anche per loro i giudici di secondo grado hanno revocato le statuizioni civili. La Corte d'Appello ha invece emesso sentenza di non luogo a procedere essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione nei confronti di Tiziana Ciaramidaro (difesa dal professore Fabrizio Siracusano), Lipani, Merola, Musumeci, Rosa Alba Vitali, Camerini e Maria Teresa Cavalieri. Ai “prescritti” l'unica a cui i giudici hanno revocato le statuizioni civili è Cavalieri. Infatti Camerini, Ciaramidaro, Lipani, Merola, Musumeci e Vitali sono stati condannati alla rifusione delle spese processuali sostenute dalle parti civili. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni.