Mafia, estorsioni e droga: blitz con 8 arresti svela il nuovo assetto dei clan a Palermo
Il pizzo sul traffico degli stupefacenti e il controllo sulle scommesse clandestine. C'è anche questo nell'inchiesta che riguarda anche il recente omicidio di Giancarlo Romano
Polizia, generico
La Squadra Mobile e lo SCO, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno arrestato 8 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico di stupefacenti e detenzione illegali di armi. L’inchiesta riguardale famiglie mafiose del mandamento palermitano di Brancaccio, Roccella-Guarnaschelli e Corso dei Mille e svela i nuovi assetti organizzativi dei clan.
Oltre a individuare i referenti del mandamento, che avrebbero assunto la gestione delle principali attività illecite dopo gli arresti dei vecchi boss, l’indagine ha accertato diversi casi di estorsione ad attività commerciali della zona, strette dalla morsa mafiosa che controllava dagli hotel, alle officine meccaniche, al venditore ambulante dello street food. I clan inoltre gestivano le piazze di spaccio, soprattutto nel quartiere Sperone, dove la mafia controllava i canali di approvvigionamento dello stupefacente e riscuoteva il pizzo sulla vendita della droga.
I clan mafiosi palermitani controllavano anche le scommesse clandestine on line. Ed è in questo contesto che è maturato l’omicidio del boss dello Sperone Giancarlo Romano, ucciso per questioni relative al pizzo sulle scommesse online la settimana scorsa. Romano era coinvolto nell’inchiesta che oggi ha portato agli arresti: gli inquirenti ne avevano accertato il ruolo all’interno del clan. I suoi assassini sono sono stati fermati poco dopo il delitto e sono detenuti.
«Questa accelerazione investigativa e giudiziaria è anche, certamente, il frutto del recente fatto di sangue avvenuto nel mandamento di Brancaccio, mi riferisco ai fatti avvenuti il 26 febbraio costati la vita a Giancarlo Romano e al grave ferimento di Alessio Salvo Caruso», ha infatti detto il capo della Squadra mobile della questura di Palermo, Marco Basile, incontrando i giornalisti.
In seguito all’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Palermo su richiesta della Dda, coordinata da Maurizio De Lucia, agli indagati sono contestati una quindicina di episodi estorsivi, ha spiegato Basile, «ai danni di esercizi commerciali attraverso la tecnica definita "a tenaglia", cioè forme di richiesta del pizzo estese dall’hotel fino ai piccoli e medi esercenti e anche piccoli ambulanti. E' inoltre stata ricostruita la gestione nel traffico degli stupefacenti, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento sia nella richiesta del cosiddetto mensile per la gestione della piazza di spaccio ad altri soggetti».
Gli indagati nel blitz della polizia contro le cosche di Palermo sono Alessio Salvo Caruso, 28 anni, tuttora ricoverato in ospedale e gravemente ferito durante l’agguato di lunedì scorso in cui ha perso la vita Giancarlo Romano; Giuseppe Arduino, 54 anni; Giuseppe Chiarello, 48 anni; Damiano Corrao, alias «kiss kiss», 62 anni; Francesco Farina, 70 anni; Sebastiano Giordano, 63 anni; Antonio Mazzè, 57 anni; Settimo Turturella, 53 anni, e Vincenzo Vella, 58 anni.
I familiari del boss Giuseppe Arduino erano consapevoli che il familiare rischiava di essere di nuovo arrestato. E’ quanto hanno accertato gli uomini della Squadra mobile di Palermo durante le intercettazioni ambientali e telefoniche.
Dentro un’auto, in via Messina Marine, alcune donne della famiglia parlavano tra loro e non nascondevano le preoccupazioni che derivavano dalla consapevolezza che Arduino potesse di nuovo finire in carcere. C'è chi non dormiva la notte temendo l’arrivo di polizia o carabinieri. Arduino era stato condannato a 10 anni di carcere, con sentenza diventata irrevocabile, nel 2018. Il 15 gennaio 2021 era stato scarcerato dall’istituto di pena di Cosenza in concessione della liberazione anticipata e sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni. A novembre del 2022 è stato denunciato per violazioni delle prescrizioni, poiché senza patente guidava uno scooter. Altra denuncia nell’ottobre del 2023 per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale.