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Mafia dei Nebrodi, sequestro da un milione di euro per un esponente dei “batanesi” e la sua famiglia

Sigilli a 3 compendi aziendali , 6 terreni e 2 rapporti finanziari

Redazione La Sicilia

06 Giugno 2024, 13:08

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Sequestro da un milione di euro per un personaggio coinvolto in diverse operazioni che hanno riguardato la mafia dei Nebrodi. Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza stanno eseguendo un decreto di sequestro patrimoniale emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura Distrettuale della Repubblica, nei confronti di questo esponente del clan dei "batanesi" operante nel versante tirrenico della provincia di Messina, ritenuto socialmente pericoloso.

Il provvedimento, esteso anche ai familiari del soggetto destinatario, originario di Tortorici (Messina) ma attivo nel comprensorio di Montalbano Elicona (Messina), scaturisce dalla puntuale ricostruzione del sui profilo di pericolosità, emersi soprattutto dalle operazioni “Terra Mia” risalente al 2018, e “Nebrodi”, che nel gennaio 2020, ha consentito di delineare i contorni di una complessa organizzazione criminale di matrice mafiosa e riferibile a due articolazioni del gruppo dei “tortoriciani”, quella dei “Batanesi” e quella dei “Bontempo Scavo”, coinvolte nella commissione di plurime attività illecite nel territorio dei Nebrodi, soprattutto nel redditizio settore delle truffe comunitarie in agricoltura, per l’ottenimento indebito di fondi comunitari a valere sulla Politica Agricola Comune.

Il destinatario dell'odierno provvedimento di sequestro, come sintetizzato nelle motivazioni della sentenza di primo grado del Tribunale di Patti, nell’ambito dell'operazione Nebrodi, risultava un esponente in strettissimi rapporti con i “batanesi”, al punto da rappresentare la “famiglia” in occasione di summit organizzati con gli emissari della criminalità organizzata catanese.

In tale contesto, era emerso come si occupasse di dirimere questioni attinenti al controllo del territorio, nonché gestire le estorsioni e gli appezzamenti di terreno da utilizzare per il compimento delle truffe in danno dell’AGEA.

Gli ultimi approfondimenti economico-patrimoniali, condotti dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, hanno permesso, sul fronte patrimoniale, di disvelare la disponibilità di beni, in capo all'uomo e ai relativi familiari, in misura sproporzionata rispetto ai redditi leciti dichiarati, dimostrando la stretta correlazione temporale tra i comportamenti antisociali documentali e l’illecito arricchimento accertato.

Gli sono stati sequestrati 3 compendi aziendali comprensivi dei relativi beni patrimoniali (attivi nel settore agricolo), 6 terreni e 2 rapporti finanziari nella disponibilità diretta e indiretta o comunque riconducibili al proposto, per un valore complessivo di stima pari ad 1 milione di euro.