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Lo stupro di Palermo: il branco braccato e il monito del garante

Oggi la riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per affrontare il nodo movida violenta

Di Redazione |

La vittima dello stupro va tutelata, serve il massimo riserbo. E chi divulga informazioni di qualsiasi tipo che possano far risalire alla sua identità o condivide video va incontro alle sanzioni stabilite dal codice penale: l’art. 734 bis prevede dai tre ai sei mesi di carcere. L’avviso del Garante della privacy arriva nel pieno del clamore mediatico che da giorni scuote l’opinione pubblica per la violenza di gruppo a Palermo che ha portato in carcere sei ragazzi – uno è stato scarcerato e inviato in comunità – accusati di avere abusato lo scorso 7 luglio della ragazza di 19 anni poi abbandonata nel cantiere edile dove è avvenuta la violenza. L’Autorità con due provvedimenti d’urgenza ha rivolto un avvertimento a Telegram e alla generalità degli utenti della piattaforma, affinché venga garantita la necessaria riservatezza della ragazza.E sui contenuti dei social anche i familiari degli indagati si sono rivolti alla polizia per denunciare i messaggi di minacce e gli insulti ricevuti da quando si è diffusa la notizia che i ragazzi erano stati arrestati. Agli investigatori è stato chiesto di identificare gli autori dei commenti nelle piattaforme online ma anche e soprattutto chi ha realizzato i profili “fake” dei giovani e chi ha postato su Facebook, Instagram e Tik tok le foto degli indagati dandole in pasto a milioni di persone. La polizia postale dovrà passare al setaccio tutti i social dove sono presenti migliaia di post e di commenti.Agli accusati, che si trovano nel carcere Pagliarelli a Palermo, sarebbero arrivate minacce dagli altri detenuti. A lanciare l’allarme è la direzione del penitenziario, che chiede «l’immediato allontanamento per prevenire possibili azioni destabilizzanti per l’ordine e la sicurezza». Perché «l’elevato clamore mediatico della vicenda ha determinato la piena conoscenza dei fatti anche alla restante popolazione detenuta, ragion per cui – scrive la direzione – sono invisi alla stessa inclusi i detenuti delle sezioni protette dove si trovano» i giovani.L’ondata di sdegno in città non si ferma. Ieri un’assemblea (nella foto a destra) promossa da Non una di meno. «Evocare l’evirazione è frutto della stessa cultura violenta dello stupro – dice il portavoce del Palermo Pride, Luigi Carollo – ci impegniamo a non chiedere il patrocinio al Comune per il 2024 se l’istituzione non attiva ora un percorso condiviso di ascolto e riflessione su come rendere realmente sicuri gli spazi pubblici». Oggi sit-in nella piazza di Mondello. «Dall’inizio dell’anno ci sono stati 75 femminicidi e centinaia di stupri» ricordano gli organizzatori, tra cui l’Udi, le Rose bianche, le donne della Cgil ed Emily. Una petizione su Change.org, lanciata 24 ore dopo la notizia della scarcerazione di uno dei 7 indagati, ha raccolto 45mila firme: «Si scrive donna, si legge vita», lo slogan per chiedere condanne esemplari per chi commette violenza.Il prefetto di Palermo, Maria Teresa Cucinotta, ha convocato per oggi una riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per affrontare il tema della sicurezza nelle aree della movida.

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